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martedì 13 ottobre 2015

Paczolay: proverbi in 10 lingue.

L'infaticabile Paczolay Gyula (85 anni), paremiologo ungherese di fama mondiale, ha dato alle stampe una nuova raccolta multilingue di proverbi: Többnyelvű szólás- és közmondás- gyűjtemény (Tinta Könyvkiadó, 2015). Me ne ha fatta pervenire una copia.
Si tratta di 340 detti e proverbi ungheresi con equivalenti in inglese, estone, francese, tedesco, italiano, polacco, portoghese, spagnolo e latino. Questo recita il sottotilo di copertina: in realtà all'interno troviamo a volte anche il giapponese (translitterazione).
Inoltre, spesso (soprattutto in italiano) ci sono varianti o altri equivalenti.
Il libro è corredato, oltre che dalle fonti bibliografiche (tra cui anche la mia raccolta, che viene citata nel 50% dei casi), di un'indice in inglese delle parole-chiave per la ricerca dei proverbi.

Questa ulteriore raccolta testimonia come le basi culturali delle lingue europee (e non solo) abbiano antiche radici comuni, che sarebbe bene non disperdere bensì rafforzare, salvaguardando le diverse identità tramite un'azione interculturale.

Ecco un esempio tratto dalla raccolta di Paczolay.

Magy - A hazugot hamarabb utolérik, mint a sánta kutyát.
Eng - Lies have short legs.
Est - Valel on lühikesed jalad.
Fre - Les mensonges ont les jambs courtes.
Ger - Lügen haben kurze Beine.
Ita - Le bugie hanno le gambe corte.
Pol - Kłamstwo ma krótkie nogi.
Por - Mais depressa se apanha um mentiroso do que um coxo.
Spa - La mentira tiene piernas cortas.
Lat - Mendacium non habet pedes.
Jap - Uso-wa ittoki.

lunedì 5 maggio 2014

Proverbio/detto ungherese del mese (1013).



Questa rubrica compie un anno e si concede un tuffo nei modi di dire attuali.
La creazione di nuovi proverbi (közmondások) si è arrestata con l’affermarsi dei nuovi mass media: la prima generazione, analogica, tra il XIX e il XX secolo (cinema, fotografia, radio); la seconda, digitale, nel passaggio tra il I e il II millennio (tv, pc, internet, smartphone).
In realtà la creazioni di frasi fatte di contenuto “sapienziale” è continuata sotto forma di nuovi aforismi (aforizmák). Infatti, l’anonimato dei vecchi proverbi (prodotto della cultura orale) ha ceduto il posto all’informazione in tempo reale (corto circuito tra scrittore e lettore).
Ancor più è continuata la creazione di modi di dire (szólások), a livello locale e globale, veicolati dalla rete e utilizzati a piene mani nel linguaggio giornalistico e nella pubblicità.

Quelli che seguono sono alcuni modi di dire (con equivalenti inglesi,), raccolti da Paczolay Gyula, il pariemiologo che già conosciamo (v. post del 16 dicembre ‘13). Paczolay – ancora attivo ricercatore, nonostante il pensionamento – li ha rilevati da giornali, riviste, radio e tv ungheresi.
Naturalmente, li ho corredati dei corrispondenti modi di dire italiani.

Béna kacsa.
Lame ducy.
È un’anatra zoppa.

Kiteríti a kártyáit.
He spreads out his card.
Mettere le carte sul tavolo.

Egészpályás letámadás.
Attacks on all frontlines.
Attacco su tutta la linea.

Ez a meccs még nincs lejátszva.
This competition is not yet over.
La partita non è ancora finita.

Soha ne mondd, hogy soha.
Never say: never.
Mai dire mai.

martedì 22 aprile 2014

Incontri italo-ungheresi a Venezia e Milano.



Mettere a confronto proverbi ungheresi e italiani per rilevare diversità ma anche comuni radici culturali (l’identità europea si è formata nel Medioevo dall’incontro – prima scontro – tra romani e c.d. barbari). Su 1001 proverbi o modi di dire ungheresi raccolti nel mio libro, ho trovato equivalenti italiani per il 96% di essi; non ne ho trovati per il restante 14% (ma forse in qualche caso esistono*), che però ne hanno di tedeschi o slavi.

