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mercoledì 6 maggio 2015

Europa dove sei?

Il 9 maggio è la festa dell'Europa. Una data considerata l'atto di nascita dell'Unione Europea (Europái Unió). In questo giorno, nel 1950 a Parigi, il ministro degli esteri francese Robert Schuman espose in un discorso una nuova idea di cooperazione tra gli Stati del Vecchio Continente.
L'anno successivo venne firmato il trattato (CECA) per condividere la produzione di carbone e acciaio e, quindi, per prevenire nuove guerre.
Negli anni seguenti altre tappe portarono, passando per la CEE, alla costituzione dell'Unione Europea (UE, 28 stati) e all'adozione della moneta unica (19 stati).

Si può oggi dire che “abbiamo fatto l'Europa, ora dobbiamo fare gli europei?” (frase analoga, ma riferita all'Italia, fu di Massimo D'Azeglio). Pare proprio di no.
La costruzione europea, primo esperimento storico di pacifica aggregazione di Stati (federazione o confederazione?), attraversa una crisi che potrebbe essere letale.
Già l'aver messo il carro davanti ai buoi, cioè l'aver adottato la moneta unica in assenza di istituzioni politiche adeguate, è fonte di serie contraddizioni e rende evanescente la sovranità popolare. Ancor più grave è che, crollato l'ordine mondiale pre-'89, l'UE non scelga un proprio ruolo nel mondo e non trovi soluzioni ai grandi problemi dell'attuale modello di sviluppo: crisi ambientale, disoccupazione, diseguaglianze sociali.
In occasione dell'apertura dell'Expo sull'alimentazione, papa Francesco ha spronato l'umanità a globalizzare la solidarietà”, a far sì che ci sia pane e lavoro per tutti”. Un appello condivisibile, che però l'Europa nei fatti non raccoglie. Non solo l'UE è inerte di fronte al problema epocale dei migranti (persone che scappano da guerre, fame e povertà): non è solidale neppure all'interno dei propri confini, in quanto le politiche sociali e quelli fiscali sono diverse e scollegate tra loro, quando non addirittura in competizione. Per non parlare dell'abbandono di qualsiasi politica finalizzata alla piena occupazione”, o delle politiche ecologiche di sola facciata.

La politica dell'UE non sembra all'altezza della situazione e, anzi, sembra più dividere che unire. Sembrerà un paradosso, ma credo che sarà dalla cultura, dal patrimonio di diversità culturale, che l'Europa potrà trovare la sua ragione di essere e il suo ruolo nel nuovo ordine mondiale: una ricchezza umana da valorizzare, un dono all'umanità per un mondo più giusto. L'interculturalità (interkulturalitás) è la strada per progredire in pace.
Giova forse ricordare un monito che, oltre mille anni fa, il primo re ungherese, Stefano I, scrisse per suo figlio Imre: unius linguae, uniusque moris regnum imbecille et fragile est; cioè, debole e caduco è il regno che possiede una sola lingua e unici costumi.

lunedì 9 dicembre 2013

Kovács: la politica dello spettacolo.



“Come tante altre volte in Europa centrorientale poesia, letteratura, teatro e musica hanno fatto da lievito all’impasto della storia”. È il prologo, riferito ad un episodio del 15 marzo 1989, di un interessante articolo di Kovács Géza, direttore generale della Magyar Nemzeti Filharmonikus Zenekar (Orchestra Filarmonica Nazionale Ungherese), pubblicato sul settimanale Internazionale (n. 1029/2013) col titolo “La politica dello spettacolo”, traduzione di Matteo Colombo. L’articolo è uscito sul periodico indipendente New Eastern Europe (Polonia), che dà voce all’Europa centrorientale.

