lunedì 14 settembre 2015

Da Budapest a Milano. Da Raffaello a Schiele.

Autoritratto come martire, Artemisia Gentileschi (1593-1653)
Una delle maggiori collezioni di quadri al mondo è al Museo di Belle Arti di Budapest (Szépművészeti Múzeum).

Dal 17 settembre 2015 al 7 febbraio 2016 Milano (Palazzo Reale) ospita 76 capolavori provenienti dal museo ungherese. 
Si tratta della mostra “Da Raffaello a Schiele”: una sorta di “museo ideale” con l'evoluzione del'arte moderna..
La storia della pittura occidentale (con i suoi vari generi), dal Rinascimento al Novecento, viene ripercorsa attraverso alcune delle più belle opere di Artemisia Gentileschi, Cezanne, Dürer, Gauguin, Goya, Manet, Monet, Rodin, Raffaello, Schiele, Tintoretto.
Oltre ai dipinti, sono esposti alcuni disegni preparatori delle opere.

martedì 8 settembre 2015

Karinthy Frigyes: l'humor di un giornalista [post biligue/kétnyelvű post].

“L’uomo e la donna... come potrebbero capirsi. Infatti ciascuno dei due vuole qualcosa di differente. L’uomo la donna, e la donna l’uomo.” 
È un acuto e ironico aforisma di Karinthy Frigyes (1887-1938), giornalista, scrittore e soprattutto straordinario umorista ungherese. Una volta annotò: “L’umorismo è tutta la verità”.
Secondo Lajos Nagy, chi lo incontrava pensava: “Cosa frulla nella testa del maestro?” Spesso si lamentava della maleducazione della gente. Sull’ultimo taccuino scrisse queste amare righe: “Mi usano come la patata in Europa: colgono i miei fiori e i miei frutti (umorismo e barzellette) e gettano via il tubero (la mia filosofia)”.

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“Férfi és nő... hogyan is érthetné meg egymást. Hiszen mindkettő mást akar. A férfi: a nőt. A nő: a férfit.”. Ez egy Karinthy éles és gúnyos aforizmaja.
Újságíró, író, mindenekfelett rendkívüli magyar humorista, Karinthy Frigyes (1887-1938) volt.
“A humor a teljes igazság” – egyszer jegyezte fel.
Nagy Lajos szerinte, ki találkozott vele azt gondolta: “ Miben sántikál éppen most a mester agygörbéje?”. Gyakran panaszkodott az emberek szemtelenségről. Az utolsó noteszba ezek a keserű sorokat irtá: “Úgy használnak engem, mint a krumplit Európában – virágomat és gyümölcsömet (humor és vicc) tépik, a gyökérgumót (filozófiámat) eldobják”.

Nel Lessico balordo prendeva in giro anche i proverbi. Ecco qualche esempio (mia traduzione).
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Az Együgyű lexikon-ban a közmondásokat is csúfolta. Itt van néhány példa a Karinthy magyarázataival (hű forditás).

Kaparj, kurta, neked is lesz.
Például ha valakinek valami bőrbetegsége van, és azt egy másik ember kaparja, neki is lesz.

Gratta, piccolo, anche tu ne avrai.
Per esempio se qualcuno ha qualche malattia cutanea e gratta un altro, anch’egli l’avrà.

Eső után köpönyeg.
Egészségügyi szabály, mert eső után rendesen hűvösebb a levegő, és így ajánlatos übercigert húzni.

Il mantello dopo la pioggia.
Norma igienica, perché dopo la pioggia l’aria si è rinfrescata per bene e così è consigliabile infilarsi il soprabito.

Vér nem válik vízzé.
A legújabb orvosi tudomány által megdöntött tapasztalat (lásd: vízibetegségek).

Il sangue non si trasforma in acqua.
Esperienza fatta a pezzi dalla più recente scienza medica (leggi: malattie dell’acqua).

Kutyából nem lesz szalonna.
Legfeljebb disznózsír.

Da un cane non ci sarà salsiccia.
Tuttalpiù grasso di maiale.

Addig nyújtózkodj, amíg a takaród ér.
Egészségügyi tanács, ami főleg azoknak kellemetlen, akiknek nagyon hosszú takarójuk van; ezeknek néha kétméternyire ki kell nyújtózkodni.

Allungati fino a quanto arriva la tua coperta.
Consiglio sanitario, sgradevole soprattutto per quelli che hanno la coperta lunghissima; questi devono allungarsi almeno due metri.

Minden látszat csal.
De minden csaló látszik.

Ogni apparenza inganna.
Ma ogni ingannatore si vede.


mercoledì 2 settembre 2015

Szekszárd e il mistero di Wood Morrison.

