mercoledì 1 gennaio 2014

Proverbio/detto ungherese del mese (1009).



Nehéz a szívet megcsalni (difficile ingannare il cuore). Equivalente italiano (più drastico): il cuore non sbaglia. Sembra una frase da cioccolatini o da canzonette (“la mente mente, il cuore non mente mai”). Eppure rinvia a riflessioni più profonde sulla natura di emozioni (érzelmek) e sentimenti (érzések).
Cuore (ungh. szív) – contrapposto a mente (ungh. elme), che si richiama alla ragione – naturalmente è metafora universale per quel sentimento che si chiama “amore” (ungh. szerelem), parola concettualmente complessa e ambigua.
Complessa perché l’amore non è un’emozione primaria – come paura, rabbia,  gioia, tristezza, disgusto, sorpresa (in ungherese: félelem, düh, öröm, bánat, csömör, meglepetés) – bensì è un insieme di più sentimenti “a geometria variabile”.
Ambigua perché ne esistono varie specie, anche “patologiche”: dal narcisismo all’amore altruistico, dall’amore platonico alla passione carnale, dalle affinità elettive all’amicizia amorosa (ne hanno scritto in tanti: Austen, Baudelaire, Fromm, La Rochefoucauld, Leopardi, Pascal, Stendhal ecc.).
Ebbene, ci sono sentimenti ingannevoli, fino all’autoinganno. Ad esempio l’orgoglio, come rilevò Nietzsche: “’Io ho fatto questo’ dice la memoria. ‘Io non posso aver fatto questo’, dice il mio orgoglio e resta irremovibile. Alla fine è la memoria ad arrendersi”.
Ci sono altri sentimenti, come quel forte sentimento di affetto per qualcuno che si chiama “amore”, che non ingannano (perlomeno se stessi).

Purtroppo pare molto difficile apprendere a connettere cuore e mente. Difficile mantenere costantemente autocontrollo e consapevolezza di sé e degli altri, necessari per una socialità ricca e creativa. Tale insufficiente competenza emotiva (capacità di riconoscere e gestire le emozioni) produce comportamenti –  in particolare tra i più giovani – che soggiacciono all’impulsività e al nervosismo (quando non alla violenza, fisica o verbale). Ciò avviene perché si è fatta insufficiente esperienza di soddisfacenti rapporti interpersonali, e perché non vengono appresi concetti e parole capaci di decifrare il mondo in cui viviamo.
Ci dà un consiglio Umberto Galimberti, secondo cui “l’educazione della mente e del cuore avviene con la frequentazione appassionata di tutti i sentieri che la vita dischiude e che la buona lettura sa indicare e descrivere” (D supplemento de la Repubblica, 15 dicembre 2013). Dunque, leggere buoni libri aiuta a vivere.