Visualizzazione post con etichetta magyar nyelv. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta magyar nyelv. Mostra tutti i post

sabato 20 giugno 2015

Conversazioni italo-ungheresi online.

Come ho già scritto, gli studi accademici sono indispensabili per mantenere viva una lingua, una cultura. Ma non sufficienti: servono mezzi di divulgazione a portata di chiunque.

Ecco perché è molto apprezzabile lo Skype Klub Italiano che mi ha segnalato una lettrice di questo blog, Helga Tünde Henyei, creatrice di tale sito web. 
Helga mi ha scritto: “ho creato una pagina su Facebook per ungheresi che studiano la lingua italiana e vorrebbero praticarla. Cerchiamo italiani che amano parlare :) - sono tanto che ne dici? :) - vogliono fare amicizia con ungheresi su skype e questo modo ungheresi avrebbe la possibilitá di praticare la lingua, e sentire il dialetto vero italiano.

Che dire di più? Gyakorlat teszi a mestert, cioè la pratica fa il maestro. Quindi, se volete praticare la lingua ungherese, o quella italiana, cominciate anche iscrivendovi a tale sito: un modo di divulgazione semplice e gratutio.

lunedì 17 novembre 2014

Per capire l'ungherese bisogna capire... gli ungheresi.

A barátnőmmel táncolok, in ungherese letteralmente: “la ragazza-mia-con ballo”; in italiano diremmo: “(io) ballo con la mia ragazza”. Quasi un rovesciamento della frase! La lingua ungherese (magyar nyelv) ha qualche similitudine con il latino, ma è molto distante dall’italiano
Per apprendere una lingua... basta parlarla! Una cosa che riesce facile, soprattutto se si è bambini e se si tratta di madrelingua.
Invece per capire una nuova lingua, bisogna sapere come sono formate le parole (morfologia) e come sono formate le frasi (sintassi); altrettanto importante è conoscere i suoni delle lettere e l’accento delle parole (fonologia). Ovviamente, occorre una sufficiente padronanza del lessico:  conoscere un “vocabolario di base” di almeno 5mila parole.

In italiano l’ordine delle parole nella frase è molto importante e si basa sul modello SVO (soggetto, verbo, oggetto). Può variare, ma non di molto, per sottolineare la parte più importante del messaggio comunicativo.

In ungherese, l’ordine delle parole è più libero. La funzione di un sostantivo nella frase è segnata da un suffisso, che ne esprime il caso (fa le veci del complemento). Quindi la morfologia delle parole è più complessa e la sintassi della frase meno. Ma tale ordine non è casuale, dipende dall’intenzione di chi parla.
In una frase possiamo riconoscere il tema (ciò di cui si parla) e il rema (quello che si dice a proposito di ciò di cui si parla). In altre parole, c’è un argomento (vecchio) e c’è un commento (nuovo). L’intenzionalità evidenzia il contenuto informativo nuovo, mettendovi l’accento (la parola tonica, su cui cade l’enfasi). Ecco perché Paolo Driussi sostiene che “la struttura sintattica dell’ungherese è determinata dalla pragmatica della comunicazione” (v. post del 22 settembre 2014). Possiamo dunque individuare un ordine di base dei costituenti della frase: tema + rema + verbo + altro.
Le principali caratteristiche grammaticali della lingua ungherese sono state riassunte in un precedente post (23 dicembre 2013). L’ungherese è una lingua agglutinante (agglutináló nyelv), cioè esprime i rapporti tra le parti del discorso tramite suffissi e, in misura minore, posposizioni.

Ecco un esempio delle trasformazioni morfologiche di un’unica parola, partendo da una radice nominale con successive agglutinazioni:
-         egész, completo/intero
-         egész-ség, salute
-         egész-ség-ed, la tua salute
-         egész-ség-ed-re, alla tua salute.