Avvicinare in modo facile e divertente gli italiani alla lingua e alla cultura magiare: solo poche migliaia di miei connazionali sanno l’ungherese, mentre oltre 100mila ungheresi conoscono la lingua italiana. Inoltre, il bilinguismo fa bene alla salute psico-fisica-relazionale individuale e alle relazioni tra i popoli.

Richiamare la necessità di valorizzare la diversità culturale (kulturális sokszínűség), che – assieme alla diversità biologica (biológiai sokféleség) – è la vera ricchezza dell’umanità. In particolare, penso che l’Unione Europea o sarà multiculturale e quindi multilingue, o non sarà (fermo restando l’esigenza di una lingua franca e, come sostiene Ulrich Beck, la necessità di accantonare la “nostalgia etnico-nazionale in tutte le sue forme”).

I primi due obiettivi rientrano nelle mie intenzioni iniziali nel realizzare il libro bilingue, nonché questo blog, che tesse una piccola trama di amicizie italo-ungheresi.
Il terzo è l’orizzonte di senso che ho poi scoperto necessario.

Il cammino su tale strada non è senza ostacoli. Quello principale si può riassumere così: c’è una distanza tra linguaggio accademico e linguaggio popolare, una differenza culturale tra parlanti e scriventi, difficili da colmare.
Il mio tentativo, forse vano, intende avvicinare cultura “alta” e “bassa”, tramite attività di divulgazione.
L’editoria italiana poco aiuta. Ed è difficile far uscire il modo accademico dalle sue torri d’avorio (pur utili all’approfondimento specialistico): ho incontrato alcune sensibilità positive, altre meno. Lo ha sperimentato anche, da trent’anni, la direttrice della rivista italo-ungherese Osservatorio Letterario di Ferrara, Melinda Tamás-Tarr (ora gratificata dall’alta onorificenza di Cavaliere della Repubblica).

Ecco perché sono grato a chi mi consente, comunque, di incontrare persone e tenere aperto un dialogo.
Il prossimo appuntamento, su invito dell’Associazione Culturale italo-ungherese del Triveneto (e il sostegno del Consolato onorario d’Ungheria), è a Venezia: un’incontro pubblico di presentazione del mio libro sui proverbi ungheresi (martedì 6 maggio alle ore 17.30, Teatro ai Frari).
Successivamente ci sarà un altro incontro pubblico a Milano (data da destinarsi), organizzato dal Comune di Milano (Sistema Biblioteche) e col patrocinio del Consolato Generale d’Ungheria.
Due appuntamenti per tutti gli appassionati, e i curiosi, di cose magiare.

NOTA

*) Il paremiologo ungherese Paczolay Gyula, che ha raccolto proverbi da tutto il mondo, ha individuato anche quei proverbi presenti solo in Ungheria: nella mia raccolta sono sedici (nn. 6, 101, 103, 116, 236, 288, 482, 492, 558, 578, 587, 609, 628, 629, 838, 878).

domenica 9 febbraio 2014

Bilancio anno culturale 2013.



A Veszprém con Paczolay Gyula
Un bilancio dell’Anno culturale italo-ungherese appena trascorso può essere considerato positivo. Il numero e il livello degli eventi culturali, nei due Paesi, è sembrato alto (v. post del 26 giugno ‘13), così come buona è apparsa la partecipazione del pubblico.
Ciò è ancor più rilevante se si considera che l’organizzazione di questa stagione culturale ha sofferto di inspiegabili assenze, come nel settore turistico dove non si registrano atti dell’ente italiano preposto (ENIT) o dell’Ufficio Turistico Ungherese.

Inoltre, gli eventi si sono svolti in un contesto internazionale non proprio favorevole. Ancora nel mondo, e in particolare in Europa, permane una congiuntura negativa.
Sul piano politico, l’Europa e le relazioni tra Stati non attraversano un periodo d’oro, anzi. In particolare, secondo il Calendario Atlante De Agostini 2014, le opposizioni in Ungheria e anche l’UE ritengono che alcune modifiche della Costituzione magiara “siano un pericolo reale per la democrazia e lo stato di diritto”.
Sul piano economico, la crisi è continuata ne 2013: nel 2012 il Pil dell’Eurozona è stato negativo (-0,6%), in particolare – a parte il caso Grecia –  per l’Italia (-2,4%) e per l’Ungheria (-1,7%).
Si può dire che stiamo ancora imparando, tutti, a diventare europei restando italiani, ungheresi, ecc. Nel 2014, a cent’anni dalla Grande Guerra (che vide italiani e ungheresi su fronti opposti), l’Europa ha l’occasione di dimostrare a se stessa e al mondo che non è più tempo di conflitti distruttivi, ma di cooperazione: l’unica strada che appare in grado di assicurare un futuro.

