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lunedì 27 aprile 2015

Savaria, la più antica città magiara, oggi “posto del sabato”.

la piazza principale (Fő Tér) di Szombathely
Ospiterà stabilmente il padiglione ungherese all’Expo 2015, quando questa esposizione chiuderà e il padiglione smontato.
È la città ungherese di Szombathely (letteralmente “posto del sabato”, dal mercato settimanale che lì si svolge fin dalle origini). Con ca. 80mila abitanti, è il capoluogo della provincia di Vas, nell’Ungheria occidentale, al confine con la Slovenia (a metà tra i monti Kőszeg e il fiume Rába). Ha un bel centro storico (barocco austriaco) ed è vicino a un parco nazionale, a cavallo tra Austria e Ungheria, ricco di flora e fauna e di sentieri panoramici.

Al tempo della romana Pannonia, si chiamava Savaria, la più antica città in terra magiara, fondata nel 43 a.C. col nome di Colonia Claudia Savariensum. Nel 316 d.C. vi nacque colui che fu poi conosciuto come San Martino di Tours.
È gemellata con 12 città europee, tra cui le italiane Lecco e Ferrara.
Ogni anno, in agosto vi si svolge una manifestazione storica, con i costumi degli antichi romani. È stato addirittura ricostruito un tempio romano, l’Iseum, sui resti di un antico tempio dedicato a Iside. Di fronte trovaimo le due torri moresche di un bel edifici che fu una delle sinagoghe (oggi scuola di musica) tra le più grandi d’Ungheria.

Nelle vicinanze c’è la cittadina di Köszeg, con una bella fortezza dove nel 1532 il capitano Jurisics Miklós guidò per 25 giorni la resistenza contro i turchi, che avevavo occupato tutta l’Ungheria e volevano anche conquistare Vienna.
Altro gioiello architettonico si trova a Ják, un paesino a pochi chilometri da Szombathely: è una delle basiliche più antiche d’Ungheria, risalente al XIV secolo.

mercoledì 8 aprile 2015

Adria-Danubia: 4° festival di storia e cultura.

Le commemorazioni del centenario della prima guerra mondiale sono già iniziate lo scorso anno, anche se l’Italia entrò ufficialmente nel conflitto solo nel 1915, e continueranno fino al 2018.
Un obbligo morale. La memoria collettiva di quel conflitto terribile sconvolse tutta l’Europa e non solo: ne sono testimonaninza i monumenti ai caduti costruiti in ogni comunità (10 milioni di morti e 21 milioni di feriti), che furono aggiornati con i caduti del secondo conflitto mondiale. “Mai più!” si disse e in tal senso nel ’19 sorse la “Società delle Nazioni”, dopo il ’45 sostituita dall’ONU.

Una pregevole iniziativa, in tal senso, è il 4° Festival di storia e cultura, promosso dal Centro Studi Adria-Danubia e la collaborazione di vari enti e associazioni, italiane e ungheresi (in particolare, le università di Szeged e Szombathely). Una tre giorni di conferenze e incontri, che si svolgerà nell’estremo nord-est dell’Italia.
Si comincia venerdì 10 aprile (h. 15) a Gorizia (Istituto di Sociologia Internazionale, via Mazzini n. 13) con il convegno “La guerra degli altri. Italiani e ungheresi di fronte alla Grande Guerra”, in cui si alterneranno cinque relatori: Gizella Nemeth, Stefano Pilotto, Antonio Sciacovelli, Szabó Tibor, Gianluca Volpi.
Sabato 11 (h. 9) ci si sposta a Sistiana dove è la volta del convegno “L’inferno del Carso. Guerra, memoria, letteratura”, in cui si avvicenderanno ben diciassette relatori; oltre ad alcuni della prima giornata, intervengono: Balla Tibor, Aron Coceancig, Aron e Kinga David, Mauro Depetroni, Adriano Papo, Gianluca Pastori, Tatiana Rojc, Marina Rossi, Fulvio e Lorenzo Salimbeni, Sergio Tazzer.
Infine, domenica 12 a Trieste (h. 10.30) lettura di diari e poesie dell’epoca, a cura di Sciacovelli, con un intervento musicale curato dal Collegio del Mondo Unito.


lunedì 11 agosto 2014

“Il cibo italiano è un modello anche per noi” ungheresi.

Il padiglione ungherese a Expo 2015.
Siamo ormai a meno di un anno dall’Expo 2015, che si terrà a Milano dal 1° maggio al 31 ottobre. L’esposizione torna in Italia dopo 54 anni: l’ultima volta fu a Torino, nel 1961, con tema “il lavoro”.

A maggio, il Gambero Rosso (rivista di cultura enogastronomica) dedica un supplemento all’evento, intervistando i rappresentanti di numerosi Paesi. Non manca l’Ungheria, per la quale ha risposto l’ambasciatore Balla János.
Gli intervistati rispondevano a tre domande, sotto il titolo di “Biodiversità a colori”:
1.      come il Suo Paese guarda all’Expo? Quali sono le aspettative?
2.      Cosa pensa dell’Italia dal punto di vista dei prodotti agroalimentari e della sua cucine? Come si guarda all’Italia nel suo Paese?
3.      Quali saranno i progetti che il Suo Paese promuoverà all’Expo 2015 di Milano? Quali i prodotti più rappresentativi?

Il tema di expo – è la prima risposta di Balla – coincide con l’impegno che si è data l’Ungheria per garantire alle generazioni che verranno un’alimentazione e un’agricoltura sostenibili e sane, anche perché il nostro paese è uno di quei pochi pesi al mondo in cui è vietata la coltivazione di piante geneticamente modificate”.
Sul secondo quesito, Balla conferma l’eccellente reputazione del cibo italiano, un modello anche per gli ungheresi, e la consolidata presenza dei prodotti agroalimentari del Bel Paese in Ungheria.
Infine, alla terza domanda, Balla conferma quanto si sapeva sul risalto che verrà dato alle risorse idriche del Paese magiaro, ricco di fonti termali. Naturalmente sarà presente la tradizione culinaria ungherese, che sarà possibile gustare – insieme ai pregiati vini – nell’apposita area di ristorazione. L’importanza dei materiali naturali e riciclabili sarà sottolineata dal loro utilizzo per il padiglione ungherese (a forma di arca), che alla fine sarà smontato per poi essere collocato a Szombathely, capoluogo della provincia di Vas, nel Transdanubio occidentale, la città più antica dell’Ungheria.


-          sito ufficiale Expo 2015