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sabato 18 luglio 2015

Le parole italiane più conosciute in Ungheria.

Le parole italiane prese in prestito da altre lingue sono circa ventimila (inoltre, ci sono quelle originate dal latino).

Anche la lingua ungherese ne ha prese in prestito parecchie: il libro di Fábián Zsuzsanna e Szabó Gyózó, Dall'Italia all'Ungheria. Parole di origine italiana nella lingua ungherese (Forum edizioni, 2010) ne elenca un migliaio, a testimonianza dei lunghi rapporti culturali tra i due paesi.
Non sempre tali parole conservano stessa grafia, pronuncia o significato (falsi amici).
Inoltre, alcuni prestiti hanno origini particolari. Per es. la parola 'leporello': in ungherese (ma anche in tedesco) significa depliant, pieghevole. Questo perché nel Don Giovanni di Mozart il personaggio Leporello legge al proprio padrone un foglietto piegato a fisarmonica che contiene il catalogo delle sue imprese amorose.

Poi ci sono parole italiane che, pur non diventando prestiti in altre lingue, sono molto conosciute. Qualche anno fa la Società Dante Alighieri ha effettuato un sondaggio nei paesi dell'Unione Europea per verificare le 10 parole italiane più conosciute.
Le parole legate alla gastronomia sono le più note, seguite da quelle relative alla musica: per es. in Lettonia le prime cinque sono: 'sonetto', 'virtuoso', 'chiaroscuro', 'quintetto', 'violino'. Ma anche la scienza e l'economia hanno spazio; per es. in Estonia la parola italiana più conosciuta è 'lotteria'.

Ecco dunque le parole italiane più conosciute negli altri 27 paesi dell'UE, in ordine di notorietà: 
1. pizza
2. cappuccino
3. spaghetti
4. espresso
5. mozzarella
6. tiramisu
7. bravo
8. allegro
9. lasagne
10. risotto.

Ne seguono altre, diffuse dal cinema italiano: lotteria, dolce vita, gondola, paparazzo, gazzetta.

Non saprei se in quest'ordine, ma in Ungheria queste sono parole italiane molto conosciute. Anzi, alcune sono entrate nalla lingua ungherese, come 'pizza', 'bravo', 'capuccino', 'lotto', 'eszpresso' (questa anche modificata in presszó, col significato di caffetteria).
Anche ciao è una parola italiana molto conosciuta e addirittura utilizzata a volte per salutare. Altre parole italiane molto note in Ungheria sono banca, mafia (alla cui diffusione ha contribuito il film Il Padrino) e, naturalmente, amore.

Insomma - come si legge sul sito dell'UE - le lingue sono la ricchezza dell'Europa, e quel che le unisce è molto più di ciò che le divide.

mercoledì 17 giugno 2015

Turismo Italia-Ungheria.

La crisi ha influito sul turismo, anche se ora l'Italia è uscita dalla recessione e, in questo, l'Ungheria l'ha preceduta.
Il turismo internazionale è in ascesa. Il turismo domestico è in crisi: fatto 100 il numero di italiani che si sono spostati per turismo (in Italia o all'estero), nel 2013 tale parametro è sceso sotto 70 (rapporto Bit2015, Italiani in viaggio).
Grazie all'Expo, quest'anno i turisti stranieri in Italia dovrebbero superare – per la prima volta – la popolazione (60 milioni). Le mete preferite sono Veneto (Venezia, Verona, Garda) e Trentino. Poi Toscana (Firenze, Pisa, Siena), Lazio (Roma), Lombardia (Milano, Garda). Seguono distanziate: Emilia-Romagna (Bologna, Rimini), Sicilia (Palermo, Catania, Taormina); Campania (Napoli, Sorrento, Positano); Piemonte, Sardegna, Liguria, Friuli e Puglia.

La quota di turisti italiani in Ungheria (in prevalenza, Budapest e terme) è stata dell'1,4% (dati 2012), al 15° posto nelle destinazioni. Il dato comprende il cosiddetto 'turismo medicale' (cure dentali). Andamento altalenante negli anni, ma in crescita sul lungo periodo.

