lunedì 3 febbraio 2014

Proverbio/detto ungherese del mese (1010).




Minél több dolog változik, annál több dolog marad ugyanaz (quanto più le cose cambiano, tanto più rimangono le stesse). Questo proverbio, il cui significato è che i cambiamenti turbolenti non incidono sulla realtà in modo profondo e non fanno altro che rafforzare lo status quo, non ha un equivalente italiano. Ma pare che non sia proprio un proverbio, bensì un epigramma del critico francese Jean-Baptiste Alphonse Karr (1808-1890), editore del quotidiano parigino Le Figaro e del mensile Les Guêpes. Su quest’ultimo, nel 1849, fu pubblicata l’espressione: “plus ça change, plus c'est la même chose”, che passò come sentenza anche nell’uso anglosassone (“the more things change the more they stay the same”) e in altre parti del mondo.
Da eventi collettivi, tale “proverbio” è passato anche a indicare situazioni della vita in cui una persona si sforza di cambiare il mondo attorno a sé, ma senza risultato dato che non riesce neppure a cambiare se stessa. È questo il caso della serie tv americana Everwood (2° stagione).
La frase viene anche ripresa da un diffusissimo videogame sparatutto, Call of Duty (noto anche come Modern Warfare 2, MW2), per bocca del generale Shepherd.

Un’analogia ce l’ha il modo di dire italiano “Cambiare tutto per non cambiare niente”. Questo detto deriva dall’adattamento di una frase di un personaggio romanzesco. Si tratta di Tancredi, nipote del principe di Salina, che – di fronte all’arrivo dei garibaldini in Sicilia e al possibile cambio di regime – afferma: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. Il Gattopardo è il romanzo da cui è tratto, scritto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1896-1957) e pubblicato postumo nel 1958 (nel 1961 è stato tradotto anche in Ungheria, A párduc). Ne è stato tratto anche un film di successo, diretto da Luchino Visconti nel 1963. Da allora “gattopardismo” (sinonimo di “trasformismo”, in ungh. transzformizmus) si usa per etichettare quei comportamenti dei ceti dominanti che – in un nuovo contesto socio-politico – simulano un cambiamento per conservare i privilegi.
Mutatis mutandi, è il rischio che si corre ogni volta che si sperano/temono grandi cambiamenti, magari annunciati – come oggi in Italia – da uno scontro generazionale che si manifesta periodicamente (ricordo nei ribelli anni ’50-’60 del XX secolo il costume giovanile di additare gli adulti come “matusa”).