Eppure le relazioni italo-ungheresi si sono confermate buone, a dimostrazione che, al di là dei rapporti tra Stati e dei problemi congiunturali, l’amicizia tra i popoli e tra le persone è duratura. Ciò grazie ad alcune istituzioni (tra le altre, il Consolato generale d’Ungheria a Milano, l’Accademia d’Ungheria di Roma, l’Istituto di Cultura Italiana a Budapest, l’Università la Sapienza di Roma, l’Università ELTE di Budapest, la Associazioni italo-ungheresi, ecc.), e grazie ai solidi legami che uniscono tanti ungheresi e tanti italiani.
Un piccolo esempio di ciò è avvenuto il 30 gennaio scorso a Veszprém. Sono stato accolto con grande cordialità nella biblioteca provinciale Eötvös Károly per l’incontro di presentazione del mio libro bilingue di proverbi ungheresi, segnalato anche dal quotidiano locale Napló. Oltre al paremiologo Paczolay Gyula, uno studioso di grande umanità, ho potuto incontrare giovani ungheresi attratti dalla lingua italiana, e credo che ci saranno altri appuntamenti italo-ungheresi.

Infine, una considerazione per i prossimi eventi e anni culturali. Sembra opportuno non limitarsi a eventi della cosiddetta cultura “alta” (Verdi, Liszt ecc.), ma considerare la cultura “quell’insieme complesso che comprende le conoscenze, le credenze, l’arte, la morale, le leggi, i costumi e qualunque altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo in quanto membro della società” (Edward Taylor), insomma anche le espressioni culturali più popolari, così da coinvolgere un pubblico più vasto.

giovedì 9 gennaio 2014

Incontro italo-ungherese a Veszprém.



Paesaggio montano - Masolino da Panicale (1435)
Come anticipato (post del 16 dicembre), incontrerò a Veszprém Paczolay Gyula, il maggior studioso ungherese di proverbi. Nella prestigiosa biblioteca provinciale (Eötvös Károly Megyei Könyvtár), il prossimo 30 gennaio presenterò al pubblico il mio libro bilingue di proverbi ungheresi, Kecskére bízza a káposztát. Ricordo che ho estratto la maggior parte di essi dalle raccolte online di Paczolay (in ungherese e inglese), che ora potrò conoscere e ringraziare direttamente. Pur avendo compiuto 83 anni, Paczolay continua la sua opera di raccolta di proverbi e modi di dire, non solo ungheresi, ed è stato così gentile da inviarmene un nuovo elenco (lo pubblicherò sul blog appena tradotto in italiano).
Grazie all’ospitalità della direttrice della biblioteca pubblica, Pálmann Judit, potrò così interloquire con il noto paremiologo magiaro sulle affinità culturali tra i popoli ungherese e italiano.
La raccolta di proverbi è stato un mezzo per avvicinare gli italiani a lingua e cultura magiare. Questo “incontro di culture e lingue ungheresi e italiane” (A magyar és olasz nyelvek, kultúrák találkozása) è un mezzo per avvicinare gli ungheresi all’Italia e contribuire a rafforzare i legami tra i due popoli.

Veszprém è un’importante meta turistica ungherese, situata nella regione del Transdanubio (Dunántúl) centrale, in posizione privilegiata tra il lago Balaton e i monti della Selva Baconia (Bakonyerdő), sorta di collegamento tra Alpi e Carpazi.
Ha oltre 60mila abitanti ed è capoluogo dell’omonima provincia. Vi hanno sede l’Università Pannonica, una delle più antiche d’Europa, l’Arcivescovado, istituito già nel 1009, e la più antica cattedrale dell’Ungheria, quella di San Michele.
La sua origine è assai remota (ci sono tracce del neolitico); la leggenda vuole che sia stata edificata su sette colli. Veszprém è gemellata con una decina di città, tra cui Portomaggiore (FE).
Una veduta medievale della città ce l’ha data il pittore Masolino da Panicale (1383-1440), che nel 1435 ha affrescato un Paesaggio montano, dove compare Veszprém. Questo primo esempio in Italia di paesaggistica autonoma (senza soggetti religiosi o mitologici) è ancora visibile nel Palazzo Branda a Castiglione Olona (VA).



lunedì 16 dicembre 2013

Paczolay, il paremiologo ungherese.