Invece l'Italia è stato il 4° paese come destinazione dei turisti ungheresi (5,5%), dopo Germania (13,7%), Austria (7,1%) e Regno Unito (5,8%), ma prima di Romania e Polonia. Altre fonti, collocano l'Italia al 3° posto dei paesi più importanti per il turismo ungherse, dopo Germania e Austria, con un boom di presenze nel 2012 e quasi 620mila pernottamenti.
Secondo i dati Istat (2010) le presenze ungheresi nel Bel Paese hanno privilegiato il Nord, in particolare Veneto e Friuli; seguono Toscana, Emilia-Romagna e Lombardia. Quell'anno l'Italia era all'8° posto nelle preferenze degli ungheresi, ma con oltre 350 mila ungheresi aveva raggiunto quasi 1,5 milioni di pernottamenti.

Insomma, i dati sul turismo Italia-Ungheria appaiono contrastanti. Certo, l'Italia come meta balneare degli ungheresi è scesa a vantaggio della Croazia. Ma la domanda di 'italianità' in Ungheria resta comunque alta.
C'è molto da fare per riorganizzare il turismo in Italia e attirare più turisti, ungheresi compresi.
Anche l'Ungheria però può fare ancora molto per attrarre più turisti italiani.

giovedì 11 dicembre 2014

1989: rivoluzione o compromesso?

“La metà orientale del continente europeo ha attraversato nell’ultimo secolo rivolgimenti politici, tensioni sociali e conflitti etnici che ne hanno profondamente deviato e rallentato lo sviluppo. Con il fallimento del sistema di Versailles, gli Stati della regione divennero uno dei teatri principali dell’espansione nazionalsocialista e dello sterminio degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale. La vittoria dell’Unione Sovietica portò a una liberazione/occupazione, all’egemonia comunista e alla creazione di un blocco politico, economico e militare rimasto in vita per quasi mezzo secolo. Dopo il biennio rivoluzionario 1989-91, le guerre balcaniche e il difficile cammino dell’integrazione con la UE, i venti Stati postcomunisti e postsovietici si misurano con gravi problemi sociali ed etnici ereditati dal sistema comunista o aggravatisi durante la transizione democratica".

Si tratta di uno stralcio della presentazione di un libro di Stefano Bottini, Un altro Novecento. L’Europa orientale dal 1919 a oggi (Carrocci, 2011).
Aiuta a entrare nell’argomento di un interessante conferenza – “Rivoluzione o compromesso? Il 1989 in Europa centrale” – che si terrà a Venezia il prossimo 18 dicembre (ore 18), presso il Teatro ai Frari (Calle drio l’Archivio, S. Polo 2464/Q).
Bottini (ricercatore a Budapest presso l’Accademia Ungherese delle Scienze, Magyar Tudományos Akadémia) aggiornerà la sua interpretazione sulla storia recente di questa area dell’Europa, la cui integrazione nell’Unione Europea non appare del tutto avvenuta. Inoltre, quale ruolo hanno (avuto) Usa e Russia (ex Urss) negli eventi post-caduta del Muro?
La ricerca storica è indispensabile se, come afferma Moshe Halbertal nel suo ultimo libro Sul sacrificio (Giuntina, 2014, traduzione di R. Volponi), “il passato non è mai un evento concluso; il suo significato continua a svilupparsi e, retroattivamente, cambia in relazione ai nuovi sviluppi”.
Bottini, gode di una posizione privilegiata, potendo avere accesso in Ungheria ad archivi rimasti segreti fino all’89. Ecco perché sarà estremamente interessante ascoltarlo, e porgli domande, in questo appuntamento.

La conferenza è promossa dall’attivissima Associazione Culturale italo-ungherese del Triveneto, in collaborazione con il Consolato Onorario d’Ungheria a Venezia.


giovedì 6 novembre 2014

Saluto al Console.

Il Console Generale d’Ungheria Manno Istávn, a fine anno conclude il suo mandato a Milano e torna nel proprio Paese per altri incarichi. Sarà probabilmente una donna a prenderne il posto.
Il 23 ottobre, nel tradizionale incontro per celebrare l’anniversario della rivoluzione ungherese del ’56, Manno ha salutato tutti, augurandosi di mantenere i legami d’amicizia sorti nei quasi quattro anni del suo mandato. Tra l’altro ha premiato con alte onoroficieze ungheresi, Sinkó Irene (presidente dell’ Associazione Culturale Liguria-Ungheria) e la coppia Nemeth Gizella e Adriano Papo (presidenti di due associazioni triestine, rispettivamente la Sodalitas Adriatico-Danubiana e l’Associazione Culturale Italoungherese Pier Paolo Vergerio) per il significativo contributo all’amicizia tra i due popoli.

