La mia raccolta, Affida il cavolo alla capra, si arricchisce ogni mese di un nuovo proverbio o detto ungherese. Ecco quello di agosto (1004°).
Egy undok szó nehezebb egy ütésnél, “una brutta parola è più dura di una percossa”.
Ce n’è un altro analogo, ancora più esplicito: a nyelv gonosz fegyver, “la lingua è un’arma malvagia”. Anche in italiano c’è più di un equivalente: ne ammazza più la lingua che la spada, oppure la lingua non ha osso ma rompe il dosso. Il significato è univoco: a volte, una parola può far male più di uno schiaffo, specie se si tratta di calunnia o diffamazione.
Ma torniamo al detto che ha dato il titolo alla mia raccolta (e al proverbio corrispondente: L'uomo saggio non affida il proprio giardino a una capra). Ho trovato nuovi riferimenti che lo considerano presente ancora in Italia nel 1869(!) Lo si rileva da un intervento del senatore toscano Atto Vannucci agli incontri del Reale Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti. L’argomento trattato era la presenza di “inganni, falsità, malizie” nei proverbi, una lunghissima storia in cui “anche gli animali hanno una parte non piccola ... come satira e rimprovero agli uomini”. A proposito del lupo, Vannucci sottolinea che “è ridicolezza e follia porre in sua custodia la pecora” (l’originale latino è: ovem lupo committere), sarebbe come “dare al ladro la preda che agogna”. E annota tre proverbi italiani equivalenti: dar la lattuga in guardia ai paperi; dar le pere in guardia all’orso; raccomandare alla capra i cavoli. Quest’ultimo, come si vede, è identico a quello ungherese del titolo della mia raccolta; entrambi derivati dall’originale latino. In Italia è poi scomparso dall’uso (in Ungheria no), ma servirebbe ancora come consiglio agli italiani: “attenti ai conflitti d’interesse delle persone a cui state per affidare un vostro bene!”
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giovedì 1 agosto 2013
domenica 30 giugno 2013
Magyarul 2: editoria ungherese attenta.
Continua il viaggio dedicato a chi desidera studiare l’ungherese (magyarul) in Italia.
Dopo la 1° tappa (il 16 giugno), dedicata all'editoria italiana, questa riguarda l’editoria ungherese, più attenta di quella italiana ai testi ungherese-italiano.
Naturalmente, le librerie ungheresi sono ben fornite di testi per apprendere la propria lingua. Anche in questo caso – come per l’editoria italiana – ho prodotto una bibliografia, che però non ha pretesa di completezza. Mi sono limitato ai testi sulla lingua ungherese utilizzati nelle università italiane e a qualche testo più semplice.
Come ho accennato nel precedente post, il libro di testo più diffuso in Italia è il Manuale della lingua ungherese di Pál Fábián (1970). Necessiterebbe di un aggiornamento, anche per tener conto degli americanismi che – nel frattempo – hanno invaso l’ungherese, fenomeno che Fábián cercò di arginare col “movimento per la difesa della lingua ungherese” (Nyelvművelő mozgalom).
Altri libri di testo importanti sono quelli di Durst (2005), Erdos-Prileszky (2010), Hegedus (2004), Hlavacska (2002), Korchamaros (2007).
Meno impegnativi, anche se non meno rigorosi, i testi di Fábián e Gheno (2003 e 1986) sulle locuzioni e i modi di dire della lingua italiana - un utile ausilio all’apprendimento dell’ungherese - oppure il sintetico testo di grammatica della Német (1997).
Segnalo anche due libri ungheresi sulla lingua italiana (non sono gli unici), reversibili nell’uso, cioè utilizzabili anche dagli italiani:
· AA.VV., Vigyázz, olasz! (Grimm, 2006)
· Király Rudolf, Tanuljunk kögyorsan olaszul! (G&A Kiadó, 1997)
Il primo è una raccolta di espressioni e frasi fatte del linguaggio verbale utilizzato nella vita quotidiana (parolacce comprese).
Il secondo è un facile testo per apprendere l’italiano partendo da esercizi in ungherese.
Per procurarsi i libri ungheresi, oltre che nelle librerie online, suggerisco ... l’Ungheria.
Budapest è piena di librerie e si raggiunge in aereo (da Milano in un’ora e mezza), spendendo anche solo 20 euro (A/R!) con un volo low cost. Gli ungheresi dicono: meg éri!, “ne vale la pena!”.
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