mercoledì 14 gennaio 2015

La prima biografia italiana su Nagy Imre.

Nagy Imre (1896-1958)
L’Europa sembra insidiata da spinte disgregatrici, interne ed esterne. Occorre una nuova capacità di guardare avanti, di proporre un cammino condiviso.
Ma occorre anche saper guardare indietro, per imparare dagli errori e capire da dove veniamo.
Questo ci aiutano a fare libri di storia come quello di Romano Pietrosanti, autore di Imre Nagy, un ungherese comunista. Vita e martirio di un leader dell’ottobre 1956 (Mondadori, 2014).

Il libro sarà presentato a Padova, giovedì prossimo, 15 gennaio (h. 16.30, aula magna di Palazzo Luzzato Dina, via del Vescovado n. 30).
Buona occasione anche per conoscere il percorso che ha portato il sacerdote Pietrosanti (docente di filosofia all’Angelicum di Roma) a scrivere questa biografia, dopo aver pubblicato un altro libro ben diverso: L’anima umana nei testi di San Tommaso (ESD, 1996).
E buona occasione di conoscere Federigo Argentieri, che del libro su Nagy ha scritto la prefazione. Argentieri, docente della John Cabot University di Roma, è un profondo conoscitore di storia ungherese e nel 2006 ha pubblicato per Marsilio il volume Ungheria 1956. La rivoluzione calunniata.
All’incontro farà gli onori di casa la dovente dell’università padovana, Cinzia Franchi, altra ungarologa di lungo corso, e parteciperanno anche Egidio Ivetic (università di Padova) e Francesco Leoncini (università di Venezia).


La vita di Nagy Imre (1896-1958) è uno specchio, insieme luminoso e tragico, delle contraddizioni europee del secolo scorso. Questo politico ungherese comunista, capo di governo in due occasioni, voleva superare i blocchi contrapposti e coniugare socialismo e liberaldemocrazia. Fu giustiziato per responsabilità dei comunisti filosovietici (tra cui anche del PCI), dopo il fallimento della rivolta ungherese del ’56, soffocata dalle truppe sovietiche. Oggi Nagy è considerato un eroe nazionale. La sua riabilitazione, il 16 giugno 1989, ha segnato la rinascita dell’Ungheria.