Chi segue questo blog, ha trovato spesso il nome di Manno. Infatti, il Console è stato molto attivo e presente in tutto il Nord-Italia (area di sua competenza) e non solo.
Laureato in Economia a Budapest (ma anche alla Bocconi), sposato e con due figli, Manno ha sviluppato la sua carriera nelle istituzioni ungheresi, dal Ministero degli Esteri all’Ambasciata d’Ungheria a Roma, fino ad arrivare al Consolato Generale (főkonzulát) a Milano nel 2011.
I Mannó sono ungheresi di origine greca. Questa famiglia, come poche altre, ha lasciato un segno profondo nella vita di Pest nel corso di oltre due secoli (v. Korall 44/2011).

Ho incontrato Manno in diverse occasioni, a partire dal primo invito per conoscerci che mi ha rivolto subito dopo aver ricevuto notizia dell’edizione del mio libro di proverbi ungheresi. Ho avuto la netta impressione di un impegno generoso nell’assolvere le funzioni tipiche di tutti i corpi consolari (di solito assimilati ai corpi diplomatici, che però si differenziano per la loro natura politica). Tra tali funzioni, oltre alla protezione degli interessi ungheresi in Italia, spicca il favorire le relazioni tra i due Paesi e promuovere in tutti i modi relazioni amichevoli tra gli stessi. Ebbene in questa funzione penso che Manno abbia dato il massimo per tenere alto il buon nome (l’onore e la credibilità) del suo Paese, al di là delle contingenze politiche, e per migliorare l’immagine reciproca dei due popoli. Ci è riuscito?

Occorre premettere che, da alcuni anni, l’Ungheria non gode di “buona stampa” in Italia e anche in altri paesi Ue. Come per tutti gli stati più piccoli, i mass-media ne parlano poco, e quando ne parlano è per eventi (in genere, negativi) che suscitano clamore. Ecco ad esempio uno de recenti titoli sull’Ungheria: “Biologia maschilista” (L’Espresso del 2 ottobre 2014). Ciò produce nell’opinione pubblica una visione distorta dell’Ungheria, basata su stereotipi, più o meno fondati (alcune prese di posizioni su democrazia e liberalismo da parte del premier Orbán Victor appaiono effettivamente discutibili; si incorre invece in pregiudizi quando si usano due pesi e due misure nel valutare il governo ungherese rispetto ad altri governi europei).
Per capire che sentimenti susciti tale situazione negli ungheresi, in particolare quelli residenti in Italia, pensiamo a come ci sentiamo noi italiani quando vediamo che sui giornali stranieri appaiono solo  nostri difetti o, peggio, pregiudizi sul nostro “carattere”.
L’impresa del Console Manno era dunque tutta in salita, benché un po’ di spinta sia arrivata nel 2013 dall’Anno culturale Italia-Ungheria.
Eppure, credo di poter dire che – al di là dell’opinione pubblica influenzata dai grandi mass-media –le persone e le istituzioni entrate in relazione con il Console Generale abbiano vissuto un’esperienza ricca e che, soprattutto, l’immagine dell’Ungheria ai loro occhi sia migliorata. Manno ha mostrato, al di là di indubbie capacità diplomatiche, qualità umane non comuni e ha lasciato un segno positivo. Penso che chi l’ha conosciuto gli ne sia grato, e spero anche che ciò gli venga riconosciuto per i prossimi incarichi istituzionali.

Tra l’altro, è scaduto anche il mandato dell’Ambasciatore d’Ungheria a Roma, Balla János (probabilmente destinato all’ambasciata di Mosca), e chi era candidato a sostituirlo, l'intellettuale Szentmihályi Szabó Péter (vicino all’ultradestra di Jobbik e recentemente al centro di polemiche sul suo presunto antisemitismo, denunciato dall’Anti Defamation League) è deceduto lo scorso 20 ottobre.


martedì 20 maggio 2014

Viaggio in Ungheria 80 anni fa.



Com’era l’Ungheria 80 fa?
Un inglese diciannovenne la attraversa in un vitalistico viaggio, a piedi, dall’Olanda a Costantinopoli.  Non come turista, ma come un viaggiatore che si ferma ad ascoltare, osservare,  imparare.
Patrick Leigh Fermor (1915-2011) ha poi raccontato quel viaggio di formazione in tre libri. Ho letto il secondo, Fra i boschi e l’acqua (Adelphi, 2013; traduzione di Adriana Bottini e Jacopo M. Colucci), ambientato in Ungheria e Transilvania.

