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giovedì 5 giugno 2014

Un ungherese a Milano.

Venezia: col Console Manno István
Signora: “Sono ungherese, in Italia da 14 anni, quasi avevo dimenticato la mia lingua. Ora voglio tornare ad interessarmene.”
Signore: “Sono italo-ungherese ma non ho mai partecipato alla vita associativa e culturale dei miei connazionali in Italia. Adesso desidero farlo.”
Ragazzo: “Sono italiano, ma mia madre è ungherese. Sto cominciando a studiare la lingua magiara e ho molte curiosità.”
Sono alcuni commenti a caldo, raccolti al termine dell’incontro a Venezia (il 6 maggio scorso) per la presentazione del mio libro di proverbi ungheresi. Italo-ungheresi di prima e seconda generazione, oltre a curiosi e appassionati italiani. Un incontro molto gratificante, ben organizzato da Anna Rossi (addetta consolare) - con l’associazione italo-ungherese - per condividere la passione per una lingua e una cultura: quella magiara.

Spero di raccogliere altrettanto entusiasmo a Milano, la mia città (anche se vivo in provincia e sono nato in Puglia). Giovedì 26 giugno, alle ore 18, sarò infatti nella prestigiosa Biblioteca Sormani (Sala del Grechetto) per parlare di lingua e cultura ungheresi e delle relazioni tra i due popoli, presentando il mio libro.
Il Console generale d’Ungheria a Milano, Manno István, porterà il suo saluto ai partecipanti a questa iniziativa promossa dal Comune (Settore Biblioteche).

Purtroppo, a Milano non c’è più un’associazione italo-ungherese (in passato, sì). Forse questo incontro, e soprattutto l’Expo (cui l’Ungheria parteciperà con un singolare padiglione a forma di “arca di Noè”), daranno una spinta per tale aggregazione.
Comunque, l’occasione di parlare dell’originalità della lingua ungherese a Milano –  capitale economica del “Bel Paese” –  consente anche di affrontare il tema della diversità culturale (kulturális sokszínűség). Come ha dichiarato l’UNESCO (2001), “La diversità culturale è, per il genere umano, necessaria quanto la biodiversità per qualsiasi forma di vita” e – a proposito di Expo – credo che essa sia una delle maggiori ricchezze che l’Europa può condividere col mondo: vero e proprio “cibo per la mente” (elgondolkodtató, direbbero gli ungheresi, letteralmente “ciò che fa riflettere”).

Ecco che ci fa un “ungherese” a Milano.

martedì 22 aprile 2014

Incontri italo-ungheresi a Venezia e Milano.



Mettere a confronto proverbi ungheresi e italiani per rilevare diversità ma anche comuni radici culturali (l’identità europea si è formata nel Medioevo dall’incontro – prima scontro – tra romani e c.d. barbari). Su 1001 proverbi o modi di dire ungheresi raccolti nel mio libro, ho trovato equivalenti italiani per il 96% di essi; non ne ho trovati per il restante 14% (ma forse in qualche caso esistono*), che però ne hanno di tedeschi o slavi.

Avvicinare in modo facile e divertente gli italiani alla lingua e alla cultura magiare: solo poche migliaia di miei connazionali sanno l’ungherese, mentre oltre 100mila ungheresi conoscono la lingua italiana. Inoltre, il bilinguismo fa bene alla salute psico-fisica-relazionale individuale e alle relazioni tra i popoli.

Richiamare la necessità di valorizzare la diversità culturale (kulturális sokszínűség), che – assieme alla diversità biologica (biológiai sokféleség) – è la vera ricchezza dell’umanità. In particolare, penso che l’Unione Europea o sarà multiculturale e quindi multilingue, o non sarà (fermo restando l’esigenza di una lingua franca e, come sostiene Ulrich Beck, la necessità di accantonare la “nostalgia etnico-nazionale in tutte le sue forme”).

I primi due obiettivi rientrano nelle mie intenzioni iniziali nel realizzare il libro bilingue, nonché questo blog, che tesse una piccola trama di amicizie italo-ungheresi.
Il terzo è l’orizzonte di senso che ho poi scoperto necessario.

