giovedì 14 maggio 2015

Due candeline per BAIU. Non c'è 2 senza 3?

Oggi questo blog (BAIU) compie 2 anni. Oltre 20 mila visualizzazioni qui e quasi 100 mila sulla versione light della mia pagina su Google plus.
Una cosa insolita. Gran parte dei blog (ne nascono ogni giorno) si esauriscono nel giro di 3-6 mesi. Rari sono dunque quelli la cui vita si può contare in anni (e che non hanno pubblicità).
L'esistenza di un blog è un po' come quella dei gatti: un anno di vita vale come 7 anni per un uomo. Dunque BAIU avrebbe 14 anni ed è adolescente, forse con i dubbi e i problemi di tale periodo della vita.
BAIU, come il mio libro di proverbi ungheresi, è nato per caso, esito imprevisto di passione e curiosità disinteressata. Quando ho finito di curare la stampa del libro, ho pensato alla necessità – oltre che di pubblicizzarlo – di offrire contenuti aggiuntivi ai potenziali lettori. Così, da solo, ho improvvistao questo blog.
Il risultato è un piccolo nodo della rete che ha creato nuove relazioni, non solo tra italiani e ungheresi. Guardate la cartina del mondo: i contatti provengono da 55 paesi (quelli in verde), che raccolgono la gran maggioranza della popolazione mondiale.

Spero di arrivare alla terza candelina, ma confesso di non sapere come sarà BAIU nel prossimo futuro. Comunque sono contento di aver contribuito, non solo con questa realtà virtuale (e volatile) ma soprattutto con un bene durevole come il libro, a divulgare lingua e cultura magiare. Anche questo è un modo per favorire uno stare al mondo con maggiore attrazione per la diversità culturale. Insomma, con più gusto per la vita.

mercoledì 13 maggio 2015

Heller introvabile?

“L'editore ha effettuato, senza successo, tutte le ricerche necessarie al fine di identificare gli aventi titolo dell'opera. Pertanto resta disponibile ad assolvere le proprie obbligazioni”. Questo l'interno di copertina del libro Sociologia della vita quotidiana di Heller Ágnes (PGreco, 2012, con prefazione di Lukács György), uscito la prima volta nel 1970 col titolo A Mindennepi élet. Insomma l'editore milanese non sapeva che la Heller fosse ancora viva.

Invece, la Heller è viva e vegeta. Ieri ha compiuto 86 anni. Oggi è ospite a Bolzano del Centro per la pace e ha tenuto una conferenza all'università sul tema dell'altro e dell'amicizia. Inoltre, sta uscendo il secondo volume della collana “Dialoghi di pace” che riporta una conversazione tra la filosofa ungherese Heller e il sociologo polacco Zygmunt Bauman.

La Heller è conosciuta nel mondo soprattutto per la teorica dei “bisogni radicali”.
Ne ho già scritto (v. post del 23 e 30 settembre 2014) e spero che ora anche l'editore Pgreco si accorga che è viva… e pensa insieme a noi.

“Italian Festival” a Budapest.

L'ICE (istituto commercio estero), tramite la sua agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, è attiva anche in Ungheria.
Tra le altre iniziative, dal 20 maggio al 20 giugno a Budapest c'è l'Italian Festival per promuovere il Made in Italy tra i magiari.

Si tratta di una vetrina dove, oltre alle produzioni industriali di eccellenza, c'è una panoramica su arte, cultura e musica del Bel Paese. Insieme agli eventi e agli spettacoli, sono previste quattro singole settimane tematiche:
- Design e Arredamento, dal 26 al 30 maggio,
- Ristorazione, dall'1 al 6 giugno,
- Enogastronomia, dall'8 al 13 giugno,
- Moda, dal 15 al 20 giugno.
Sulla moda è prevista anche una mostra, La moda italiana. Una storia di seduzione, curata da Fiorella Galgano e Alessio Toti.
I visitatori del Festival potranno usufruire di varie offerte promozionali, anche in diversi negozi e ristoranti della capitale ungherese.

L'Ambasciata italiana ha patrocinato l'iniziativa, cui collabora anche l'Istituto Italiano di Cultura
Il programma completo sarà disponibile sull'apposito sito che accompagnerà l'evento (vedi il link sotto, se disponibile), oppure sul sito del magazine online ECONOMIA.HU, dello studio professionale italo-ungherese ITL.