Questa parte del viaggio, seguendo il corso del Danubio, comincia da Esztergom, al confine tra Slovacchia e Ungheria, e arriva alle Porte di ferro, in Romania, dopo aver attraversato “la frontiera più odiata d’Europa” (nel contenzioso tra i due Stati, Tremor si colloca a metà strada tra la teoria ungherese del vuoto e quella rumena del focolaio, che legittimerebbero le rispettive rivendicazioni territoriali sull’Erdély/Ardeal, e “desidera ardentemente la riconciliazione” tra i due popoli).
È una lettura avvincente, piena di dotte descrizioni naturalistiche, architettoniche, etnologiche, negli scenari della grande pianura ungherese (Alföld) prima, e dei boschi montani della Transilvania (fino al 1920 parte dell’Ungheria, dove ancora oggi vive la più grande minoranza in Europa, quella magiara) poi.
Una lettura densa di digressioni stimolanti sulla lingua (“miracolosamente integra”) e sulla storia ungherese, in quegli anni sfociata nello smembramento del multietnico Regno d’Ungheria, sancito dal Trattato del Trianon a seguito della sconfitta nella I guerra mondiale.

Fermor descrive un mondo – quello dell’aristocrazia decaduta e quello di pastori e contadini non toccati dalla rivoluzione industriale – che da lì a pochi anni scomparirà, con la catastrofe della II guerra mondiale e le trasformazioni socio-economiche del dopoguerra.
È anche un’esperienza sentimentale e ludica, foriera di nuove sensazioni, come il mulatság (sul vocabolario è tradotto “divertimento, trattenimento, kermesse”, ma questa parola ungherese è intraducibile e corrisponde a uno stato d’animo brioso, godereccio ma anche melanconico, suscitato da musica zigana, ballo e alcool).

Un libro da leggere, per salvare la ricchezza delle diversità culturali. “La cultura è ciò che resta quando si è tutto dimenticato”, secondo Erbert Herriot, citato da Fermor.

mercoledì 16 aprile 2014

Ricordi ungheresi/2: la Madonna Patrona d’Ungheria.



A Magenta, in provincia di Milano, nella Basilica di San Martino, c’è una presenza magiara. Deriva dalla presenza di ungheresi nel Regno Lombardo-Veneto (Impero Austriaco) prima, e della Battaglia di Magenta poi (v. post del 27 maggio ’13).
Di cosa si tratta?
Entrando nella Basilica, nel braccio sinistro del transetto c’è la Cappella della Madonna (conosciuta come Regina del Rosario, ma in realtà Regina della Pace). Fu progettata in stile neo-rinascimentale dall’architetto Alfonso Parrocchetti, cui fu affidato dal prevosto don Cesare Tragella il progetto della nuova chiesa parrocchiale (la prima pietra fu posata nel 1893), che divenne Basilica nel 1948.
La cappella avrebbe dovuto essere un atto espiatorio, un monumento sacro e civile dedicato alla pace, dove affiancare vincitori e vinti, in particolare i resti mortali di tutti i caduti nella battaglia risorgimentale di Magenta e i busti in bronzo dei regnanti (4 giugno 1859, quando le truppe francesi e piemontesi ebbero la meglio su quelle austro-ungariche). Ma le autorità religiose negarono il permesso per ragioni di opportunità e tale progetto fu abbandonato.

Nella cappella, dietro l’altare in legno dipinto c’è una nicchia che contiene una statua in gesso bianco, proveniente dalla chiesa di San Martino vecchio (sede della Confraternita del Rosario), dove restò dal 1808 al 1859 (ma nel Settecento c’era un precedente altare del Rosario con una settecentesca statua della Madonna). Si tratta di una “Madonna col Bambino”, ciascuno dei due regge un collare con medaglia (che sembrano rosari, da ciò, l’appellativo di Madonna del Rosario). Sono due medaglie ungheresi coniate in anni diversi, ma collezionate simultaneamente per fissarli ai due collari, ricavati da una collana femminile formata da 96 sfere ellissoidali in filigrana, unite tra loro con un caratteristico stile ornamentale magiaro. Sul dritto delle medaglie c’è il mezzobusto dell’Imperatrice Maria Teresa d’Austria, con la relativa scritta. Sul rovescio c’è la
figura della Madonna col Bambino, con i simboli del potere, e la scritta in latino “Santa Maria Madre di Dio Patrona d’Ungheria”, oltre allo stemma dell’Ungheria (uguale a quello attuale).