Sulla sintassi, oltre 100 anni fa, Arturo Aly Belfàdel scriveva (Grammatica magiara, Hoepli, 1907):
-         Come in italiano, così in ungherese, il soggetto non ha una posizione assolutamente fissa. L’andamento della frase ungherese è molto simile a quello della frase latina, per cui spesso il verbo (van in ispecie) è posto in fine, dopo il soggetto ed i predicai o complementi nelle proposizioni asseverative; mentre generalmente si usa metter prima il verbo, poi il soggetto e per ultimo i complementi in quelle interrogative; a meno che si voglia particolarmente insistere sopra una parola, chè allora questa si mette per la prima nelle frase.
-         Particolare energia prende la proposizione, quando, in una proposizione affermativa, si mette il soggetto dopo il verbo.
-         Mentre il pronome soggetto può essere taciuto quasi sempre, come in italiano, deve tuttavia essere espresso ogni qualvolta è unito alle congiunzioni is = anche e sem = neanche. In tal caso l’is e il sem seguono immediatamente il soggetto: én is dolgozom = io anche lavoro; te sem dolgozol  = tu anche non lavori.
-         In una stessa proposizione, l’accusativo precede il dativo, se la frase afferma; il dativo precede invece l’accusativo, e fra l’uno e l’altro spesso si pone il verbo, se la frase nega, interroga o comanda. Questa regola non è però proprio sempre seguita: én pénzt adok szegénynek = io denaro do al povero;  adj nekem kenyeret = dammi pane.
-         Quando si capisce che un oggetto per natura propria è plurale, in ungherese si usa abitualmente il singolare del nome e del verbo.
-         Quando ci sono più soggetti, il verbo in ungherese si mette al singolare. Così è coi numerali.

Ed ecco un esempio delle modifiche sintattiche di una frase – “Andrea prende un libro nel negozio” – variabile secondo l’intenzione del parlante (i modi possibili sarebbero 24!):
-         András vesz egy könyvet a boltban.
-         András vesz a boltban egy könyvet.
-         András egy könyvet vesz a boltban.
-         András egy könyvet a boltban vesz.
-         András a boltban egy könyvet vesz.
-         András a boltban vesz egy könyvet.
Il tema è sempre Andrea. Nel primo caso coincide con il rema. Nell’ultimo, l’informazione principale è il negozio (proprio là ha Andrea preso il libro).

In conclusione, per capire l’ungherese bisogna capire... gli ungheresi!


Precedenti post sulla lingua ungherese: 14 maggio 2013; 16-30 giugno 2013; 15-24-29 luglio 2013; 13-22 agosto 2013; 16 settembre 2013; 9-23 dicembre 2013; 17 marzo 2014; 22 settembre 2014.

lunedì 15 settembre 2014

BAIU fa 50!

 “Chi non trova un altro che lo lodi, fa bene a lodarsi da sé”. Non vorrei adottare questo antico proverbio, dato che ricevo diversi complimenti per questo blog. Ma ogni tanto, raggiunto un traguardo, lo segnalo con soddisfazione.

Questa volta si tratta del numero di Paesi (ungh. országok) che visualizzano BAIU (blog amicizia italo ungherese). Sono diventati 50, rappresentati nella mappa.
Rispetto agli elenchi precedenti (post del 14 maggio ‘14), si sono aggiunti: Bosnia, Brasile, Cile, Colombia, Croazia, Indonesia, Lituania, Norvegia, Uruguay.

In sedici mesi sono state raggiunte 12mila visualizzazioni, oltre il 60% in Italia. Seguono gli USA (10%), dov’è presente la maggiore emigrazione ungherese nel mondo (circa un milione e mezzo di persone). Al terzo posto l’Ungheria (8%), poi nell’ordine fino al decimo posto: Germania, Russia, Francia, Svizzera, Ucraina, Regno Unito e, nuova entrata, India.

La lingua ungherese e la cultura magiara sono uniche al mondo. Più vengono conosciute e più possono essere salvaguardate e valorizzate (naturalmente, ciò è auspicabile per ogni lingua e cultura del mondo).
Questo blog è una goccia, ma sok csepp kivájja a követ (molte goccie scavano il sasso).

PS: qualcuno mi suggerisce di esportare il blog su Facebook e Twitter. La libertà di pensiero e di parola possono espandersi con i social network, ma cum grano salis, cioè con discernimento. Non credo utile alla “divulgazione” né il gruppo chiuso (non includente), né la reazione immediata (non meditata).


martedì 9 settembre 2014

Scontato il libro di proverbi ungheresi.

Vorresti una copia del libro bilingue di proverbi ungheresi Affida il cavolo alla capra (vai alla pagina web dedicata)?

Puoi ordinare una o più copie scontate del 25% sul sito di www.youcanprint.it, inserendo in fase d'acquisto il codice: PROMO25.

Una buona occasione anche per i prossimi regali di Natale, no?

E ricordati che conoscere più lingue fa bene alla salute!






Se vuoi incontrarmi, la prossima presentazione del libro avverrà sabato 25 ottobre '14 (ore 11) nella Biblioteca comunale di Corbetta (MI).

lunedì 23 dicembre 2013

Le meraviglie dell’ungherese (2/2).

