lunedì 4 novembre 2013

Riti funerari ungheresi al “Passi e trapassi 2013”.



Csónak alakú fejfák (Szatmácseke)
Passi e trapassi è un’insolita rassegna culturale per confrontarsi sui temi della morte e del morire, che si svolge per il secondo anno a Belluno, da oggi al 12 novembre. In programma ci sono conferenze, mostre, proiezioni cinematografiche e visite guidate al cimitero.
Da segnalare due eventi resi possibili dalla collaborazione del Consolato ungherese di Venezia e dell’Associazione Culturale italo-ungherese del Triveneto con il Comune di Belluno.
         La mostra fotografica “L’albero di testa. Immagini dai cimiteri ungheresi”  a cura di Roberto Manzotti e Toni Serena, con la partecipazione di Marco Travisan (Palazzo Crepadone, dal 5 al 17 novembre).
         La conferenza “Viaggio in barca dopo la morte. Simboli tombali e usanze funebri in Ungheria” dell’antropologo Amedeo Boros (Sala Bianchi, lunedì 4 novembre h. 20.30).

Di particolare interesse la conferenza di Boros, docente all’università di Padova, che da anni studia gli antichi rituali funerari ungheresi. Si tratta, anzi si trattava - dato che le innovazioni tecnologiche e i cambiamenti sociali della fine del secolo scorso ne hanno indotto la scomparsa – di rituali comunitari che aiutavano la famiglia del defunto ad elaborare il lutto.
Boros ha effettuato ricerche, tra l’altro, sui rituali calvinisti  - ma di origine pagana - del villaggio di Szatmárcseke (abbrev. Cseke), al confine con l’Ucraina. Un rituale connesso a un simbolo tombale unico al mondo. Si tratta del csónak alakú fejfa, “colonnetta (lett. albero di testa) a forma di barca”. Nei cimiteri ungheresi sono diffuse svariate tipologie di fejfa, poste in cima al tumulo. La particolarità di quelle di Cseke è il sommarsi di una triplice simbologia: quella dell’albero, quella antropomorfa e quella della barca. La colonnetta è scolpita da un unico tronco di quercia ed è alta 3 metri (un metro va sottoterra) e 70 cm di diametro, e si distingue in tre parti: testa, torso, piede, oltre alla pagina scritta (epitaffio). Boros sottolinea come la professionalizzazione del sistema funerario, con la scomparsa dei rituali comunitari, ha lasciato le famiglie sole di fronte alla morte.