Non c’è traccia dell’origine di queste medaglie, né dell’eventuale donatore. Ma le date di conio, 1754 e 1763, fanno pensare ad un affidarsi alla Madonna per invocare la pace.
Infatti, dopo la Guerra di Successione  Austriaca (1740-1748), nel 1754 tutti i sovrani sembrarono volere la pace, ma il cancelliere austriaco Kaunitz preparava una guerra per riconquistare la Slesia.
Mentre nel 1763 si concluse la Guerra dei Sette Anni (1756-1763) tra impero austriaco e prussiano: altre rovine che lasciarono la situazione immutata.
In entrambi i casi si manifestò il sentimento nazionale ungherese: leali sì all’Imperatrice Maria Teresa d’Austria, ma indicata soprattutto come Regina d’Ungheria, e invocazione alla Madonna come Patrona d’Ungheria fin dai tempi della dominazione turca.
Tale sentimento nazionale divenne indipendentista con la rivoluzione del 1848, repressa l’anno dopo. L’Ungheria ottenne comunque una maggiora autonomia, con la trasformazione dell’Impero Austriaco in una monarchia costituzionale con nuova denominazione: Impero Austro-Ungarico (1867). Il conseguente Regno d’Ungheria, smembrato nel 1920 a seguito della sconfitta nella I Guerra Mondiale, sopravvisse fino alla II Guerra Mondiale (ma senza re, solo con un reggente), dopo la quale divenne repubblica.

martedì 25 marzo 2014

Quella vampira snob.



La vampiro-mania dilaga al cinema (e in libreria), occasione di mettere in scena – con un mix di fantasy e sentimentalismo – i dilemmi giovanili. Saghe ad uso e consumo del box-office.
Forse questa moda ha smosso i nostri pigri editori: La vampira snob (Baldini & Castoldi, 2014, traduzione di Laura Sgarioto) è un libro appena uscito in Italia, scritto dall’ungherese Szécsi Noémi nel 2002, e oggi una delle più brillanti penne della letteratura ungherese.
Il titolo originale, Finnugor Vámpír (tradotto per il pubblico inglese in The Finno-Ungrian Vampire), trae ispirazione dalle lingue ugro-finniche, dove il genere grammaticale non esiste e così un nome può essere sia maschile che femminile.
Il racconto è un’esilarante satira, opera d’esordio con cui la Szécsi esplora con ironia le nuove possibilità del gotico. È la storia di Jerne Voltampère che vorrebbe sottrarsi alla tradizione di famiglia, incarnata da una nonna vampiro, e scrivere favole per bambini. Vengono trattati "con disincantata leggerezza e sano cinismo temi attuali come l'appartenenza a categorie quali genere e nazionalità, il rapporto tra uomo e donna e il disagio dei giovani verso il mondo".

La figura del vampiro non appartiene al folklore ungherese, quindi rari sono i racconti che ne parlano. Il precedente storico più noto è l’attore ungherese Bela Lugosi (vero nome Béla Ferenc Dezső Blaskó), nato nel 1882 a Lugos (oggi Lugoj in Romania), celebre per il personaggio del Conte Dracula nei film horror americani degli anni ’30.
Il racconto è stato selezionato per la prestigiosa “Notte della Letteratura Europea” nel 2012 in Gran Bretagna, mentre il secondo romanzo della Szécsi (finora ne ha scritti quattro) ha vinto il Premio per la Letterature dell’Unione Europea nel 2009.
Ci sarà occasione di incontrarla dal vivo a Venezia, in cui dal 2 al 5 aprile si svolge il Festival internazionale di letteraturaIncroci di Civiltà”, dove per la prima volta è presente l’Ungheria.
Venerdì 4 aprile (ore 9,30) all’auditorium S. Margherita la docente di letteratura inglese, nonché scrittrice, Michela Vanon Alliata, introduce il tema “le geografie del gotico”, con un dialogo tra la Szécsi e la giovane scrittrice inglese Naomi Alderman, appassionata di nuove tecnologie e ideatrice e sceneggiatrice di videogiochi.