- sito di ITALIAN FESTIVAL”

martedì 12 maggio 2015

A Cannes la tragedia degli ebrei ungheresi.

Il primo film di Nemes László, Son of Saul, è stato scelto per concorrere al Festival di Cannes che inizia domani.
Nemes, 38 anni e una lunga permanenza a Parigi, ha già realizzato un cortometraggio, With a Little Patience, premiato in Ungheria nel 2007. Inoltre, per due anni, è stato assistente del noto regista ungherese Tarr Béla.

Son of Saul narra due giornate di Saul, ebreo ungherese, rinchiuso in un campo di concentramento ma costretto a collaborare con i nazisti nello sterminio degli ebrei tramite un apposito gruppo, i “Sonderkommando”. Un film sulla Shoah dunque, che intende focalizzare l'attenzione sull'immane tragedia della cremazione di oltre mezzo milione di ebrei ungheresi attuata dai nazisti nel '44; un trauma che “gli ungheresi vivono ancora”, secondo Nemes.

mercoledì 6 maggio 2015

Europa dove sei?

Il 9 maggio è la festa dell'Europa. Una data considerata l'atto di nascita dell'Unione Europea (Europái Unió). In questo giorno, nel 1950 a Parigi, il ministro degli esteri francese Robert Schuman espose in un discorso una nuova idea di cooperazione tra gli Stati del Vecchio Continente.
L'anno successivo venne firmato il trattato (CECA) per condividere la produzione di carbone e acciaio e, quindi, per prevenire nuove guerre.
Negli anni seguenti altre tappe portarono, passando per la CEE, alla costituzione dell'Unione Europea (UE, 28 stati) e all'adozione della moneta unica (19 stati).

Si può oggi dire che “abbiamo fatto l'Europa, ora dobbiamo fare gli europei?” (frase analoga, ma riferita all'Italia, fu di Massimo D'Azeglio). Pare proprio di no.
La costruzione europea, primo esperimento storico di pacifica aggregazione di Stati (federazione o confederazione?), attraversa una crisi che potrebbe essere letale.
Già l'aver messo il carro davanti ai buoi, cioè l'aver adottato la moneta unica in assenza di istituzioni politiche adeguate, è fonte di serie contraddizioni e rende evanescente la sovranità popolare. Ancor più grave è che, crollato l'ordine mondiale pre-'89, l'UE non scelga un proprio ruolo nel mondo e non trovi soluzioni ai grandi problemi dell'attuale modello di sviluppo: crisi ambientale, disoccupazione, diseguaglianze sociali.
In occasione dell'apertura dell'Expo sull'alimentazione, papa Francesco ha spronato l'umanità a globalizzare la solidarietà”, a far sì che ci sia pane e lavoro per tutti”. Un appello condivisibile, che però l'Europa nei fatti non raccoglie. Non solo l'UE è inerte di fronte al problema epocale dei migranti (persone che scappano da guerre, fame e povertà): non è solidale neppure all'interno dei propri confini, in quanto le politiche sociali e quelli fiscali sono diverse e scollegate tra loro, quando non addirittura in competizione. Per non parlare dell'abbandono di qualsiasi politica finalizzata alla piena occupazione”, o delle politiche ecologiche di sola facciata.

La politica dell'UE non sembra all'altezza della situazione e, anzi, sembra più dividere che unire. Sembrerà un paradosso, ma credo che sarà dalla cultura, dal patrimonio di diversità culturale, che l'Europa potrà trovare la sua ragione di essere e il suo ruolo nel nuovo ordine mondiale: una ricchezza umana da valorizzare, un dono all'umanità per un mondo più giusto. L'interculturalità (interkulturalitás) è la strada per progredire in pace.
Giova forse ricordare un monito che, oltre mille anni fa, il primo re ungherese, Stefano I, scrisse per suo figlio Imre: unius linguae, uniusque moris regnum imbecille et fragile est; cioè, debole e caduco è il regno che possiede una sola lingua e unici costumi.

sabato 2 maggio 2015

Ungheria a Venezia.

