martedì 18 febbraio 2014

Intervista al Cavaliere della Repubblica Melinda Tarr.



L’ungherese Melinda Margit Tamás-Tarr, naturalizzata italiana, è un nome noto su questo blog. Dirige da 17 anni l’Osservatorio Letterario di Ferrara, una pionieristica rivista (cartacea ma presente anche online) che ha contribuito a creare un ponte culturale tra italiani e ungheresi, anche avvalendosi di validi collaboratori dei due Paesi.
Ed è un’attenta lettrice di queste pagine online.
È una gran bella notizia sapere che la nostra” Melinda professoressa, giornalista, traduttrice e scrittrice – è diventata Cavaliere della Repubblica, onorificenza conferitagli dal Presidente della Repubblica con decreto del 27 dicembre 2013. Si tratta dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana (OMRI, diviso in sei gradi), il più alto in Italia, istituito 63 anni fa per “ricompensare benemerenze acquisite verso la Nazione nel campo delle lettere, delle arti, dell’economia...”.
È il più prestigioso, e meritato, riconoscimento tra quelli fin qui ottenuti.
Già nel 1993 la Tarr riceve il 1° premio per la critica letteraria dalla Società Dante Alighieri, istituzione che diffonde la cultura italiana nel mondo.
Poi nel 1998 la sua rivista letteraria fu ritenuta “una delle migliori idee imprenditoriali” per iniziativa del Corriere della Sera e della BPM.
Nel 2001 fu segnalata dalla rubrica radiofonica di Rai 1 “Est Ovest” per la sua attività divulgativa, in particolare sulla letteratura ungherese, e per gli scambi culturali con la Biblioteca Nazionale Széchenyi (Budapest) e la Biblioteca Elettronica Ungherese (MEK).
Nello stesso anno l’International Biographical Centre (Cambridge) inserisce la Tarr tra i 2000 maggiori pensatori del XXI secolo

Melinda Tarr nasce nel 1953 a Dombóvár, nella Provincia di Tolna (Transdanubio meridionale). Comincia a lavorare già negli anni liceali, al tribunale di Veszprém. Dopo la  laurea in magistero (1978), insegna lingua, letteratura e storia nelle scuole medie della stessa città, dove collabora anche al giornale locale (Napló).
Dal 1983 è in Italia, a Ferrara, per dedicarsi a vari studi (giuridici, letterari, pianistici, informatici) e svolge sia l’attività di traduttrice/interprete e sia, dal 1989, quella di giornalista e scrittrice. Nel periodo 1990-94 si mette alla prova anche come soprano nell’Accademia Corale Veneziani di Ferrara.
Nel 1997 fonda e dirige l’Osservatorio Letterario, dando vita anche all’O.L.F.A. (Osservatorio Letterario Ferrara e l'Altrove), che pubblica libri in italiano e/o in ungherese (finora una settantina), come l’antologia Le voci magiare (OLFA, 2001). Per qualche anno promuove anche il premio letterario internazionale Janus Pannonius”.

Ecco una breve intervista che mi ha cortesemente rilasciato.

Oltre alla gran gioia di ricevere il prestigioso titolo di cavaliere della repubblica, quale significato ha per Lei questo riconoscimento?
Un alto riconoscimento statale nella mia Patria d’adozione in cui, per varie circostanze, mi sono sentita e mi sento soltanto apolide. Da trent’anni vivo in Italia. In questo Paese delle raccomandazioni, piena di veleni, intrighi e invidie,  mi sono sentita trascurata ed emarginata come ungherese, nonostante la cittadinanza italiana. Il mio operato letterario-editoriale e culturale finora non era stato riconosciuto dalle istituzioni ufficiali. Negli anni di esistenza dell’Osservatorio Letterario, i media tacevano e ne ignoravano i comunicati di stampa, oppure divulgavano notizie insignificanti. 
Questo alto riconoscimento statale mi ricompensa un po’ della scarsa considerazione della mia molteplice attività professionale da parte di cerchie accademiche chiuse in se stesse, quasi fossi un’intrusa che ne minaccia il prestigio.
Tra mille difficoltà e con scarsi mezzi economici, ho costruito un duraturo ponte culturale tra Ungheria e Italia, divulgando opere letterarie e saggistica in lingua originale oppure tradotte in italiano o in ungherese. Dalle pagine del periodico bilingue Osservatorio Letterario, di cui ho curato personalmente redazione ed edizione, ho affrontato temi di cultura generale dei due Paesi e ho gettato uno sguardo anche sulle letterature e le culture di altri paesi.
Questa onorificenza, oltre che un prestigioso premio per la mia attività professionale, è anche un bel regalo per il mio 60° compleanno e il 30° anniversario della mia permanenza in Italia.

Chi pensa di ringraziare per essere giunta a questo traguardo?
Ringrazio tutti coloro che mi hanno accompagnato in questa avventura editoriale dalla fondazione, con la loro collaborazione (selezione elaborati, revisioni bozze) e i loro consigli (in particolare, nei primi anni, sull’uso della lingua italiana); rapporti interpersonali che hanno reso meno pesante e più gratificante il mio impegno professionale (oltre al lavoro editoriale, la redazione di articoli, saggi, studi, narrativa, lirica, e le traduzioni dall’ungherese di poesia e prosa).

Quali stimoli riceve la Sua attività alla direzione dell’ Osservatorio Letterario di Ferrara, una vera e propria missione per approfondire la conoscenza tra ungheresi e italiani?
Viene rafforzata la motivazione che è stata finora il mio perpetuo stimolo: la gioia della creatività; l’amore per il bello, la letteratura, le arti; la possibilità di trasmettere la bellezza tramite le opere degli autori selezionati; il desiderio di condividere e divulgare perle di cultura, in particolare letterarie. Un’attività di trasmissione di conoscenze che, nel mio piccolo, mira a superare i reciproci pregiudizi e ad arricchire lo spirito con le opere di autori talentuosi.

Cosa potrebbero fare le istituzioni pubbliche per consolidare e sviluppare l’amicizia italo-ungherese?
Il ruolo pubblico nella cultura dovrebbe essere quello del “mecenate”, che sostiene economicamente (borse di studio, premi culturali, sponsorizzazioni, ma anche semplificazione fiscale) e con la divulgazione sia l’industria culturale e creativa  e sia gli artisti in Italia, di qualunque nazionalità siano. Infine, forse la cosa più importante, serve l’intervento pubblico nell’educazione: in particolare, non vanno chiusi i dipartimenti universitari di ungarologia, e va incentivata la presenza di asili e scuole dove si insegna la lingua ungherese.