Il Festival, che accoglierà 22 scrittori provenienti da diciassette Paesi da tutto il mondo, è un’occasione speciale per un pubblico di appassionati lettori di incontrare una molteplicità di esperienze, lingue, culture e generi. Tra gli altri ospiti: Carlo Petrini, Massimo Carlotto, Jhumpa Lahiri, Sergej Stratanovskij, Daniel Mendelsohn, Rita Dove, Rhea Galanaki, Salwa Al-Neimi, Caryl Phillips, Ge Fei.

lunedì 10 marzo 2014

Memoria. “Succede un ‘48”.





Petőfi Sándor legge il poema Nemzeti dal 
alla folla, disegno  Zichy Mihály (wikipedia)
Le rivoluzioni europee del 1848 hanno lasciato un segno anche nel linguaggio quotidiano.
In Italia si dice “succede un quarantotto” per descrivere una situazione caotica che porta scompiglio, alludendo alle rivolte di quell’anno.
In Ungheria si dice “nem enged a negyvennyolcból” (non cede dal ‘48) per descrivere chi non recede dalle proprie posizioni, alludendo alla tenacia delle rivendicazioni di quella rivoluzione ungherese.

Insomma, “la primavera dei popoli” - com’è ricordata quella stagione di rivolte nazionali contro il nuovo ordine imposto nel 1814 dai sovrani assolutisti (Restaurazione),  dopo la sconfitta della rivoluzione francese e le guerre napoleoniche – ha aperto un nuovo cammino di autodeterminazione.
Italiani e ungheresi furono affratellati da questa lotta per la libertà (v. post del 27 maggio ’13 sulla Battaglia di Magenta).

L’Italia, dopo altre guerre, conquistò l’indipendenza (1861).

L’Ungheria non ci riuscì, ma ottenne un’ampia autonomia dalla monarchia asburgica con una riforma costituzionale (1867) seguita a un accordo di compromesso (ungh, Kieyezés, tedesco Ausgleich)

Anche se tale stagione rivoluzionaria è partita dall’Italia (in gennaio scoppiò la rivoluzione siciliana), gli unici ricordi rimasti sono in qualche monumento o nella toponomastica (a Milano ci sono Piazza 5 giornate e Corso XXII marzo).
Invece, in Ungheria il 15 marzo 1848 è una delle tre feste nazionali, nemzeti ünnep (v. post 8 luglio ’13). Sembra la festività civile più sentita e condivisa: la festa delle rivoluzione del 1848 (1848-as forradalom ünnepe), ricordata anche come “la primavera gloriosa” (a dicsõséges tavasz).
Tale ricorrenza viene festeggiata anche a Milano (quest’anno è il 65° anniversario) dalla comunità italo-ungherese: una commemorazione organizzata dal Console ungherese, Manno István, si svolgerà presso la Pinacotaca Ambrosiana il 15 marzo alle ore 10.

Ecco altre ricorrenze del 2014 per gli ungheresi:
-          10° anniversario dell’adesione dell’Ungheria alla Unione  Europea,
-          15° anniversario dell’adesione dell’Ungheria alla NATO,
-          25° anniversario della caduta della cortina di ferro,
-          70° anniversario dell’Olocausto in Ungheria,
-          100° anniversario dell’inizio della Grande Guerra,
-          bicentenario della nascita di Miklós Ybl, celebre architetto ungherese.

Inoltre 120 anni fa moriva Kossuth Lajos (1802-1894) - il “Mosè ungherese”, guida della rivoluzione del 1848 - che visse in esilio a Torino gli ultimi anni della sua vita.

Ed ecco la prima strofa del poema Nemzeti dal, con cui il poeta Petőfi Sándor infiammò gli animi dei magiari nel 1848.

Nemzeti dal
Talpra magyar, hí a haza!
Itt az idő, most vagy soha!
Rabok legyünk vagy szabadok?
Ez a kérdés, válasszatok!
A magyarok istenére

Esküszünk,
Esküszünk, hogy rabok tovább
Nem leszünk!

Canto nazionale
In piedi, o magiaro, la patria chiama!
È tempo: ora o mai!
Schiavi saremo o liberi?
Scegliete!
Al Dio dei magiari
giuriamo,
giuriamo che schiavi
mai più saremo!
(trad. di Silvia Rho)

giovedì 5 dicembre 2013

Lirica per gli italo-ungheresi del triveneto.