Paczolay Gyula
Quante volte ci capita di incontrare l’autore di un libro che ci è piaciuto? Raramente, specie se il libro ha molti anni. Eppure mi capiterà.

Sono entrato in contatto con Paczolay Gyula, paremiologo ungherese, tra le maggiori autorità al mondo nella paremiologia (lo studio dei proverbi). L’avevo già ringraziato a distanza sulla mia raccolta di proverbi ungheresi, che ho tradotto in italiano, poiché dalle sue opere online ho attinto gran parte della documentazione (ho consultato anche le autorevoli raccolte paremiologiche di Bárdosi Vilmos e O. Nagy Gábor).
Paczolay è nato 83 anni fa a Ercsi, piccolo paese nella provincia di Fejér. Nella locale scuola media, il padre insegnava lingua, letteratura e storia ungherese. Le materie di studio preferite di Paczolay erano la matematica e le lingue straniere. Diventò ingegnere chimico laureandosi all’università di Veszprém, dove tornò come docente, dopo aver fatto esperienza come ingegnere di produzione e come ricercatore. Studiò anche in Italia, al Politecnico di Milano tra il 1962 e il 1963, imparando l’italiano. Imparò anche altre lingue (tedesco, latino, inglese, francese, russo, cinese, giapponese ed estone), avviando i suoi studi di paremiologia comparata. Dal 1975 cominciò a pubblicare suoi studi e ricerche, partecipando a convegni internazionali. Il suo “magnum opus” è il libro “European Proverbs” (De Proverbio.com, 2002), raccolta di 106 proverbi – parte della nostra comune eredità europea – con gli equivalenti in 55 lingue, comprese arabo, cinese e giapponese. Membro dal 2000 della Società Etnografica Ungherese, Paczolay ha ricevuto in tutto il mondo molti riconoscimenti al valore scientifico e culturale delle sue opere, tra i quali la Medaglia per il Folklore dall’UNESCO nel 2000.
Con i suoi studi, Paczolay ha mostrato che anche tra popoli molto distanti ci sono radici culturali comuni.

Ebbene, a fine gennaio avrò l’onore di conoscerlo personalmente, quando parteciperà alla presentazione del libro “Affida il cavolo alla capra. 1001 proverbie detti ungheresi alla biblioteca provinciale di Veszprém, nell’Ungheria centrale.

mercoledì 11 settembre 2013

Italo-ungherese in biblioteca.




Biblioteca nazionale Széchényi 
(Országos Széchényi Könyvtár, OSZK)
Il mio libro bilingue, Affida il cavolo alla capra. 1001 proverbi e detti ungheresi (Kecskére bízza a káposztát. 1001 magyar közmondás és szólás), già disponibile in biblioteche italiane (nella provincia di Milano, oltre che - per le copie d'obbligo - nella Biblioteca nazionale centrale di Roma e in quella di Firenze), si può ora chiedere in prestito anche in biblioteche ungheresi.

Infatti, in agosto sono stato a Budapest, dove ho donato il mio libro all’Istituto Italiano di Cultura, per la loro biblioteca. Ho consegnato inoltre copie per altre due biblioteche di Budapest: la Biblioteca Nazionale Széchényi e la Biblioteca universitaria dell’ELTE, che ha un Dipartimento d’italianistica e dove ha sede la Società Dante Alighieri.

Infine ho donato copie del libro, per le rispettive biblioteche comunali, ai sindaci della città di Székesfehérvár – gemellata con l’italiana Cento (FE) – dove abitano i miei amici ungheresi, e della città di Veszprém – gemellata con l’italiana Porto Maggiore (FE) – nella cui università ha insegnato Gyula Paczolay, dalle cui raccolte di proverbi online ho attinto materiale per il libro.