lunedì 21 ottobre 2013

Budapest: bel caleidoscopio, ma quanta Italia manca!



Juhász Zsuzsanna (l'altro sono io)
Lo scorso week-end (nonostante un imprevisto stop all’ospedale), con amici ungheresi, ho visitato la rassegna Kaleidoscopio Italia, organizzata a Budapest dall’Istituto Italiano di Cultura (IIC).
Oltre 100 espositori, decine di spettacoli (film, musica) e, soprattutto, molti visitatori hanno decretato il successo di questa iniziativa, dopo il primo timido tentativo dello scorso anno.
In Ungheria ci sono oltre 2.700 aziende italiane che occupano migliaia di lavoratori ungheresi. Nonostante la crisi che accomuna i due Paesi, ci sono molte opportunità di espandere gli scambi commerciali.
Inoltre, l’attrazione per l’Italia e le sue qualità (moda, design, enogastronomia, arte e cultura) è forte: oltre 100mila ungheresi parlano l’italiano, insegnato in circa 250 scuole. Il flusso turistico di circa 1 milione di persone l’anno può essere incrementato.
Ben vengano iniziative come questa che offrono un “assaggio” dell’Italia a potenziali turisti, clienti, investitori.
Io ho trovato diverse occasioni di scambio, mentre promuovevo il mio libro.
Ho incontrato la redattrice di Economia.hu, Claudia Leporatti, che svolge un lavoro pionieristico nella capitale magiara.
Ho avuto il grande piacere di conoscere Juhász Zsuzsanna, autrice di vari libri in italiano per ungheresi e, soprattutto, coautrice dei due grandi vocabolari italiano/ungherese e ungherese/italiano editi da Akadémiai. Ha chiesto una dedica sulla mia raccolta di proverbi, ma sono orgoglioso della sua dedica su uno dei suoi libri (Italiano economico, Holnap 2009).

Dunque tutto bene? Qualche lacuna c’è stata (del resto la prestigiosa sede dell’IIC ha spazi limitati) e qualche suggerimento si  può dare.
I miei amici ungheresi, che si aspettavano un minimo di rassegna enogastronomica, sono rimasti delusi. C’era solo un limitato catalogo di vini (di un distributore privato) e due tavoli di presentazione con prezzi poco abbordabili (in Ungheria costo della vita e stipendi sono inferiori alla metà di quelli italiani).
I brand italiani sono conosciuti ma non sempre abbinati ai relativi prodotti. Per esempio, mi è sembrato che tra gli ungheresi la Ferrero sia poco conosciuta e, soprattutto, ad essa non vengono associati i suoi prodotti: Kinder e Nutella vengono scambiati per prodotti tedeschi, Mon Cheri per francese e Pocket Coffee per inglese.
Insomma, mancavano - oltre a una cartella stampa - degli opuscoli illustrativi sul “made in Italy” e sulle bellezze italiche. C’erano solo: un catalogo della mostra di Carla Accardi (al Museo delle Belle Arti di Budapest nell’estate scorsa); un libretto in ungherese sulla cucina italiana (dell’Istituto del Commercio Estero); una presentazione bilingue degli artisti italiani presenti nel Museo delle Belle Arti. Pochino, manca troppa Italia!
Credo che il Ministero degli Esteri italiano, nonché l’Ambasciata, abbiano il dovere di dotarsi di materiale divulgativo da distribuire ai tanti curiosi e appassionati della “dolce vita” italiana.

Prosegue intanto l’anno culturale italo-ungherese 2013, con ancora decine di iniziative promosse dall’IIC: mostre, concerti, incontri letterari, convegni e seminari. Segnalo in particolare le mostre “Maestri del design italiano” (Museo delle Arti Applicate, fino al 24 novembre) e quella dedicata a Silvio Monti (al Museo nazionale fino al 14 gennaio ’14).