L’ungherese è “l’unica lingua che il diavolo rispetti” (in ungh.: az egyetlen nyelv, amit az ördög tiszteletben tart).
Sembra un detto magiaro, ma è solo un’invenzione letteraria di Chico Buarque, popolare cantautore brasiliano. Buarque ha scritto il romanzo Budapest (Feltrinelli, 2005), anche se non è mai stato in quella città: è stato attratto dalla diversità della lingua magiara, che apre orizzonti inaspettati. Ha inventato così un’avventura linguistica per il suo personaggio, José Costa (alias Zsozse Kosta), un ghost writer che mette in gioco la sua identità, dividendosi tra due terre lontane e due lingue diversissime ma magiche come il portoghese e l’ungherese (di cui lo colpisce la pura e semplice sonorità), e“quando scopre che in ungherese è un poeta e non un prosatore è come se scoprisse di avere un'altra anima, che non conosceva” (v. intervista).
Il concetto è stato espresso anche da Andrea Csillaghy (già docente di ungherese a Udine), che in un convegno del 2002 sui mediatori culturali affermava che “la competenza linguistica rimane nella coscienza adulta come un raddoppio dell’anima stessa”. Csillaghy ha sottolineato inoltre la vivacità del lessico ungherese dopo il 1989 grazie, in particolare, ai giovani e ai pubblicitari.

Le origini dell’ungherese non sono chiare. Addirittura nel Medioevo veniva assimilato al “turco” poiché “turchi” venivano chiamati i popoli che arrivavano in Europa da est.
Assieme al finlandese e all’estone, l’ungherese fa parte del gruppo linguistico ugrofinnico (circa 200 parole-base in comune), che non ha parentele certe con le lingue indoeuropee (albanese; armeno; baltiche; celtiche; germaniche; greco; indo-iraniche; romanze, comprendenti francese, italiano, portoghese, rumeno, spagnolo). Anzi, il gruppo ugrofinnico (un po’ eterogeneo, visto che tra finlandese e ungherese c’è più distanza che tra inglese e russo) è inserito nella famiglia linguistica uralica, inglobato nel gruppo uralo-altaico (le principali lingue altaiche sono: kazaco, manciù, mongolo, turco, usbeco).
Per perdersi definitivamente in questa babele linguistica, va aggiunto che alcuni studiosi rintracciano origini dell’ungherese nelle lingue lapponi, nel greco antico e, addirittura, nella scomparsa lingua sumera  – forse la prima lingua con una scrittura, quella cuneiforme – parlata in Mesopotamia dal IV millennio a.C. (estinta dal 2300 a.C., ma usata come lingua classica ancora per due millenni). Infine, la lingua ungherese è ricca di “prestiti” da altre lingue: dalle più antiche (antico slavo, arabo, latino medievale, tedesco) alle più moderne (lingue anglosassoni ma anche neolatine o romanze). L’odierno ungherese standard si basa sul dialetto dell’Ungheria orientale consolidatosi nel XVIII secolo: circa un milione di vocaboli, ma nella conversazione ne bastano 8-10mila (più o meno come in italiano).

Il risultato è un lessico originale, completamente diverso dalle altre lingue europee, come originale è la struttura sintattica, definita agglutinante suffissante: in soldoni, le parole vengono formate incollando alla radice (elemento minimo con significato) diverse unità elementari (suffissi) o aggiungendo posposizioni che ne segnano la funzione nella frase.
Ad esempio : “per i miei amici” in ungherese diventa a barátaimnak (a barát-ai-m-nak, lett. “gli amico-i-miei-per”).

In sintesi, le principali caratteristiche della lingua ungherese (magyar nyelv) sono:
-         scrittura fonetica, in quanto corrisponde alla pronuncia (con l’eccezione dell’assimilazione, dove una di due consonanti vicine cambia suono);
-         mancanza di generi grammaticali (maschile, femminile, neutro);
-         peculiare sistema di declinazione dei nomi per indicare il caso (modifica di un nome a seconda che sia il soggetto o un complemento) e il numero (singolare, plurale);
-         specifiche coniugazioni verbali soggettive e oggettive, oltre che per persona e numero; i verbi hanno solo 3 tempi  (passato, presente, futuro) e 6 modi (indicativo, imperativo, condizionale, gerundio, participio, infinito);
-         alto numero di casi (almeno 17) al posto dei complementi; suffissi segna-caso al posto delle preposizioni;
-         uso limitato del plurale dopo un numerale non si usa);
-         accento tonico sempre sulla prima sillaba, anche se ci sono accenti secondari nelle parole più lunghe dove compaiono vocali lunghe;
-         regola dell’armonia vocalica: ogni parola contiene o tutte vocali basse (a, á, o, ó, u, ú) o tutte alte (e, é, i, í, ö, ő, ü, ű); fanno eccezione parole con i, quelle straniere e quelle composte);
-         14 vocali (7 brevi e 7 lunghe) che si pronunciano sempre separatamente (non esistono dittonghi), e due semivocali, su 40 lettere dell’alfabeto (oltre alle lettere non ungheresi: q, w, x, y);
-         assenza di aggettivi possessivi, ma si usano suffissi nominali possessivi e pronomi possessivi (declinabili);
-         van e vannak (3° persona: è, sono) si omettono nelle frasi con predicato nominale; si usano soprattutto col significato di “c’è, ci sono”;
-         la struttura della frase è SOV, soggetto-oggetto-verbo (come nelle lingue uralico-altaiche), e non SVO (come nelle lingue neolatine), anche se in linea di massima l’ordine delle parole è libero e dipende dalla parola tonica (quella su cui cade l’enfasi), che va messa subito prima del verbo.