A volte qualche follower diventa collaboratore di questo blog e manda uno scritto. E a volte dietro alle parole si cela un mistero.
È il caso ora dell'americano Mark Wood Morrison (45 anni), che segnala la città ungherese di Szekszárd (circa 34mila abitanti, capoluogo della provincia di Tolna, nel Transdanubio, sud dell'Ungheria), “famosa per le produzioni di vini e situata a sud del fiume Sió, che collega il lago di Balaton el Danubio”.

Continuo la segnalazione con le parole di Mark (mia traduzione dall'inglese).
“Questa piccola città è la più importante di una regione chiamata Sárköz. Nei secoli passati fu un insediamento celtico e poi romano. Il sesto re d'Ungheria, Bela I, le conferì lo status di Città Reale e nel 1061 fondò un'abbazia benedettina. Il municipio fu progettato nel 1828 da Mihály Pollack, e all'interno ci sono la Sala Liszt e la Galleria Ester Mattioni. Liszt visse nel Palazzo d'Agosto. Un altro interessante museo mostra la vita e le opere di Mihály Babits (1833-1941). Non molto lontano sul monte Kálvária nel 1986 fu costruita una scultura da István Kiss per celebrare il 925° anniversario della fondazione della città. Mihály Pollack (30 agosto 1773 – 5 gennaio 1855) fu un architetto ungherese, figura chiave dell'architettura neoclassica. La sua opera principale è il Museo Nazionale Ungherese (1837-1846). Mihály Pollack è nato a Vienna nel 1773. Tra il 1793-1974 si trasferì a Milano dal suo fratellastro architetto Leopold Pollack. Nel 1798 si trasferì a Pest, dove nel 1808 assunse un ruolo guida nella Commissione per l'Abbellimento della città, e divenne sempre più influente. Tra il 1810 e il 1830 progettò molti edifici residenziali, e più tardi palazzi ed edifici pubblici. La sua espressione architettonica progredì dal barocco verso lo stile neoclassico.”

Posso aggiungere di mio che la zona di Sárköz comprende alcuni piccoli villaggi, come Öcseny, Decs, Sárpilis e Alsónyék. Poco più a sud esiste anche la città di Sárköz, che nel primo dopoguerra diventò parte della Romania.

Quale mistero si cela dietro tale segnalazione?
In calce a questo scritto, Mark aggiunge – oltre alla propria data di nascita – queste informazioni.
“James Morrison dei Doors (8 dicembre 1943 – 3 giugno 1971) nacque in Florida, a Melbourne, ma i genitori di Morrison vivevano a Roma (Usa).
L'attrice Natalie Wood (cognome Usa) nacque il 20 giugno 1938 in Russia [in realtà, da genitori russi ma a San Francisco, Usa, ndr] e morì il 29 novembre 1981 in Usa.”

Insomma, Mark sarebbe il figlio naturale del poeta-cantautore Jim Morrison e dell'attrice Natalie Wood (entrambi morti in circostanze misteriose), anche se ufficialmente non risulta un legame tra i due artisti.
È così, o è solo un desiderio?
E cosa lega Mark alla cittadina ungherese di Szekszárd?

martedì 1 settembre 2015

Proverbio/detto ungherese del mese (1029).


Ne együk meg az aranytojást tojó tyúkot, ovvero dall'ungherese: “non mangiare la gallina dalle uova d'oro”. È un proverbio prescrittivo noto anche in inglese: The hen laying golden eggs should not be eaten, “la gallina dalle uova d'oro non dev'essere mangiata”.
In italiano esiste solo come modo di dire: “trovare la gallina dalle uova d'oro”, cioè qualcuno o qualcosa che ci porta un guadagno facile e cospicuo.
Tali espressioni derivano da una favola del greco Esopo (620-560 a.c). Un tale aveva una gallina che gli faceva uova d'oro. Credendo dunque che all'interno ci fosse una massa d'oro, le tirò il collo, ma trovò che era simile alle altre galline. Così per aver sperato di trovare in essa un intero tesoro, restò privo anche del modesto guadagno.
Ecco la morale di Esopo: sia pago ognuno di ciò che ha e fugga lontano dall'insaziabile cupidigia.

In italiano esiste un'espressione analoga ancora più utilizzata: “segare il ramo su cui si è seduti”, una metafora utilizzata anche da Bertolt Brecht nell'Esilio: “segavano i rami sui quali erano seduti e si scambiavano a gran voce la loro esperienza di come segare più in fretta, e precipitarono con uno schianto, e quelli che li videro scossero la testa segando e continuarono a segare”.

