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lunedì 29 dicembre 2014

L'Ufficio Turistico Ungherese cambia.


Cercate l’Ufficio Turistico Ungherese in Italia? È a Milano, ma non è più in via Giotto.
Questa estate si è spostato presso il Consolato, in via Fieno n. 3 (zona MM3 – Missori), ma in Internet trovate ancora il vecchio indirizzo.

È la rappresentanza ufficiale dell’Ente Turistico Ungherese, l’ufficio più appropriato per dare informazioni turistiche sull’Ungheria, ma anche dove raccontare le proprie impressioni dopo il viaggio. Naturalmente, si possono ottenere vari opuscoli e depliant.
È cambiato anche il direttore (anzi, direttrice) dell’ufficio:  Keresztes Dóra subentra a Obrofta Anita.

Nell’apposita conferenza stampa di pochi mesi fa, il Console Generale, Manno István, ha sostenuto che questo cambiamento migliorerà il lavoro di promozione: “È stato deciso di razionalizzare le rappresentanze del nostro Paese in città per essere più efficienti possibili”. La Keresztes ha rimarcato l’impegno del suo ufficio ad essere ancora presenti in Italia: “Crediamo molto nel mercato italiano, che dimostra un’attenzione costante all’Ungheria e si trova tra i primi mercati per importanza”. Novità in vista, con il restyling del sito internet e lo sbarco sui social media.
Info: info@turismoungherese.it tel. (0039) 02.72095737
Altre informazioni possono essere otteute direttamente in Ungheria, negli oltre 90 uffici di Tourinform.
L’Ambasciata italiana a Budapest è in Stefánia út, 95 - tel. (0036) 1 4606200.

giovedì 5 giugno 2014

Un ungherese a Milano.

Venezia: col Console Manno István
Signora: “Sono ungherese, in Italia da 14 anni, quasi avevo dimenticato la mia lingua. Ora voglio tornare ad interessarmene.”
Signore: “Sono italo-ungherese ma non ho mai partecipato alla vita associativa e culturale dei miei connazionali in Italia. Adesso desidero farlo.”
Ragazzo: “Sono italiano, ma mia madre è ungherese. Sto cominciando a studiare la lingua magiara e ho molte curiosità.”
Sono alcuni commenti a caldo, raccolti al termine dell’incontro a Venezia (il 6 maggio scorso) per la presentazione del mio libro di proverbi ungheresi. Italo-ungheresi di prima e seconda generazione, oltre a curiosi e appassionati italiani. Un incontro molto gratificante, ben organizzato da Anna Rossi (addetta consolare) - con l’associazione italo-ungherese - per condividere la passione per una lingua e una cultura: quella magiara.

Spero di raccogliere altrettanto entusiasmo a Milano, la mia città (anche se vivo in provincia e sono nato in Puglia). Giovedì 26 giugno, alle ore 18, sarò infatti nella prestigiosa Biblioteca Sormani (Sala del Grechetto) per parlare di lingua e cultura ungheresi e delle relazioni tra i due popoli, presentando il mio libro.
Il Console generale d’Ungheria a Milano, Manno István, porterà il suo saluto ai partecipanti a questa iniziativa promossa dal Comune (Settore Biblioteche).

Purtroppo, a Milano non c’è più un’associazione italo-ungherese (in passato, sì). Forse questo incontro, e soprattutto l’Expo (cui l’Ungheria parteciperà con un singolare padiglione a forma di “arca di Noè”), daranno una spinta per tale aggregazione.
Comunque, l’occasione di parlare dell’originalità della lingua ungherese a Milano –  capitale economica del “Bel Paese” –  consente anche di affrontare il tema della diversità culturale (kulturális sokszínűség). Come ha dichiarato l’UNESCO (2001), “La diversità culturale è, per il genere umano, necessaria quanto la biodiversità per qualsiasi forma di vita” e – a proposito di Expo – credo che essa sia una delle maggiori ricchezze che l’Europa può condividere col mondo: vero e proprio “cibo per la mente” (elgondolkodtató, direbbero gli ungheresi, letteralmente “ciò che fa riflettere”).

Ecco che ci fa un “ungherese” a Milano.

lunedì 24 marzo 2014

Il “grembo di luce “ di Katinka.



“Spiritualità corporale” è l'ossimoro che mi suggerisce la lettura delle poesie di Borsányi Katinka, dense di religiosità.
Ma, una seconda lettura rivela un codice di rappresentazione che trascende la forma assunta dal suo linguaggio poetico. La figura simbolica di un Dio maschio appare come il centro di gravità che consente di sfuggire alla forza centrifuga della caducità umana, espressa dalla fragilità dell'uomo (anzi, in questo caso, della donna) e dal suo insondabile inconscio.
Un vitale sentimento di mistico eroismo, venato dalla malinconia per le proprie radici: questo percepisco nei versi di Borsányi, che - anche se non appartengono alle mie corde – mi comunicano qualcosa di condiviso.

