lunedì 3 novembre 2014

Proverbio/detto ungherese del mese (1019).

Jókor lenni, jó helyen, essere al momento giusto nel posto giusto (ma anche rosszkor lenni, rossz helyen, essere al momento sbagliato nel posto sbagliato). Tale proverbio sottintende un talento personale a crearsi buone occasioni ma, soprattutto, ad afferrarle al volo quando si presentano (che siano frutto di abilità personale oppure semplicemente del caso).
Egualmente, si dovrebbe essere abbastanza saggi da capire quando ci si trova al momento sbagliato nel posto sbagliato. Una rapida consapevolezza di ciò consentirebbe di limitare i danni o, addirittura, di risolvere in positivo una situazione avversa.
Facile a dirsi. O facile vantarsi, quando la sorte ci ha favorito senza alcun merito (Micsoda mázli! Ovvero “Che culo!”, sarebbe il commento bilingue).
Più spesso di quanto si creda, succede che non ci si renda conto di quanto ci accade, subendo inerti e rassegnati gli eventi negativi. Con quel senso di precarietà magistralmente descritto dal poeta Giuseppe Ungaretti (1888-1970) nella poesia Soldati: “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”(Katonák: “Úgy állnak, mint ősszel a fákon a levelek”, trad. di Képes Géza).

Così come a volte ci manca un pur minimo spirito d’iniziativa e ci si affida solamente alla “divina provvidenza” (isteni gondviselés).
Come in quella barzelletta (vicc), dove un tale tutte le mattine si reca in chiesa, ai piedi della stauta del suo santo protettore, per supplicarlo di farlo vincere alla lotteria. La statua resta a lungo muta, finché un giorno sbotta e gli parla: “Beh, almeno comincia a comprare un biglietto!”
O come in quell’altra barzelletta, dove un tale si rifugia sul tetto dopo che la sua casa è vittima di un’inondazione. Ai vicini di casa che si offrono di ospitarlo su un canotto, replica di andarsene perché lui si affida alla grazia di Dio. Ai vigili del fuoco che arrivano in motoscafo per soccorrerlo, replica nello stesso modo. Uguale reazione verso la protezione civile che lo vuole accogliere sull’elicottero di salvataggio. Infine, il tale si ritrova all’altro mondo e, al cospetto di Dio, si lamenta che non l’ha aiutato. “Ma come!? – replica Dio – Prima ti ho mandato i vicini, poi i pompieri, infine la protezione civile...!”
Come si vede, anche dalle barzellette – forse la forma di comicità più popolare e diffusa – traspare a volte un contenuto proverbiale ovvero sapienziale.