Ecco infine altre citazioni sulla lingua ungherese (che ho tradotto dall’inglese), raccolte dallo scrittore ungherese Kalmár János per descrivere le meraviglie dell’ungherese (a magyar nyelv csodái).

1840 - N. Erbesberg, professore di Vienna famoso a livello mondiale: “La struttura della lingua ungherese è tale da sembrare che i linguisti l’abbiano creata con l’intento di incorporare in essa ogni regola, concisione, melodia e chiarezza, e oltretutto viene evitata qualsiasi volgarità, difficoltà di pronuncia e irregolarità.”

1860 - Jules Oppert sottolineò la parentela tra la lingua Ungherese e quella dei Sumeri.

1870 - Archibald Sayce, Professore di Studi Orientali a Oxford, decifrò il primo testo in lingua Sumera e fece un’analisi linguistica della lingua. Trovò la stretta parentela col Sumero nelle lingue Ungherese e Basco. Andò in Ungheria per imparare l’ungherese e trovò anche che l’ungherese era la lingua più adatta per leggere il Sumero.

1887 - Sándor Giesswein, canonico e linguista, per dimostrare la relazione Sumero-Ungherese, usò esempi antropologici e un approfondito studio comparativo della grammatica delle due lingue.

1926 - József Aczél, linguista, nel suo libro Le nostre origini Scite-Greche dichiarò:  “la Grammatica Ungherese e 300 radici nominali sono identiche nel Greco Ellenico.”

1932 - Edgar Clement, linguista Tedesco, fu così colpito dalla musicalità della lingua che imparò l’ungherese. Secondo lui la lingua ungherese aveva una forza magica che riflette una profonda spiritualità che si può incontrare solo nelle classifiche linguistiche di alto livello, specie le antiche lingue classiche.

1976 - Adorján Magyar: “ la maggioranza dei popoli europei ha imparato a leggere e scrivere solo dopo che furono convertiti al Cristianesimo, mentre i Magiari abbandonarono la propria scrittura runica dopo la loro conversione poiché la Chiesa la riteneva pagana.”

(FINE. la 1° parte è stata pubblicata il 9 dicembre 2013)

-          Schedaalfabeto ungherese

lunedì 9 dicembre 2013

Le meraviglie dell’ungherese (1/2).



Nella maggior parte dei casi è la nazione che ha creato la lingua, mentre in Ungheria è la lingua che ha creato la nazione e la fa vivere attraverso tutte le trasformazioni”. È un’affermazione del giornalista e politologo ungherese, naturalizzato francese, François Fejtő (1909-2008).
La lingua magiara ha mantenuto la sua peculiarità per oltre un millennio, pur contando poco sulla trasmissione scritta, visto che dal 1000 e fino al secolo XIX la lingua ufficiale nel Regno d’Ungheria è stata il latino. I documenti più antichi giunti fino a oggi, in ungherese, risalgono al XIII secolo: l’Orazione funebre e il Pianto di Maria. Il primo libro stampato in ungherese è del 1527 (stampato a Cracovia). La letteratura ungherese fiorisce tra ‘700 e ‘800, conquistandosi un posto tra le grandi letterature europee.

