lunedì 1 dicembre 2014

Proverbio/detto del mese (1020).

Menj a búsba, letteralmente intraducibile (bús significa: addolorato, afflitto, malinconico, mesto, triste). É un modo non volgare di mandare qualcuno a quel paese (a fenébe küldeni valakit); in Italia diremmo ”va’ a farti benedire!”
Ma, come in Italia, anche in Ungheria sono svariati, e piú crudi, i modi per esprimere un sentimento di irritazione o insofferenza verso chi ci disturba o ci opprime. E si tratta di espressioni quasi quotidiane!
Eccone alcune (tra parentesi un corrispondente italiano): menj a fenébe! (va’ all’inferno!); húzzál el! (vai a quel paese!); húzz el innen! (fila di qua!); menj a pokolba! (va’ all’inferno!); vigyen el az ördög! (va’ al diavolo!).

In italiano il modo più volgare di esprimere lo stesso ”invito” é: vaffanculo! (diventato perfino uno slogan politico, seppur – pudicamente – in forma abbreviata: vaffa!), giá presente nei vari dialetti italiani nelle forme disparate in cui si  è espressa la “creatività” popolare.
In Ungheria sono quasi assenti i dialetti e l’equivalente espressione volgare é: menj a picsába! (dove picsa è il dispregiativo di ”fica”).
Ma basta molto meno per offendere qualcuno in Ungheria, alludendo a un insulto (sértés) per chi ci è piú caro; solo due sillabe: anyad! (tua madre).
In Italia, si trovano i corrispondenti in tutti i dialetti: da “a’ mammete” in napoletano a “to mare” in veneziano.
Altra variante, più vicina all’italiano “fottiti!”, è baszd meg! o bassza meg!, assimilabile all’inglese fuck off! o fuck you!, oppure allo spagnolo ¡vete al carajo! o ¡vete a la mierda!

Perché inserire tali modi di dire in questa rassegna, che prosegue la mia raccolta bilingue?
Intanto perché il linguaggio volgare (durva beszéd) fa parte della lingua viva e popolare.
E poi perché sono detti a loro modo proverbiali.
Infatti, Alberto Sordi nel ritornello di in una mitica canzone, in romanesco, presentata a Sanremo nel 1981 (E va e va, di Mogliacci-Mattone) si chiede: Te c’hanno mai mannato a quer paese? E alla fine ci ricorda ”che tanto prima o poi ce annamo tutti… a quel paese”, cioè che ciascuno di noi lascerà questo mondo.

Se poi volete consolare qualcuno che se l’è presa per un “vaffa” immeritato, allora in ungherese potete dirgli: Búsuljon a ló! (lett. ”si affligga il cavallo”), cioè ”Non te la prendere!”.
Nem éri meg (non vale la pena)!