giovedì 1 gennaio 2015

Proverbio/detto del mese (1021).

Aki sokat ígér, keveset ad; dall'ungherese “chi promette tanto, poco dà”. Praticamente uguale al proverbio italiano: chi molto promette, poco mantiene.
Cominciare un nuovo anno – forse ancora di stagnazione economica e crisi sociale – con questo proverbio, serve a tenere gli occhi aperti.
Questo precetto mette in guardia dal credere troppo facilmente a chi “promette mari e monti” (“le mente del politico mente”, si dice in Italia).
Anche quest’ultimo modo di dire italiano ha un equivalente ungherese: “fűt-fát ígér”, e si sa che chi fa promesse eccessive non ha intenzione di mantenerle. In questo modo di dire ungherese compare una ikerszó, parola doppia o gemella, traducibile come “erba-albero”. La lingua magiara è piena di parole gemelle (ikerszavak), create da poeti ma più spesso dalla fantasia popolare – frutto dell’ingegnosità della “gente semplice” (egyszerű emberek) o “figli del popolo” (nép fiai) – ed entrati nel linguaggio comune.

Tornando alla “promessa” (igéret), di essa si occupano vari proverbi, per circostanze anche opposte: “ogni promessa è debito” è l’impegno dell’uomo d’onore, ma “promettere non costa nulla” è il motto dell’imbroglione (o del gradasso), e così succede che “nel paese delle promesse si muore di fame”.
Una persona dotata di morale è Gino Strada, fondatore di Emergency, che così riflette: “Promettere costa poco, si dice, se poi non si mantiene l’impegno. E non farlo? Costa ancor meno, praticamente niente, basta girarsi dall'altra parte. Una promessa è un impegno, è il mettersi ancora in corsa, è il non sedersi su quel che si è fatto. Dà nuove responsabilità, obbliga a cercare, a trovare nuove energie”.