domenica 25 maggio 2014

Attila in Italia.

A Magyarok nyilaitól ments meg Uram, Minket! Così in ungherese, ma l'originale era in latino: A sagittis Hugarorum Libera Nos Domine, “dalla frecce degli Ungari, salvaci Nostro Signore”, una preghiera cristiana del IX secolo. Era un'invocazione contro le invasioni degli Ungari in quel periodo, affinché non si ripetesse la tragedia del 452, quando gli Unni guidati da Attila “il flagello di Dio” (Isten ostora) invasero l'Impero Romano d'Occidente e, tra l'altro, rasero al suolo Aquileia, i cui abitanti si rifugiarono nelle paludi, dando origine così a Venezia.
Nell'immaginario ungherse Unni (Hunok) e Magiari (Magyarok) sono ancora associati.

Un interessante convegno, ATTILA IN ITALIA dalla letteratura franco-italiana a Verdi (e oltre), è previsto a Padova (Accademia Galileiana) il 29 e 30 maggio (inizio giovedì ore 15.30).
Tra i relatori anche Edina Bozoky, studiosa di storia medievale all’Università di Poitiers (Francia), autrice del libro ATTILA E GLI UNNI. Verità e leggende (Il Mulino, 2014, traduzione di A. Talamonti).
Chi erano Attila e gli Unni, circondati da fama di devastazione e crudeltà? Il libro racconta storia e leggenda, nelle diverse aree europee. Attila per gli italiani è “il terribile”, ma nei paesi germanici è un re benevolo e generoso; in Ungheria addirittura un eroe nazionale.
L'evento è promosso dall' Associazione Culturale italo-ungherese del Triveneto, oltre che dal Consolato ungherese di Venezia e l'Accademia d'Ungheria di Roma.

Per Antonio Bonfini, umanista e storiografo italiano alla corte ungherese del XV secolo, Attila era come un principe rinascimentale, astuto condottiero capace di tenere unite le varie tribù nomadi degli Unni. Incaricato di scrivere una storia dei Magiari (Rerum Ungaricarum Decades), ne fece un modello ideale del “secondo Attila”, il Re Mattia Corvino, capace di ristabilire un Regno unitario e rinascimentale. Una raffigurazione divergente, quella del Bonfini: ora Attila era potente e simpatico, ora diveniva antipatico e crudele (nella descrizione delle campagne militari contro Italia e Francia). Un paragone che si ritorse contro il Re Mattia, nuovo “Flagellum Dei” per i suoi critici.
Ma il mito di Attila servì come strumento ideologico a scopo politico. Del resto, secondo Kulcsár Péter, la leggenda degli Unni offriva un passato eroico agli Ungheresi.
In seguito, si è chiarito che i Magiari o Ungari – di origine ugrica (est degli Urali), con mescolanze bulgaro-turche – non discendevano dagli Unni, di origine turco-mongola. La presenza dei due popoli nel bacino carpatico è separata da 600 anni e, alla morte di Attila nel 453, l'impero cadde e gli Unni tornarono verso le steppe asiatiche.

Il mito sopravvive tra i magiari: ancor'oggi è comune il nome Attila (gli ungheresi lo pronunciano “ò-tilla”), simbolo di coraggio e fiera indipendenza, come pure quello di Ildikó, sua seconda moglie.
Oltre ai libri storici, anche il cinema e la tv si sono occupati di lui. Attila the Hun nel 2001 è stata una mini-serie tv di produzione americana. “Dove passa Attila non cresce più l'erba” era un modo di dire, specie nel Nord-Est dell'Italia, e una persona malvagia o un bambino violento venivano definiti “Attila”. Oggi gli si riconoscono anche doti di abile politico ed esperto di strategie militari, ma nell'immaginario resta il temibile condottiero che capeggiava abili cavalieri-arceri.