lunedì 9 giugno 2014

La letteratura degli ungheresi.

Pochi mesi fa ho cercato di acquistare online una La letteratura degli ungheresi (2 volumi a cura di Bruno Ventavoli, Lindau, 2004): esaurito! E sono introvabili libri analoghi precedenti: quello di Paolo Ruzicka del 1963 e quello di Folco Tempesti del 1969.

Così è stata una bella sorpresa quando ho scoperto un e-book gratis online, La letteratura degli ungheresi. Autore Armando Nuzzo, italianista all’università cattolica di Piliscsaba (gemellata con Cherasco, CN), nell’Ungheria settentrionale. È stato lo stesso Nuzzo a segnalarmelo, dopo che l’ho contattato su indicazione di Paczolay Gyula, il “nostro” paremiologo.
Inoltre, ho scoperto con piacere che Nuzzo ha tradotto alcuni libri ungheresi, tra cui Nel ventre del Buddha (originale: A szőke ciklon, letteralmente “Il ciclone biondo”) di Rejtő Jenő, che ho letto con gusto e divertimento.

“Quando la lettura è rivelazione, e non riduzione, induce il lettore a immaginare motivi e ambienti ‘estranei’, i cui particolari egli può ricostruire solo con l’estensione dello sguardo a modelli, contesto, lingua e civiltà. È dunque ancora viva l’esigenza di collocare una singola opera nella storia e nel contesto culturale, la necessità del paragone che non vuole stabilire primati, poiché anche l’opera più universalistica non sarà disgiunta dalla storicità della lingua in cui è stata scritta, si legge ora e si potrà rileggere.  Esiste ancora un lettore curioso, che non disdegna il “que sais je?”, la divulgazione seria e responsabile. In letteratura ancor più necessaria perche le scelte editoriali (ivi comprese le traduzioni) sono fatte da chi mira a un naturale vantaggio economico, e derivano da considerazioni spesso estranee a qualsiasi valutazione estetica (lo scrittore vincitore del premio Nobel, lo scrittore dal cui romanzo è tratto un film di successo ecc.). La singola proposta delle case editrici non potrà mai darci un’idea ampia e ragionata sulla lingua e sulla cultura di una nazione. Infine, le traduzioni italiane, escluse poche eccezioni, per motivi di vendita sono fatte ricalcando un linguaggio standard che assicuri il flusso dello stile ‘medio’ (il trionfo del mezzoforte), non raramente monotono, per cui dal punto di vista sintattico gli autori ungheresi sembrano tutti uguali. Dobbiamo allora rispondere alla tendenza omogeneizzante, ai sentieri decontestualizzanti anche recuperando il gusto di narrare un disegno storico e facendo traduzioni linguisticamente più coraggiose. Onde evitare di ridurre un’opera scritta a formula, di liquidarla in bozzetto, al prezzo di offendere popoli e lingue che hanno pari dignità con la nostra, offendendo in definitiva noi stessi.” Sono parole dell’introduzione di Nuzzo al suo libro, un testo scientifico ma scritto con linguaggio divulgativo.
Consiglio a tutti gli interessati di leggere questa bella miniantologia, una storia da cui i lettori italiani possono capire il posto occupato nel mondo dal popolo ungherese e dalla sua letteratura.
Conoscere meglio gli altri può far conoscere meglio se stessi.


-          La letteratura degli ungheresi