A confronto la lingua italiana è una debuttante, pur se raccoglie l’eredità latina della Roma antica. Dante Alighieri (1265-1321) ha posto per primo il problema di una lingua nazionale. Ma la prima codificazione dell’italiano è avvenuta solo dopo l’Unità d’Italia, con la stesura del relativo Dizionario basato sul Toscano, a cura di  un’apposita commissione del Ministero dell’Istruzione, presieduta da Alessandro Manzoni (1785-1873). Alcuni hanno considerato la lingua italiana “la limpida continuazione del solo latino volgare” (Graziadio Isaia Ascoli).
Agli albori dell’Unità d’Italia (1861), solo il 2,5% della popolazione parlava l’italiano: 630 mila persone, compresi 400mila fiorentini e 70 mila romani il cui dialetto si avvicinava all’italiano ufficiale (Tullio De Mauro, Storia linguistica dell’Italia unita, Laterza).
Il risultato è una lingua letteraria ed erudita sì, ma un po’ astratta, che ha manifestato una carenza di parole espressive della vita quotidiana, di cui sono invece ricchi i dialetti.

Una maggiore ricchezza espressiva si riscontra invece nella lingua ungherese, in ragione della sua durata e della sua diffusione in tutti gli strati sociali. Ma il suo relativo isolamento (non esente da contaminazioni germaniche, slave, turche) ha reso necessario arricchirne il lessico. Nel XVIII secolo il movimento “riforma della lingua” (nyelvújítás) – guidato dal letterato Ferenc Kazinczy (1759-1831) – ha introdotto oltre diecimila nuovi vocaboli per meglio esprimere in ungherese concetti e idee più moderne.

Lo scrittore ungherese Kalmár János ha raccolto varie citazioni sulla lingua ungherese (magyar nyelv), definendola con enfasi “una delle vere meraviglie della Terra dai tempi antichi”.
Ne ho tradotte alcune (dall’inglese) per i lettori.
Ecco dunque le meraviglie dell’ungherese (a magyar nyelv csodái)!

1480 – Marcio Gallotti, un umanista alla corte di Re Mattia Corvino, dichiarò con stupore: “Gli Ungheresi possono essere aristocratici o contadini, ma usano tutti la stessa lingua.”

1609 – Polanius Amandus, lo scrittore umanista che viveva a Basilea, quando fu pubblicata la "grammatica ungherese" di Albert Molnár, scrisse: "C’erano alcuni i quali dubitavano che la sfrenata lingua ungherese avesse regole, ma voi, nel vostro lavoro eccezionale, li avete proprio smentiti."

1790 - Johann Gottfried Herder riconobbe che la lingua ungherese è un grande Tesoro: “C’è qualcosa di più caro al popolo che la propria lingua? Tutto il loro modo di pensare sta nella loro lingua, il loro passato e la loro storia, le loro credenze, e la base dell’intera vita, di tutto il loro cuore e la loro anima”.

1817 - Cardinal Giuseppe Mezzofanti, che capiva 58 lingue e parlava, tra le molte altre, 4 dialetti ungheresi, salutò l’ufficiale giudiziario József a Bologna con un discorso ungherese molto brioso. Fu lui che disse al linguista ceco, Ágoston Frankl: “Sai quale lingua è equivalente al Latino e al Greco nella sua struttura e nell’armonia ritmica? È la lingua ungherese. (...) Sembra come se gli ungheresi stessi non si rendano conto che nella loro lingua è nascosto un tesoro.” Il Cardinale Mezzofanti fu fatto membro onorario dell’Accademia Ungherese delle Scienze nel 1832.

1820 – Jackob Grimm stabilì le regole per la progressione del suono e fu il primo a scrivere una Grammatica tedesca. Affermò che la lingua ungherese è logica, ha una struttura perfetta e supera ogni altra lingua.

1830 – Sir John Bowring, viaggiatore e scrittore inglese, visitò l’Ungheria e pubblicò un’antologia delle opere di scrittori e poeti ungheresi. “La lingua ungherese viene da lontano. Si è sviluppata in modo molto particolare e la sua struttura risale ai tempi in cui la maggior parte delle lingue europee parlate attualmente non esisteva neanche. È una lingua che si è sviluppata costantemente e saldamente in se stessa, e  in cui ci sono logica e matematica con l’adattabilità e la malleabilità di forze e accordi.”

1840 – Wilhelm Schott, eccezionale scienziato Tedesco: “Nella lingua Ungherese c’è una visione fresca, infantile, naturale, e si può sospettare che in essa c’è la possibilità di uno sviluppo nascosto come un bocciolo. Essa contiene molte belle consonanti morbide e le sue vocali sono molto più chiaramente pronunciate che in tedesco. Può essere usata per brevi dichiarazioni e anche per potenti oratorie, in breve, per ogni tipo d prosa. È costruita sulla corrispondenza dei suoni vocalici, rime piacevoli, e la sua ricchezza e i suoi toni altisonanti sono adatti per la poesia. Ciò è dimostrato in ogni branca dell’arte poetica.”