Dal 9 maggio al 22 novembre Venezia ospita la 56° Mostra internazionale di Arte contemporanea.
Tra i Paesi ospitati c'è anche l'Ungheria con “Identità sostenibili” (padiglioneGiardini 22), mostra interattiva del quarantottenne artista ungherese Cseke Szilárd. Un'occasione imperdibile.
German Kinga ha curato la mostra; commissario del padiglione è Balatoni Monika con i commissari aggiunti Puskás István, Fodor Sándor e Karády Anna.

Un'occasione imperdibile, preceduta da due altri eventi filo-ungheresi a Venezia.

Il 5 maggio (h. 18, Teatro ai Frari) c'è la presentazione del libro della linguista e magiarista Cinzia Franchi. Il libro, L'arancia ungherese. La letteratura in Ungheria negli anni Cinquanta (Lithos, 2014), affronta il periodo più buio dell'Ungheria post-bellica, recuperando quella letteratura che darà frutti nel magnifico e terribile '56. In quegli anni si afferma il modello stalinista in Ungheria, in versione nazionale: un agrume clonato, “la nuova arancia ungherese. Un po' gialla, un po' aspra, ma è la nostra”. Il titolo del libro evoca il frutto protagonista del film di Bancsó Péter, A tanú (Il testimone), ambientato negli anni Cinquanta.

Il 6 maggio (h. 18 e 19.45, Cinema Giorgione), viene proiettato il film di Mauro Caputo, L'orologio di Monaco, già presentato a Udine (v. post 24 marzo '15). Sarà presente anche lo scrittore italo-ungherese Giorgio Pressburger: il film-documentario è tratto da una sua raccolta di racconti.
Ecco come il critico Paolo Mereghetti descrive il film.
L’orologio di Monaco di Mauro Caputo conduce lo spettatore a condividere con intelligenza e partecipazione il mondo di ricordi e di riflessioni di Giorgio Pressburger, un mondo che si snoda attraverso mezza Europa e che incrocia personaggi celebri (da Heine a Mendelssohn, da Marx a Husserl al regista Emeric Pressburger, tutti legati ai suoi antenati) e persone comuni, momenti drammatici (Pressburger fuggì dall’Ungheria nel 1956, la sua famiglia subì le persecuzioni naziste) e pause di riflessione. Ma questo viaggio nel tempo e nella memoria non ha mai l’arroganza o l’orgoglio di chi vuole trasformarlo in vanto ma piuttosto la dolcezza e la delicatezza di chi sa che «i miti ci visitano fino a che, a un certo punto, come sono nati, svaniscono».

venerdì 1 maggio 2015

Proverbio/detto ungherese del mese (1025).

Úgy hasonlítanak egymáshoz, mint két tojás, letteralmente “si assomigliano come due uova”. Questo modo di dire ha un equivalente in inglese, “they are as like as two peas in a pod”, usata per indicare due cose o persone molto simili o addirittura uguali tra loro.
È una locuzione poco utilizzata in italiano, ma nota grazie a un film con Stan Laurel e Oliver Hardy (Stanlio e Ollio, in ungh. Stan és Pan). Si tratta de “I figli del deserto” (1933), dove – per nascondersi dalle mogli – si rifugiano in soffitta e preparano un giaciglio di fortuna: “Staremo come due piselli in un baccello”, dice Ollio a Stanlio, come a dire che staranno insieme a proprio agio. È uno slittamento di senso rispetto al modo di dire inglese e magiaro, che invece sottolineano l’affinità tra due persone.
Per avvicinarsi a tale senso, in italiano abbiamo diversi modi di dire: “sono della stessa stoffa”, “sono dello stesso stampo”, che però si utilizzano anche in senso negativo. Potremmo usare anche l’espressione “essere pappa e ciccia”, “tale e quale” (titolo anche di uno show televisivo di imitazioni) oppure, per gli innamorati, “due cuori una capanna”.
Comunque l’espressione italiana (quasi) equivalente a quella ungherese è “essere culo e camicia”, che allude metaforicamente a una grande familiarità tra due persone, diffusa anche in altri paesi di lingua neolatina: in francese “cul et chemise”; in spagnolo, con un’altra metafora, “ser uña y carne” (essere unghia e carne).