Il cammino su tale strada non è senza ostacoli. Quello principale si può riassumere così: c’è una distanza tra linguaggio accademico e linguaggio popolare, una differenza culturale tra parlanti e scriventi, difficili da colmare.
Il mio tentativo, forse vano, intende avvicinare cultura “alta” e “bassa”, tramite attività di divulgazione.
L’editoria italiana poco aiuta. Ed è difficile far uscire il modo accademico dalle sue torri d’avorio (pur utili all’approfondimento specialistico): ho incontrato alcune sensibilità positive, altre meno. Lo ha sperimentato anche, da trent’anni, la direttrice della rivista italo-ungherese Osservatorio Letterario di Ferrara, Melinda Tamás-Tarr (ora gratificata dall’alta onorificenza di Cavaliere della Repubblica).

Ecco perché sono grato a chi mi consente, comunque, di incontrare persone e tenere aperto un dialogo.
Il prossimo appuntamento, su invito dell’Associazione Culturale italo-ungherese del Triveneto (e il sostegno del Consolato onorario d’Ungheria), è a Venezia: un’incontro pubblico di presentazione del mio libro sui proverbi ungheresi (martedì 6 maggio alle ore 17.30, Teatro ai Frari).
Successivamente ci sarà un altro incontro pubblico a Milano (data da destinarsi), organizzato dal Comune di Milano (Sistema Biblioteche) e col patrocinio del Consolato Generale d’Ungheria.
Due appuntamenti per tutti gli appassionati, e i curiosi, di cose magiare.

NOTA

*) Il paremiologo ungherese Paczolay Gyula, che ha raccolto proverbi da tutto il mondo, ha individuato anche quei proverbi presenti solo in Ungheria: nella mia raccolta sono sedici (nn. 6, 101, 103, 116, 236, 288, 482, 492, 558, 578, 587, 609, 628, 629, 838, 878).

martedì 19 novembre 2013

Diversità culturale e biologica s'incontrano a Firenze.



“La diversità culturale è necessaria per l’umanità quanto la biodiversità per la natura.” (dalla dichiarazione dell’UNESCO del 2 novembre 2001). Tali diversità sono dunque un valore e un patrimonio da preservare, per assicurare a noi e ai nostri discendenti un futuro socialmente e ambientalmente sostenibile.
Queste considerazioni erano solo latenti nei pensieri miei e dell’amico Giulio Rosetti, quando abbiamo pensato di organizzare a Firenze un incontro pubblico per promuovere la diversità culturale (kulturális sokszínűség) e la diversità biologica (biológiai sokféleség).
Giulio sta già promuovendo i prodotti agricoli biologici, in particolare olio e vino, dell’azienda toscana Dalle nostre mani, fondata con l’amico d’infanzia Lapo Tardelli. Prossimo appuntamento: sabato 30 novembre ore 18 alla Cascina Cuccagna di Milano.
Dal canto mio, cerco di contribuire a promuovere – attraverso questo blog e il libro sui proverbi ungheresi – la lingua e la cultura magiara.
Ma quando parliamo di lingua e di gusto, vengono in mente diversi significati: legati sia ai saperi che ai sapori (ungh. rispettivamente tudások e ízek). Così è diventato naturale associare i due percorsi e promuovere un incontro conviviale: “Parla come mangi/ Beszélj úgy, ahogy eszel, che si terrà venerdì 6 dicembre (h. 21, cena+lettura € 20 con prenotazione) presso l’enoteca-gastronomia Vivanda in via Santa Monaca n. 7, nel quartiere San Frediano di Firenze.
Là presenterò la mia raccolta bilingue di proverbi e detti ungheresi, in tandem con Giulio che dal canto suo presenterà i vini e l’olio nuovo della sua azienda.

L’ingresso è libero, con degustazione gratuita. Sono invitati gli amministratori del Comune di Firenze (città gemellata con Budapest), il Console onorario d’Ungheria, l’Associazione culturale italo-ungherese della Toscana e tutti i cittadini interessati.
Egészségünkre! (Alla nostra salute!).

-          il locale
-          il libro