(continua)

lunedì 16 settembre 2013

Italiano per ungheresi



Dopo cinque post sulle possibilità di studiare l’ungherese per gli italiani, eccomi a illustrare sommariamente le possibilità di studiare l’italiano per gli ungheresi.

In Ungheria  si studia l’italiano in varie università  o istituti superiori (Budapest, Debrecen, Nyíregyháza, Pécs, Piliscsaba., Szeged), e inoltre in alcuni licei e nella scuola di base (elementari e medie), come a Budapest, Pécs, Szeged.
Ci sono anche corsi di italiano extrauniversitari, come quelli dell’Istituto Italiano di Cultura (Budapest), organizzati nella sua prestigiosa sede (un antico palazzo neo-rinascimentale in centro - affacciato sul Museo nazionale - dal 1867 al 1902 sede del parlamento ungherese).
A “tutelare e diffondere la lingua italiana nel mondo” ci pensa anche la Società Dante Alighieri, che ha una sede anche a Budapest presso il Dipartimento di Italianistica della Facoltà di Lettere dell’Università degli studi Eötvös Loránd (ELTE).
Esiste anche un portale ungherese, olaszportal, con link a risorse per chi vuole imparare la lingua italiana.

L’editoria ungherese è ricca di libri sull’italiano. Ho già segnalato un facile testo con esercizi:

-         Király Rudolf, Tanuljunk kögyorsan olaszul! (G&A Kiadó, 1997)

Segnalo anche un dizionario tematico figurato:

- Iker Bertalan – Szendrő Borbála, Olasz-magyar módszertani tematikus képes szótár (Szultán Nyelvkönyvek Kiadó, 2007)

Aggiungo uno dei migliori libri ancora in circolazione:

-         Herczeg Gyula, Olasz leíró nyelvtan (Terra, 1991)

L’editore ungherese Klett ha stampato vari manuali sulla lingua italiana dell’editore tedesco PONS; tratti dai libri di questo editore, si trovano in Youtube – in ungherese – diverse lezioni di italiano per principianti (pons olaszkezdőknek).

Anche il web è ricco di risorse. Ad esempio in sulinet.hu, in questa pagina alla voce Olasz, si trovano molti esercizi d’italiano a cura di Szirmay Krisztina dell’ELTE.

In Italia si svolgono da molte parti corsi di italiano (olasz nyelvtanfolyam) per stranieri, a cura di Comuni e associazioni socio-culturali.
Ecco una delle grammatiche più chiare e ordinate:

-         Marcello Sensini, La grammatica della lingua italiana (Mondadori, 1999)

Come ausilio specifico, segnalo il corso di italiano “Espresso” (Alma Edizioni), con un libro di grammatica ed esercizi, indirizzato a studenti ungheresi (livello base). Sul relativo sito si trova un’anteprima, con utili esercizi. Può essere un valido ausilio anche per gli italiani che si avvicinano all’ungherese.
Infine, segnalo un portale italiano, Icon, promosso da 19 università italiane per promuovere e diffondere tra gli stranieri la lingua e la cultura dell'Italia attraverso tecnologie telematiche e specifiche iniziative didattiche (con risorse gratuite per gli iscritti al corso di laurea).

giovedì 22 agosto 2013

Eszperente: gioco di parole ungherese.



A mio parere, la lingua ungherese (magyar nyelv) - il cui alfabeto è di 40 lettere - si presta bene a battute da humor inglese e a giochi di parole. Infatti, l’alto numero di vocali (14, più 2 semivocali) ha l’effetto di produrre spesso omofonia, ovvero suoni simili per parole diverse. Ciò favorisce la formazione di frasi divertenti o bizzarre.
Un tipico gioco linguistico (nyelvi játék) ungherese è l’eszperente (traducibile come si pronuncia: “esperente”). Si tratta di formare frasi ingegnose – perfino poesie o filastrocche – di senso compiuto, utilizzando come vocale solo la lettera e (sia lunga, suono chiuso, che breve, suono aperto). Di fatto, si gioca utilizzano anche altre singole vocali. Il nome deriva dall’esperanto (lingua artificiale creata a fine ‘800 per favorire il dialogo tra i popoli senza privilegiare una singola lingua).

Tale gioco di parole (szójáték) appartiene alla categoria dei lipogrammi, frase in cui una o più lettere non si utilizza e quindi non è presente nel testo.
Le caratteristiche della lingua ungherese rendono più facile questa prodezza linguistica rispetto ad altre lingue.