Facendo ricorso alla sua memoria sui rapporti tra cultura e potere, Kovács sostiene che in quella parte del mondo i movimenti artistici e le performance sono sempre stati uno strumento fondamentale per esprimere emozioni e passioni represse, veicoli di un “linguaggio in codice” che aggirava l’onnipresente censura ideologica. Tale improprio ruolo assunto ad Est dalla cultura non è cessato del tutto dopo la caduta del Muro di Berlino.
Kovács ha l’impressione che “la maledizione che grava da secoli” sui paesi dell’Est Europa non sia ancora finita. Tuttora “l’arte è costretta a scegliere se prendere parte ai processi politici e storici oppure perdere il sostegno delle autorità se non, peggio ancora, quello del pubblico”. L’Unione Europea ha aperto nuove possibilità per tutti i cittadini, ma “i problemi che ciclicamente costringono le arti a schierarsi rimangono in agguato: corruzione, povertà, disuguaglianza sociale, sete di potere e populismo restano tra noi”.

-          sito della MNFZ
-          sito della NEE
-          sito diInternazionale

lunedì 12 agosto 2013

Ungherese in biblioteca



Il mio libro bilingue, Affida il cavolo alla capra. 1001 proverbi e detti ungheresi, è ora disponibile nelle biblioteche della provincia di Milano. Infatti, Fondazione per leggere, il circuito delle biblioteche del sud-ovest milanese, l’ha inserito nel proprio catalogo. Tramite il prestito interbibliotecario, anche i lettori di Milano e del resto della provincia lo potranno prenotare gratuitamente.
Per portarlo con sé nei propri viaggi, magari tra i magiari (gioco di parole! szójáték!), si può comunque acquistare direttamente nei principali book store online o prenotare in libreria.
Il libro è alla seconda edizione: ne sono già stati vendute oltre duecento copie, e attorno ad esso cresce l’interesse, in particolare delle associazioni italoungheresi.

Intanto l’homepage del blog si è arricchita di elenco di siti e blog (LINK segnalati): 8 associazioni italo-ungheresi (ma quella della Toscana, sul sito del Comune di Firenze, è disattivata); 5 siti di enti/istituzioni; 5 siti informativi; 1 sito della rivista italo-ungherese Osservatorio letterario (Ferrara).
In tre mesi il blog ha superato 2mila visualizzazioni, da oltre 20 Stati nel mondo: oltre a quelli segnalati nel post del 2 luglio, si sono aggiunti: Canada, Cina, Egitto, Finlandia, Gran Bretagna, Montenegro, Serbia, Spagna, Venezuela.
Spero che ciò contribuisca a diffondere la lingua magiara e a veicolare un altro messaggio: l’Unione Europea sarà multiculturale e, dunque, multilingue, o non sarà.

lunedì 29 luglio 2013

Magyarul 4: risorse online, poche in italiano.

Siamo alla 4° tappa dedicata a chi vorrebbe imparare la lingua ungherese (le prime tre, il 16 e 30 giugno, e il 15 luglio).

Apprendere una lingua significa imparare a pensare come un’altra persona, conoscere altri punti di vista e schemi mentali diversi; insomma, aprire la propria mente.

L’Unione Europea ha 28 stati membri. L’ungherese è una delle 24 lingue ufficiali dell’UE (le altre sono: bulgaro, ceco, croato, danese, estone, finlandese, francese, greco, inglese, irlandese/gaelico, italiano, lettone, lituano, maltese, olandese, polacco, portoghese, rumeno, slovacco, sloveno, spagnolo, svedese, tedesco), ed è parlata da quasi 15 milioni di persone.
Se i popoli europei vogliono conoscersi culturalmente e socialmente, aumentare gli scambi commerciali, avere una politica comune, in ogni Paese dell’UE dovrebbero esserci persone in grado di parlare una seconda lingua. Purtroppo, la conoscenza delle altre lingue – cioè dell’identità culturale di un altro popolo – riceve una scarsa attenzione in Italia.

Anche il web, potenzialmente infinito, ha scarse risorse dedicate all’apprendimento della lingua ungherese da parte di un italiano.
Lo si può verificare dalla sitografia che ho prodotto, dove le maggiori risorse sono in altre lingue (ho selezionato l’inglese), anziché in italiano.
Comunque, ce n’è abbastanza per cominciare a conoscere l’originale e bella lingua ungherese: “musicale”, secondo, tra gli altri, la Principessa Sissi e il musicista brasiliano Chico Buarque.