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martedì 2 luglio 2013

Proverbio/detto ungherese del mese (1003)

Il modo di dire di luglio è un’allegoria possibile solo nel lessico ungherese.
Egyik gubás, másik subás, letteralmente “l’uno col pastrano e l’altro col mantello”, sta a indicare due persone che sembrano diverse ma in realtà sono molto simili.
Il detto italiano equivalente è “tutti d’un pelo e d’una lana”, cioè persone della stessa indole. Per il poeta Giuseppe Giusti (1809-1850) significava “essere tutti uguali, ma quasi sempre in senso tristo”. Oggi si usa maggiormente il modo di dire “essere della stessa risma”, solitamente usato per le persone in senso spregiativo. Ancor più semplicemente, e spesso in modo qualunquista, s’usa dire: “son tutti uguali!”.

Il guba era una specie di pastrano di panno (ma anche giubba), di solito associato a gente povera. Il suba un mantello di montone, associato ai ricchi.
Ecco perché un altro proverbio – il 765 della mia raccolta Affida il cavolo alla capra – utilizza i due termini per rappresentare una differenza di classe: suba subához, guba gubához, “il mantello (va) dal mantello, il pastrano (va) dal pastrano”, e cioè i ricchi stiano coi ricchi e i poveri coi poveri.
L’equivalente italiano (meno classista) è: “donne e buoi dei paesi tuoi”.
Si nota un diverso utilizzo degli stessi due sostantivi: nel primo caso per indicare una similitudine; nel secondo, una differenza

Questo detto ungherese ha una forma quasi perfetta (in detti e proverbi la forma è spesso più interessante del contenuto). Ci sono: brevità, rima e ritmo. E c’è anche un “bisticcio” (gioco di parole): due parole simili ma di significato diverso.
In tal modo un motto è incisivo e s’incide nella memoria, affiorando poi nel discorso quando la situazione lo richiede. Una tecnica di cui s’è appropriata l’adversiting, l’industria della pubblicità, per catturare i potenziali clienti.

martedì 4 giugno 2013

Proverbio/detto ungherese del mese (1002).

Ogni mese, su questo blog, il mio libro Affida il cavolo alla capra. 1001 proverbi e detti ungheresi (Youcanprint.it, 2013) sarà arricchito di un nuovo motto magiaro,  con traduzione fedele ed equivalente (o sinonimo) italiano. Si parte dunque dal milleduesimo.

Tükröt tart valaki elé, “tiene uno specchio davanti a qualcuno”. Significa mostrare o far scoprire a qualcuno i suoi pregi e (soprattutto) difetti.
Una versione più antica, e pessimista, è questa: vaknak mutat tükröt, “mostra uno specchio a un cieco”, cioè cercare inutilmente di far riflettere qualcuno.
Ecco una versione più recente: nincs senki, aki tükröt tart neki, “ non c’è nessuno che gli tiene lo specchio (davanti)”. In tal caso, si auspica che qualcuno riesca a far riflettere una persona conosciuta, che non sembra consapevole del proprio comportamento o dei propri atti.

Questo modo di dire ungherese ha un equivalente italiano: guardarsi allo specchio.
Si dice a/di persona che avrebbe bisogno di farsi un esame di coscienza o un’autocritica.
Es: “Dovresti guardarti allo specchio qualche volta!”, che sottintende la necessità di maggiore consapevolezza delle proprie caratteristiche negative, o dei propri sbagli, da parte della persona cui è rivolto tale consiglio.