Per esempio, in italiano ci sono pochi casi di esperente. In Italia, tra i bambini è diffuso un gioco simile: si ripetere una filastrocca, storpiandone il suono con l’utilizzo di una sola vocale. Ad esempio “Garibaldi fu ferito, fu ferito ad una gamba...” diventa “Ghiribildi fi firiti, fi firiti id ini ghimbi, Ghiribildi chi chimindi chi chimindi i birsiglì”. Divertente, ma facile e con poca abilità.
Ecco comunque un esempio di esperente italiano (tratto da un sito ungherese), seguito dalla traduzione in ungherese:

Ester crede d’essere Venere, se Beppe è Terence.
Eszter Vénusznak hiszi magát, ha Józsi Terence-nek.

Ed eccone uno creato da me:

Se vedete tre belle stelle, bevete!
Ha három szép csillagot láttok, igyatok!

In Spagna abbiamo un esempio di esperente nella musica: il cantante hip hop Nach ha sperimentato diversi pezzi, utilizzando una sola vocale, con gli efectosvocales, visibile su Youtube.

In Ungheria, l’esperente invece è molto diffuso, sia tra i bambini che tra gli adulti, e ci sono perfino siti web ad esso dedicati. Ad esso si sono dedicati anche letterati, come il celebre poeta Petőfi Sándor (1822-1849), con Falu végén kurta kocsma (Il piccolo bar alla fine del paesello), o il poeta e politico Kölcsey Ferenc (1790-1838), con Himnusz (Inno).
Ecco un esempio di esperente ungherese (con la mia traduzione in italiano), si tratta di una canzoncina popolare:

Erdő mellett
Fenyves mellett nem kellemes letelepedem,
Mert rengeteg fenyvet kell felszeletelnem.


Nel bosco
Nella pineta non è piacevole insediarmi,
perché devo tranciare un sacco di pini.

Provateci (in italiano)! O cercate quelli ungheresi. Per la pronuncia potete scaricare la mia scheda sull’alfabeto ungherese.

lunedì 12 agosto 2013

Ungherese in biblioteca



Il mio libro bilingue, Affida il cavolo alla capra. 1001 proverbi e detti ungheresi, è ora disponibile nelle biblioteche della provincia di Milano. Infatti, Fondazione per leggere, il circuito delle biblioteche del sud-ovest milanese, l’ha inserito nel proprio catalogo. Tramite il prestito interbibliotecario, anche i lettori di Milano e del resto della provincia lo potranno prenotare gratuitamente.
Per portarlo con sé nei propri viaggi, magari tra i magiari (gioco di parole! szójáték!), si può comunque acquistare direttamente nei principali book store online o prenotare in libreria.
Il libro è alla seconda edizione: ne sono già stati vendute oltre duecento copie, e attorno ad esso cresce l’interesse, in particolare delle associazioni italoungheresi.

Intanto l’homepage del blog si è arricchita di elenco di siti e blog (LINK segnalati): 8 associazioni italo-ungheresi (ma quella della Toscana, sul sito del Comune di Firenze, è disattivata); 5 siti di enti/istituzioni; 5 siti informativi; 1 sito della rivista italo-ungherese Osservatorio letterario (Ferrara).
In tre mesi il blog ha superato 2mila visualizzazioni, da oltre 20 Stati nel mondo: oltre a quelli segnalati nel post del 2 luglio, si sono aggiunti: Canada, Cina, Egitto, Finlandia, Gran Bretagna, Montenegro, Serbia, Spagna, Venezuela.
Spero che ciò contribuisca a diffondere la lingua magiara e a veicolare un altro messaggio: l’Unione Europea sarà multiculturale e, dunque, multilingue, o non sarà.

lunedì 29 luglio 2013

Magyarul 4: risorse online, poche in italiano.

Siamo alla 4° tappa dedicata a chi vorrebbe imparare la lingua ungherese (le prime tre, il 16 e 30 giugno, e il 15 luglio).

Apprendere una lingua significa imparare a pensare come un’altra persona, conoscere altri punti di vista e schemi mentali diversi; insomma, aprire la propria mente.

L’Unione Europea ha 28 stati membri. L’ungherese è una delle 24 lingue ufficiali dell’UE (le altre sono: bulgaro, ceco, croato, danese, estone, finlandese, francese, greco, inglese, irlandese/gaelico, italiano, lettone, lituano, maltese, olandese, polacco, portoghese, rumeno, slovacco, sloveno, spagnolo, svedese, tedesco), ed è parlata da quasi 15 milioni di persone.
Se i popoli europei vogliono conoscersi culturalmente e socialmente, aumentare gli scambi commerciali, avere una politica comune, in ogni Paese dell’UE dovrebbero esserci persone in grado di parlare una seconda lingua. Purtroppo, la conoscenza delle altre lingue – cioè dell’identità culturale di un altro popolo – riceve una scarsa attenzione in Italia.