Insomma, spesso l'uomo ha un comportamento stupido, un egoismo stupido incapace di vedere il futuro anche prossimo. Anche senza appellarsi all'altruismo e alla solidarietà, sarebbe sufficiente un comportamento da “egoismo solidale” per affrontare con successo i gravi problemi del proprio paese, dell'UE, del mondo.
L'attuale vicenda UE-Grecia non sembra mostrare, purtroppo, tale lungimiranza da parte dei vertici europei (v. articolo dell'economista americano Barry Eichengreen sul Sole 24ore del 16 luglio 2015 dal titolo esplicativo: Un accordo che contiene misure draconiane. La Grecia e l'Europa meritano di meglio. Il programma imposto dalla Germania spingerà Atene fuori dall'euro).
Potremmo applicare all'UE un amaro aforisma di Giuseppe Giusti: il Buonsenso, che già fu caposcuola, ora in parecchie scuole è morto affatto; la Scienza, sua figliola l'uccise, per veder com'era fatto.
In conclusione, come recita un vecchio proverbio contadino: chi troppo munge, ne ricava sangue.

giovedì 27 agosto 2015

Il ritorno di Karinthy e Konrád.

Konrád György
É rara in Italia la pubblicazione di romanzieri ungheresi, viventi o scomparsi. Nelle librerie sono arrivati da poco due libri, che vale la pena di leggere.

Epepe di Karinthy Ferenc (1921-1992), tradotto da Laura Sgarioto e pubblicato da Adelphi, è un libro da incubo: quello del protagonista, Budai, che si ritrova in un paese inospitale e dal linguaggio incomprensibile, dove un temporaneo sollievo gli proviene dalla breve relazioe amorosa e linguistica con la sconosciuta Epepe.
Karinthy Ferenc, figlio del più noto Frigyes (scrittore e giornalista dall'amara vena ironica), fu anche giornalista e traduttore. Scrisse in tutto dieci romanzi. Epepe, scritto nel 1970, è l'unico finora tradotto in italiano (nel 2001 ci fu una prima edizione, tradotta da Agi Berta per le edizioni Voland)

Partenza e ritorno di Konrád György (1933), tradotto da Rényi Andrea per le edizioni Keller, è invece un libro testimonianza, quasi autobiografico, scritto nel 2001 (Elutazás és hazatérés). Di agiata famiglia borghese d'origine ebraica, negli anni prima della sconda guerra mondiale Konrád vide svanire il mito della Mitteleuropa e manifestarsi lo spettro del nazismo e dell'olocausto. In questo romanzo racconta questo passaggio tragico, intrecciando la Storia con la sua esperienza personale.
Konrád è anche un intellettuale scomodo. Dissidente negli anni del regime socialista, ritornato in patria è stato uno dei fondatori del Movimento dei liberi democratici ungheresi (SZDSZ, secondo partito nelle elezioni del 1990). Nel 2012 – in un articolo comparso anche sul New York Times, Hungary's Junk Democracy (la democrazia spazzatura dell'Ungheria) – non ha risparmiato critiche alla nuova Costituzione voluta dal governo Orban.
Con Konrád – già presidente del Pen Club e insignito del Premi Internazionale per la pace (Francoforte, 1989) – l'editoria italiana è stata più generosa, pubblicando anche altri tre romanzi: Ebrei. Il popolo universale (trad. E. Horváth e G. Volpi, Gaspari, 2013); Il perdente (trad. Bruno Ventavoli, Anabasi, 1995); Il visitatore (trad. M. Martinelli Molnar, Bompiani, 1975).

martedì 25 agosto 2015

Heller Agnés: Europa al bivio.

I migranti sono una sfida, ma la risposta dev'essere eurpea, non nazionale. L'Europa perderà la sua anima se il populismo nazionalista prevarrà sulla solidarietà. E servirebbe una Costituzione europea.
Sono in sintesi i contenuti dell'intervista rilasciata a la Repubblica (sul quotidiano di oggi) dalla filosofa ungherese Heller Agnés (86 anni).

Già ieri sullo stesso giornale era comparsa un'intervista al presidente della Commissione UE, Jean-Claude Junker, il quale lanciava un monito all'Europa: non alziamo muri contro i migranti, ma includiamoli. Con condizioni severe d'integrazione, aggiunge la Heller. La quale ricorda come, invece, gli Usa siano più capaci di accogliere gli stranieri e se ne siano avvantaggiati in economia, scienza, cultura ed eccellenze. “Chi è accolto come nemico diventa nemico. Chi è integrato diventa patriota come i nuovi americani”, sottolinea la Heller. E ammonisce: “L'avversione allo straniero non ci difenderà dagli arrivi in massa, ma ci impoverirà nell'animo”.

Un'osservazione all'intervista di Andrea Tarquini alla Heller: la filosofa ungherese viene definita intellettuale marxista, ma lei da tempo non si definisce tale (v. post del 23 e 30 settembre 2013).
Sul rapporto tra il pensiero della Heller e quello di Karl Marx si può ancora leggere una bella intervista sulla Stampa del novembre 2008.