domenica 2 marzo 2014

Proverbio/detto ungherese del mese (1011).



Aki másra bíz valamit, azt nem érdekli igazán (chi affida ad altri qualcosa, non gliene importa veramente). Equivalente italiano: chi vuole vada, chi non vuole mandi, usato per sottolineare che chi vuole ottenere qualcosa deve agire in prima persona (altrimenti farebbe la figura del menefreghista).
Il Giusti (1809-1850), che lo cita nel suo Dizionario dei proverbi italiani, aggiunge due equivalenti: non v’è più bel messo che se stesso; quel che tu stesso  puoi e dire e fare, che altri il facci mai non aspettare. Nella stessa categoria di proverbi su “ozio e lavoro” se ne trovano altri simili: chi vuole presto e bene, faccia da sé; comanda, e fai da te; chi per altrui mano s’imbocca, tardi si satolla.
Ma quello ancora molto utilizzato nel linguaggio quotidiano è: chi fa da sé, fa per tre.

In apparente contraddizione con queste massime, troviamo un proverbio spesso usato nel linguaggio politico e sindacale: l’unione fa la forza (ungh. “egységben az erő”). Il Giusti ne cita un antenato: tra fili fanno uno spago. Una metafora simile la usò l’autorevole sindacalista della Cgil Giuseppe Di Vittorio (1892-1957): per spiegare a un contadino dubbioso l’utilità dell’azione collettiva, spezzò un rametto davanti ai suoi occhi; poi legò insieme più rametti e li consegnò chiedendogli di spezzarli al contadino, che naturalmente non ci riuscì.

Come in questo caso, succede di imbattersi in proverbi che sembrano affermare il contrario l’uno dell’altro. In realtà, sono entrambi validi, ma in circostanze diverse.
Ecco perché serve un pizzico di saggezza in più di quella suggerita da un proverbio: l’arguzia di comprendere se è adatto alla circostanza.