Anche il web, potenzialmente infinito, ha scarse risorse dedicate all’apprendimento della lingua ungherese da parte di un italiano.
Lo si può verificare dalla sitografia che ho prodotto, dove le maggiori risorse sono in altre lingue (ho selezionato l’inglese), anziché in italiano.
Comunque, ce n’è abbastanza per cominciare a conoscere l’originale e bella lingua ungherese: “musicale”, secondo, tra gli altri, la Principessa Sissi e il musicista brasiliano Chico Buarque.

lunedì 15 luglio 2013

Magyarul 3: allarme università italiane.



Terza tappa del viaggio tra le possibilità di studiare la lingua magiara (magyarul).

L’interesse per l’ungherese in Italia risale addirittura al XVI secolo, nel Collegio Ugro-Illirico di Bologna. Ma bisogna aspettare la metà dell’Ottocento - con le rivoluzioni dal 1848 in poi, che accomunarono nell’indipendentismo italiani e ungheresi - per assistere a un diffuso interesse per la lingua e la letteratura magiara.

Nel secolo successivo, tra le due guerre mondiali, si sviluppano relazioni bilaterali tra Italia e Ungheria per l’insegnamento delle lingue nei rispettivi Paesi. Nel 1927 è fondata l’Accademia d’Ungheria a Roma e inizia l’insegnamento della lingua  e della letteratura ungherese all’Università la Sapienza.

L’”età dell’oro” per lo sviluppo dell’insegnamento universitario dell’ungherese in Italia - secondo Péter Sárközy, docente alla Sapienza di Roma – è il periodo 1986-1996.
Nel 1986 viene fondata l’unica rivista di filologia ungherese in Italia, Rivista di Studi Ungheresi (RSU). Nel 1989 nasce il centro interuniversitario per gli studi ungheresi in Italia (CISUI, poi CISUECO, con l’allargamento alle altre lingue dell’Est Europa), un organismo che vede l’adesione delle università di Bologna, Firenze, Roma, Padova, Napoli, Pavia, Torino, Udine, Venezia, Trieste, e successivamente anche di quelle di L’Aquila, Lecce, Viterbo (nel Consiglio Direttivo anche la Statale di Milano). Nel 2000, anche per la crisi finanziaria delle università, alla Sapienza si forma il Centro Studi Ungheresi, che affianca la RSU nella promozione della magiaristica italiana.
Le riforme governative degli ultimi anni e i tagli dei fondi hanno compromesso l’operatività del Cisueco e hanno ridotto l’offerta formativa linguistica, concentratasi su inglese e spagnolo a scapito delle “piccole” lingue dell’Est Europa.
Attualmente le cattedre di lingua e letteratura ungherese sono sei (Bologna, Firenze, Napoli, Padova, Roma, Udine), anche se sul sito del Ministero risultano solo quattro docenti ordinari: Corradi a Bologna, Di Francesco a Napoli, Ruspanti a Udine, Sárközy a Roma. Nel tempo sono state soppresse altre cattedre, come Milano, Bari e Torino (in qualche università restano dei corsi d’ungherese, come terza lingua).
Altre possibilità di seguire corsi d’ungherese sono: l’Accademia d’Ungheria di Roma, l’Università Popolare di Firenze, l’Associazione culturale italo-ungherese dell’Emilia Romagna a Bologna (qui anche per i bambini), l’Associazione Culturale Italoungherese Vergerio di Duino-Aurisina in provincia di Trieste.
Infine, è possibile naturalmente seguire tali corsi in Ungheria: la più antica scuola di lingua e cultura ungherese è l’Università estiva di Dedrecen (con succursale a Budapest), che organizza corsi intensivi di 2-4 settimane in estate e di 2 settimane in inverno.
La situazione universitaria italiana, già allarmante, lo è ancor più per la magiaristica italiana, che vede in attività solo una ventina di persone: un terzo non di ruolo. Inoltre, presto alcuni docenti compiranno l’età pensionabile di 70 anni (anche se di recente la Consulta ha bocciato la riforma su tale obbligo, consentendo il prolungamento di 2 anni). C’è il concreto rischio di estinzione di cattedre e corsi di lingua e letteratura ungherese, trascinate nella crisi dal più generale crollo di immatricolazioni nelle facoltà umanistiche: meno 25% negli ultimi vent’anni in Italia.

I due precedenti POST sull’argomento sono del 16 e 30 giugno ‘13

-         lingua ungherese: docenti e ricercatori in Italia