Già dal 1998 gli italo-ungheresi del Triveneto possono contare sull’Associazione Culturale italo-ungherese del Triveneto, con sede a Venezia presso il consolato (S. Croce 510), quale riferimento per gli scambi culturali tra i due Paesi e per tessere più salde relazioni d’amicizia.
Quest’anno, a conclusione delle diverse attività culturali e conviviali promosse, l’associazione festeggia il suo 15° anno con un concerto lirico nel prestigioso Teatro La Fenice (ingresso € 15, ridotto € 10; prenotazioni tel. 041-2424). Giovedì 12 dicembre (ore 18) si esibirà la soprano Rosanna Lo Greco (convincente Ines nel kolossal L’Assedio del Trovatore, quest’estate al Festival di Macerata), accompagnata dal pianista Alberto Boischio.

Nella stessa giornata, ma alle ore 19.30 al Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Bolzano (MUSEION, via Dante 6), l’associazione segnala un altro appuntamento artistico. Si tratta della presentazione – a cura dell’artista Fanni Fazekas – del BoH Art project, progetto di promozione dell’arte ungherese nel mondo attivo dal 2007 (scambi, artist in residence, mostre, concorsi, collaborazioni con gallerie e fiere d’arte). Le prime cinque edizioni sono state sotto il segno della competizione, coinvolgendo oltre 25 artisti o gruppi artistici; dal 2012 il progetto BoH Art ha trovato una nuova formula nella progettazione dell’interscambio artistico Bolzano-Hungary.

lunedì 18 novembre 2013

La storia comune di Croazia e Ungheria.



Biblioteca Statale - Trieste
L’infaticabile coppia di mediatori culturali italo-ungheresi Gizella Nemeth e Adriano Papo animano, in quel di Duino (vicino a Trieste), il Centro studi Adria-Danubia, nonché due associazioni culturali: Sodalitas e “Pier Paolo Vergerio”. 
Due settimane fa erano all’università di Szeged (terza città dell’Ungheria) per presentare due loro libri: Ungheria. Dalle cospirazioni giacobine alla crisi del terzo millenio e La via della Guerra. Italia e mondo adriatico-danubiano alla vigilia della Grande Guerra (entrambi per le Ed. Luglio, San Dorligo della Valle 2013).
Questa settimana, invece, apriranno a Trieste “Adria-Danubia - 2° Festival di storia e cultura”, con interventi di studiosi e ricercatori italiani, croati, ungheresi. Sono previsti due convegni internazionali, presso la Biblioteca Statale di Trieste: “Croazia e Ungheria: otto secoli di storia comune” (giovedì 21); “La via della guerra. Eserciti e fortificazioni alla vigilia della Grande Guerra” (venerdì 22). Sabato 23 a Duino ci sarà un incontro letterario e musicale: “Le lacrime e il sangue delle battaglie”, a cura di Antonio Sciacovelli e Balázs Barták, con l’intervento dei giovani allievi del Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico.
Tra le varie collaborazioni pubbliche e private, nell’ambito dell’Anno culturale italo-ungherese 2013, da segnalare la presenza dell’Università dell’Ungheria occidentale, Polo di Szomathhely.

venerdì 27 settembre 2013

Baranzate: lingue straniere in biblioteca.



Domenica 6 ottobre, alle ore 15, la biblioteca di Baranzate – pochi km a nord di Milano – organizza un incontro pubblico per conoscere varie lingue straniere. L’intento del direttore della biblioteca, Nicola Visalli, è di far conoscere ai cittadini interessati una lingua nei suoi vari aspetti: poesia, teatro, canzoni, vita quotidiana.
Sono invitate associazioni di albanesi, finlandesi, senegalesi, singalesi.

Sono stato invitato anch’io, per illustrare la lingua ungherese. L’unico mio titolo è di aver pubblicato una raccolta di proverbi ungheresi, tradotti in italiano (dopo l’incontro sarà possibile acquistarne una copia a prezzo scontato), oltre che quello di animare questo blog.
Sarò presente volentieri, dato che sono un ”volontario” della diffusone della lingua e della cultura magiara. Oggi, con la mole enorme di  informazioni disponibili su Internet, è possibile un’autoformazione nell’apprendimento di lingue straniere, gratis o quasi (servono almeno un dizionario e una grammatica).
Credo che sarà interessante anche il confronto con le altre lingue e le rispettive modalità di diffusione. In Italia la buona conoscenza di una lingua straniera è assai limitata e, nell’insegnamento delle lingue in scuole e università, si sta verificano l’estinzione delle lingue “minori”.

lunedì 5 agosto 2013

Ungheria, “brasile” della pallanuoto.




