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venerdì 25 settembre 2015

Cose da sapere sull'Italia.

Ho già riportato alcuni consigli per chi vuole recarsi in Ungheria (v. post del 7 agosto '15).

Ora propongo alcuni elenchi di cose da sapere per chi, ungherese, vuole venire a visitare l'Italia. 
 
Un elenco di luoghi comuni (közhelyek) sugli italiani, in parte fondati, era stato elaborato e analizzato nel 2007 sul sito di RAI International:
- cantano
- mangiano pasta
- vivono di arte
- sono cattolici
- devono fare i conti con mafia e terrorismo
- sono appassionati di calcio
- bevono il caffè
- sono poveri.

Un altro elenco di luoghi comuni (infondati?) è stato elaborato di recente dal Ministero dello Sviluppo Economico (in occasione del World Economic Forum del 2015): uno spot pubblicitario – Italy the Extraordinary Commonplace – per sostenere che “l'Italia non è solo cibo, vino, moda e design, ma anche un produttore di beni tecnologici, secondo esportatore europeo nel settore meccanica e dell'automazione” (una volta gli italiani si autoelogiavano dipingendosi come “un popolo di santi, poeti e navigatori”).
Ecco l'elenco:
- pizza makers
- latin lovers
- party addicts
- gesticulators
- eternal children
- food enthusiast
- dolce vita lovers
- football maniacs.

Insomma, gli italiani non sono “mafia, pizza e mandolino”, e neppure “scansafatiche e inaffidabili” o inguaribili “dongiovanni”, come ancora certa pubblicità o certi titoli ad effetto dei rotocalchi popolari si ostinano a rappresentare.

I soliti americani propongono 11 cose da sapere prima di venire in Italia (11Travel Trips Italians Want You To Know, di Lisa Condie, blogger dell'HuffPost USA, settembre 2014):
1. cena: tra le 19.30 e le 21
2. pelle: non mostrata così tanto
3. pane: non viene servito con olio o aceto balsamico (se non si tratta di amercani)
4. semplifica il tuo programmatore
5. chiuso di pomeriggio
6. taxi: non si chiamano per strada
7. si parla italiano
8. coperto: importo per persona a tavola (mancia non necessaria)
9. chiedi il conto (non arriva automaticamente)
10. rallenta, non puoi vedere tutto
11. sorridi, è un paese che ha ispirato i visitatori per secoli.

Abbastanza stereotipato anche il recente elenco di 10 cose sull'Italia che scioccano i turisti la prima volta, su un sito inglese: il rumore; il menù complesso; la colazione poco saporita; gesticolare con le mani; la devozione alla famiglia; le carreggiate strette; la mancanza di spazio personale; la pausa pranzo; il caffè; la vita lenta.
Prima di arrivare ai miei consigli per ungheresi in Italia, alcune avvertenze.
Non esiste l'italiano-tipo (quello proposto da cinema o tv nel mondo – facilone, gesticolatore, furbo nell'arrangiarsi – è la versione stereotipata di alcune maschere” del centro-sud).
Non esistono usi e costumi generalizzabili (quelli creduti dagli stranieri sono pregiudizi, spesso negativi).
L'Italia ha una eterogeneità culturale unica in Europa. Ci sono 20 regioni, 22 famiglie di dialetti – (anche diversissisimi tra loro e che si differenziano ulteriormente zona per zona): aggiunte alle altre lingue non italiane, si arriva a 36 lingue diverse (dato Ethnologue 2013).
L'Italia è il paese dei molti campanilismi e dal territorio estrememente variegato: caratteristiche che, assieme all'essere stata per secoli crocevia europeo di tanti popoli diversi, hanno determinato una grande diversificazione culturale.

Ecco dunque i miei personalissimi consigli (tanácsok).
Tralascio quelli soliti che si danno a chi viaggia (documenti, soldi, orari ecc.) e cerco di evitare stereotipi e pregiudizi (v. post del 7 gennaio '14, 23 marzo e 20 maggio 2015).

a) Scoprite il genius loci” in sagre e feste. L'Italia, specie d'estate, è percorse da sagre o fiere (dall'aglio alla zucca), pali (non solo Siena), feste patronali (con relative processioni dove il cattolicesimo ha incorporato i riti pagani). Ecco un sito che può aiutare a trovare quella più vicina.

b) Fate conoscenze. È facile fare conoscenza con gli italiani, ospitali e accoglienti (specie al centro-sud). Fatte le presentazioni di rito, si può passare a darsi del tu e anche a frequentarsi.

c) Cercate il cibo da strada (street food). L'Italia è il paese della pasta (e del caffè), ma è anche il paese del pane. Si trova in svariate varietà e in versioni adatte come cibo da strada (da solo o col companatico): focaccia, grissino, piadina, gnocco fritto ecc. Cibo semplice e gustoso.