Ma chi è Borsányi Katinka?
L'ho conosciuta alla commemorazione del 15 marzo ungherese (la rivoluzione del 1848). A Milano, il console Manno István e la parlamantare ungherese Ékes Ilidiko hanno ricordato gli ideali di libertà, che affratellarono italiani e ungheresi. Poi hanno dato prestigiosi riconoscimenti all'avvocato Giovanni Bana e al regista Gilberto Martinelli. Ma prima hanno dato spazio a Borsányi Katinka che, con un'interpretazione piena di pathos, ha letto alcune poesie. È stato naturale per me darle una copia del mio libro di proverbi ungheresi. Pochi giorni dopo mi ha spedito il suo primo libro di poesie: Grembo di luce (Albatros Il Filo, 2011), che commento sopra.
Ho poi scoperto che Borsányi - nata nel '75 a Budapest, laureata in italianistica e studiosa di magiaristica - da quindici anni vive in Italia ed è una promotrice culturale della lingua e della cultura ungheresi in Italia. In ciò la sento vicina, poiché - pur con molta meno competenza - da un anno mi cimento nel ruolo di “mediatore culturale” tra italiani e ungheresi.
Nel 2009 Borsányi ha anche scritto, in ungherese, una sorta di diario sulla sua esperienza italiana, Venétföldi levelek (lettere della terra veneta).
Raramente scrittori o poeti rendono giustizia alle loro opere nella lettura. Invece, Katinka ha rivelato doti interpetative fuori dal comune; mi auguro che il suo messaggio appassionato raggiunga, con la parola scritta ma anche con quella declamata, un pubblico più vasto.

giovedì 5 dicembre 2013

Petőfi nel “cuore” di Milano.



Cortile degli Spiriti Magni (al centro la statua di Petőfi Sándor)
Petőfi Sándor (in ungherese il cognome precede sempre il nome) nel “cuore” di Milano è un fatto, più che una metafora.
Prima di una spiegazione, ecco l’origine di questa notizia inedita.

Il 4 dicembre si è inaugurata a Milano la mostra “Artisti, poeti e intellettuali del Rinascimento sulle rive del Danubio” (visitabile fino al 2 febbraio), a cura del Museo Letterario Petőfi di Budapest e in collaborazione con la Pinacoteca Ambrosiana.

La direttrice del PIM (Petőfi Irodalmi Múzeum), Csorba Csilla, ha illustrato le relazioni culturali italo-ungheresi nel Rinascimento (di cui restano poche testimonianze, in particolare quelle raccolte dall’antico circolo Sodalitas Litteraria Danubiana) e nel Risorgimento. Di quest’ultimo periodo ha ricordato in particolare la figura romantica del poeta e patriota Petőfi Sándor (1823-1849), i cui ideali romantici di amore e libertà ebbero larga eco anche in Italia come esemplare unità di pensiero e azione. Csorba ha inoltre segnalato la mostra organizzata a maggio di quest’anno a Budapest, Délszaki kalandok (“Avventure mediterranee”), sulla presenza degli scrittori ungheresi in Italia a cavallo tra XIX e XX secolo.

Don Federico Gallo, direttore della Biblioteca Ambrosiana, ha raccontato la nascita e lo sviluppo della Fondazione Card. Federico Borromeo. Questo luogo unisce biblioteca, pinacoteca e accademia: fu inaugurato l’8 dicembre 1609 per volere di Federico Borromeo – intellettuale aperto (era in corrispondenza con Galileo Galilei) e cugino del più famoso San Carlo – al fine di coniugare conoscenza e bellezza. Il complesso edilizio comprende anche il tempio del Santo Sepolcro, dove – come ha ricordato il console Manno István – ogni anno si celebra una messa per ricordare la rivoluzione ungherese del 1848: il prossimo 15 marzo 2014 sarà il 65° anniversario di questo incontro di ungheresi a Milano.

Don Federico Gallo e Csorba Csilla
Nel centro della Fondazione – sulle rovine dell’antico foro romano (il “cuore” dell’antica Mediolanum) sorge il Cortile degli Spiriti Magni, che ospita statue di famosi personaggi della cultura universale (Dante, Goethe, Platone ecc.).
Tra queste, c’è la statua di Petőfi Sándor, realizzata dallo scultore ungherese Béni Ferenczy nel 1948, ma – data l’iniziale opposizione delle autorità ungheresi – collocata nella sua destinazione finale solo nel 1973.
Ecco perché si può affermare che Petőfi è nel “cuore” di Milano.

PS: naturalmente adesso il Museo Letterario Petőfi e la Biblioteca Ambrosiana hanno una copia della mia raccolta di proverbi ungheresi.