A világ tetején, sul tetto del mondo (vlv.hu)
Pochi in Italia sanno che la squadra ungherese di pallanuoto (vízilabda) è il “brasile” della specialità. La nazionale maschile dell’Ungheria, a Barcellona 2013, si è confermata campione del mondo per la terza volta. L’ultimo oro mondiale dieci anni fa.
A completare il trionfo ungherese, il bronzo del terzo posto conquistato dalla squadra femminile.
La nazionale ungherese di pallanuoto è la squadra più titolata al mondo: 9 ori olimpici, 3 mondiali, 3 coppe del mondo, 2 europei, 2 world league.

Italia maschile solo quarta, sconfitta in semifinale dal Montenegro e nella finalina per il terzo posto dalla Croazia. Ma la squadra italiana di pallanuoto ha dato filo da torcere (anche all’Ungheria in passato) e potrà rimontare nel ranking mondiale (dov’era terza)

Anche nel calcio, l’Ungheria ha vissuto momenti splendidi, come negli anni ’50 con l’aranycsapat, la “squadra d’oro”. Molti di quei giocatori andarono poi all’estero, come Puskás al Real Madrid, lasciando un segno che dura tutt’ora: quella “scuola” è una delle radici del tiki-taka spagnolo, il calcio attualmente migliore al mondo.

mercoledì 24 luglio 2013

AICCRE segnala il libro di proverbi ungheresi

"Se italiani e ungheresi parlano la stessa lingua" è il titolo di un post pubblicato sul n. 50 della newsletter dell'Aiccre. Si parla del mio libro, Affida il cavolo alla capra, 1001 proverbi e detti ungheresi, ed è una segnalazione di rilievo, dato che proviene dall'associazione italiana che promuove gemellaggio e partenariato tra i comuni d'Europa. Sul sito dell'associazione ci sono, tra l'altro, utili consigli per accedere ai finanziamenti UE per i gemellaggi.
Del resto, il libro - pur avvicinando il lettore alla lingua ungherese, molto diversa dalle altre lingue europee - evidenzia che molti proverbi sono gli stessi in Ungheria e in Italia e, dunque, abbiamo una cultura comune.

- AICCRE

lunedì 8 luglio 2013

Festività in Ungheria e Italia



Per viaggiare tra Ungheria e Italia, o anche solo per mettersi in contatto, è utile conoscere le festività di ciascun Paese (oltre alle domeniche), anche per prevedere periodi di vacanza (vakació).
In Ungheria le festività sono 12, come in Italia (dove sono undici quelle nazionali, più il santo patrono, che varia da città a città).

Festività civili in Italia, oltre a capodanno, 1° maggio e ferragosto:
§    anniversario della Liberazione nel 1945 (25 aprile),
§    anniversario della Repubblica nel 1946 (2 giugno).

Festività civili in Ungheria, oltre alle solite tre:
§    anniversario della rivoluzione del 1848 (15 marzo);
§    anniversario incoronazione di Stefano nel 1000, primo re d’Ungheria (20 agosto);
§    anniversario della rivoluzione del 1956 (23 ottobre).

Eccole il calendario di tutte le festività nei due Paesi:


Festività / Ünnepség

mese
hónap
giorno nap
UNGHERIA
Magyarország
ITALIA 
Olaszország
gennaio
január
1
Újév
Capodanno
6
Vízkereszt
Epifania
marzo
március
15
Nemzeti ünnep

-
marzo-aprile
március-április
*
Húsvét hétfő
Lun. Pasqua
aprile
április
25
-
Festa nazionale

aprile-maggio
április -május
*
Pünkösd
-
maggio
május
1
Munka ünnepe
Festa del Lavoro
giugno
június
2
-
Festa nazionale

agosto
augusztus
15
Nagyboldogasszony napja
Ferragosto
20
Nemzeti ünnep
-
ottobre
október
23
Nemzeti ünnep

-
novembre
november
1
Mindenszentek
Ognissanti
dicembre
december
8
-
Immacolata
25
Karácsony
Natale
26
Karácsony/Szent Isztván
Santo Stefano
gennaio-dicembre
január-december

-
Santo patrono


*) Pasqua cade in una domenica tra marzo e aprile, 50 giorni dopo è Pentecoste