d) Evitate gli orrori culinari. Gustate l'enogastroomia italiana come si deve (il ketchup sulla pizza no!), facendovi consigliare ed evitando i 10“orrori”elencati dall'Accademia Barilla.

e) Chiedete prima il prezzo. Nei ristoranti, nei negozi o al mercato, chiedete prima i prezzi, per non rischiare fregature (accadono, ahinoi!). Potete anche mercanteggiare sul prezzo, come consiglia anche un detto ungherese: alkudj czigányosan, fizess becsületesen (mercanteggia al modo zigano, paga onestamente).

f) Scoprite l'ignoto. Dimenticate i luoghi comuni o gli sereotipi e non limitatevi alle attrazioni principali. L'Italia ha il più grande patrimonio culturale nel mondo (anche se insufficientemente valorizzato): oltre 3.400 musei, circa 2.100 aree e parchi archeologici, 51 siti Unesco. Prima di partire, selezionate l'itinerario, ma, se avete tempo, lasciatevi guidare dalla curiosità della scoperta casuale.

Eccoci ai souvenir italiani (olasz emlékezik).
Evitare, se possibile, i negozi per turisti e fate attenzione al taroccamento (hamisítás)!
Consiglio innanzitutto i souvenir enogastronomici, le specialità locali: vini, aceto balsamico, olio di oliva, formaggi, salumi e conserve, dolci e biscotti, che si possono acquistare anche direttamente dal produttore. E ricordatevi di assaggiare il gelato artigianale italiano!
Poi i prodotti artigianali: ogni Regione ne ha di originali, dal vetro alle pelli, dal legno a pietre e metalli, dalle ceramiche alle terracotte, dai merletti ai ricami. Anche in questo caso, cercate di acquistare direttamente dall'artigiano.

E poiché noi italiani non ci facciamo mancare un po' di autolesionismo, ecco in sintesi una fotografia impietosa dei limiti dell'Italia, secondo il Censis (48° rapporto sulla situazione sociale del paese nel 2014): italiani vulnerabili (crisi economica), capitale umano dissipato (bassa occupazione), ceto medio corroso (più diseguaglianze e meno inclusione), famiglie a consumo zero, sempre meno figli, investimenti ai minimi, riforme fallimentari.

Infine, un po' d'ironia nell'”ABC dello stile italiano” di Massimo Guadalupi a questo link.

mercoledì 17 giugno 2015

Turismo Italia-Ungheria.

La crisi ha influito sul turismo, anche se ora l'Italia è uscita dalla recessione e, in questo, l'Ungheria l'ha preceduta.
Il turismo internazionale è in ascesa. Il turismo domestico è in crisi: fatto 100 il numero di italiani che si sono spostati per turismo (in Italia o all'estero), nel 2013 tale parametro è sceso sotto 70 (rapporto Bit2015, Italiani in viaggio).
Grazie all'Expo, quest'anno i turisti stranieri in Italia dovrebbero superare – per la prima volta – la popolazione (60 milioni). Le mete preferite sono Veneto (Venezia, Verona, Garda) e Trentino. Poi Toscana (Firenze, Pisa, Siena), Lazio (Roma), Lombardia (Milano, Garda). Seguono distanziate: Emilia-Romagna (Bologna, Rimini), Sicilia (Palermo, Catania, Taormina); Campania (Napoli, Sorrento, Positano); Piemonte, Sardegna, Liguria, Friuli e Puglia.

La quota di turisti italiani in Ungheria (in prevalenza, Budapest e terme) è stata dell'1,4% (dati 2012), al 15° posto nelle destinazioni. Il dato comprende il cosiddetto 'turismo medicale' (cure dentali). Andamento altalenante negli anni, ma in crescita sul lungo periodo.

Invece l'Italia è stato il 4° paese come destinazione dei turisti ungheresi (5,5%), dopo Germania (13,7%), Austria (7,1%) e Regno Unito (5,8%), ma prima di Romania e Polonia. Altre fonti, collocano l'Italia al 3° posto dei paesi più importanti per il turismo ungherse, dopo Germania e Austria, con un boom di presenze nel 2012 e quasi 620mila pernottamenti.
Secondo i dati Istat (2010) le presenze ungheresi nel Bel Paese hanno privilegiato il Nord, in particolare Veneto e Friuli; seguono Toscana, Emilia-Romagna e Lombardia. Quell'anno l'Italia era all'8° posto nelle preferenze degli ungheresi, ma con oltre 350 mila ungheresi aveva raggiunto quasi 1,5 milioni di pernottamenti.

Insomma, i dati sul turismo Italia-Ungheria appaiono contrastanti. Certo, l'Italia come meta balneare degli ungheresi è scesa a vantaggio della Croazia. Ma la domanda di 'italianità' in Ungheria resta comunque alta.
C'è molto da fare per riorganizzare il turismo in Italia e attirare più turisti, ungheresi compresi.
Anche l'Ungheria però può fare ancora molto per attrarre più turisti italiani.