mercoledì 16 aprile 2014

Ricordi ungheresi/2: la Madonna Patrona d’Ungheria.



A Magenta, in provincia di Milano, nella Basilica di San Martino, c’è una presenza magiara. Deriva dalla presenza di ungheresi nel Regno Lombardo-Veneto (Impero Austriaco) prima, e della Battaglia di Magenta poi (v. post del 27 maggio ’13).
Di cosa si tratta?
Entrando nella Basilica, nel braccio sinistro del transetto c’è la Cappella della Madonna (conosciuta come Regina del Rosario, ma in realtà Regina della Pace). Fu progettata in stile neo-rinascimentale dall’architetto Alfonso Parrocchetti, cui fu affidato dal prevosto don Cesare Tragella il progetto della nuova chiesa parrocchiale (la prima pietra fu posata nel 1893), che divenne Basilica nel 1948.
La cappella avrebbe dovuto essere un atto espiatorio, un monumento sacro e civile dedicato alla pace, dove affiancare vincitori e vinti, in particolare i resti mortali di tutti i caduti nella battaglia risorgimentale di Magenta e i busti in bronzo dei regnanti (4 giugno 1859, quando le truppe francesi e piemontesi ebbero la meglio su quelle austro-ungariche). Ma le autorità religiose negarono il permesso per ragioni di opportunità e tale progetto fu abbandonato.

Nella cappella, dietro l’altare in legno dipinto c’è una nicchia che contiene una statua in gesso bianco, proveniente dalla chiesa di San Martino vecchio (sede della Confraternita del Rosario), dove restò dal 1808 al 1859 (ma nel Settecento c’era un precedente altare del Rosario con una settecentesca statua della Madonna). Si tratta di una “Madonna col Bambino”, ciascuno dei due regge un collare con medaglia (che sembrano rosari, da ciò, l’appellativo di Madonna del Rosario). Sono due medaglie ungheresi coniate in anni diversi, ma collezionate simultaneamente per fissarli ai due collari, ricavati da una collana femminile formata da 96 sfere ellissoidali in filigrana, unite tra loro con un caratteristico stile ornamentale magiaro. Sul dritto delle medaglie c’è il mezzobusto dell’Imperatrice Maria Teresa d’Austria, con la relativa scritta. Sul rovescio c’è la
figura della Madonna col Bambino, con i simboli del potere, e la scritta in latino “Santa Maria Madre di Dio Patrona d’Ungheria”, oltre allo stemma dell’Ungheria (uguale a quello attuale).

Non c’è traccia dell’origine di queste medaglie, né dell’eventuale donatore. Ma le date di conio, 1754 e 1763, fanno pensare ad un affidarsi alla Madonna per invocare la pace.
Infatti, dopo la Guerra di Successione  Austriaca (1740-1748), nel 1754 tutti i sovrani sembrarono volere la pace, ma il cancelliere austriaco Kaunitz preparava una guerra per riconquistare la Slesia.
Mentre nel 1763 si concluse la Guerra dei Sette Anni (1756-1763) tra impero austriaco e prussiano: altre rovine che lasciarono la situazione immutata.
In entrambi i casi si manifestò il sentimento nazionale ungherese: leali sì all’Imperatrice Maria Teresa d’Austria, ma indicata soprattutto come Regina d’Ungheria, e invocazione alla Madonna come Patrona d’Ungheria fin dai tempi della dominazione turca.
Tale sentimento nazionale divenne indipendentista con la rivoluzione del 1848, repressa l’anno dopo. L’Ungheria ottenne comunque una maggiora autonomia, con la trasformazione dell’Impero Austriaco in una monarchia costituzionale con nuova denominazione: Impero Austro-Ungarico (1867). Il conseguente Regno d’Ungheria, smembrato nel 1920 a seguito della sconfitta nella I Guerra Mondiale, sopravvisse fino alla II Guerra Mondiale (ma senza re, solo con un reggente), dopo la quale divenne repubblica.