Visualizzazione post con etichetta Boskovits Miklós. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Boskovits Miklós. Mostra tutti i post

giovedì 13 febbraio 2014

Un maestro di storia dell’arte: Boskovits Miklós.



Non si limitava alle lezioni teoriche di storia dell’arte: chiedeva ai suoi studenti di produrre scientificamente schede descrittive delle opere d’arte, basate sull’osservazione diretta e l’analisi dei presupposti tecnici e stilistici. Questa è l’esperienza formativa, coinvolgente per gli occhi e per la mente, che il professor Boskovits Miklós (1932-2011) ha lasciato ai suoi studenti.
Quelli dell’Università Cattolica di Milano lo hanno ricordato, producendo un bel libro, Dipinti in Valpadana tra Medioevo e Rinascimento (a cura di Francesco Frangi, Scalpendi - 2013), con le schede di oltre venti dipinti di pittori del Nord Italia conservati nel Museo di Belle Arti di Budapest (Szépművészeti Múzeum, che ha collaborato al progetto tramite i suoi conservatori: Sallay Dóra, Tátrai Vilmos, Vécsey Axel e Dobos Zsuzsanna).

Boskovits Miklós rappresenta forse il più eminente storico dell’arte di origine ungherese, e viene considerato il massimo esperto di pittura medievale fiorentina (XI-XIV sec.).
Nasce a Budapest e da giovane manifesta due passioni: la canoa, che pratica sul suo Danubio, e l’arte, specie la pittura rinascimentale italiana. Si laurea in storia dell’arte alla ELTE ma, insofferente delle limitazioni ai suoi viaggi, nel 1968 fugge dall’Ungheria (le leggi dell’epoca non gli avrebbero consentito di rientrare) e chiede asilo politico all’Italia. Senza un quattrino, viene accolto e protetto da Carlo Volpe, e conosce l’altro grande storico dell’arte, Roberto Longhi.
Inizia la carriera universitaria nel ’77 a Cosenza, e poi alla Cattolica di Milano dall’80; la conclude a Firenze, insegnando dal ’95 storia dell’arte medievale, subentrando a Mina Gregori.
Schivo e instancabile, quando va in pensione non interrompe la sua opera, ma continua come volontario in una biblioteca d’arte.

Collabora alla realizzazione di vari cataloghi e mostre, anche all’estero (Berlino, Washington).
È autore di diversi saggi, tra cui la monografia su Botticelli. Suo è il primo studio organico sui mosaici del battistero di San Giovanni a Firenze (il più imponente ciclo musivo del Duecento in Toscana), che diventa parte del monumentale progetto del Corpus of fiorentine painting, concepito nel 1930 da Richard Offner. In una delle poche interviste rilasciate racconta che “Offner aveva finanziato un’eccezionale campagna fotografica per la realizzazione del progetto. Insegnava in America e non appena i corsi erano finiti metteva le fotografie in due enormi bauli, prendeva la nave e veniva a Firenze, dove lavorava al progetto. Riuscì a occuparsene fino al 1965, naturalmente senza arrivare a completarlo. Altri due libri li realizzò la sua collaboratrice Klara Steinweg, ma alla morte della studiosa il progetto si interruppe per qualche anno.” Lo riprese Mina Gregori, che lo affidò a Boskovits e nel 1984 fu pubblicato il primo volume.

É stato membro onorario di varie istituzioni di grande prestigio (tra cui la Fondazione Roberto Longhi e il Kunsthistorisches Institut di Firenze) e, dal 1998, membro esterno della Magyar Tudományos Akadémia di Budapest (Accademia Ungherese delle Scienze).

Infine, all’italo-ungherese Boskovits è stata dedicata la mostra Gli Autoritratti Ungheresi degli Uffizi (Firenze, autunno 2013), che documenta – tramite 23 autoritratti di artisti ungheresi – l’arte figurativa magiara dall’Ottocento ad oggi.

giovedì 14 novembre 2013

Capa, padre del fotogiornalismo in mostra.



The Falling Soldier (Robert Capa)
I fotoreporter contemporanei devono molto a Robert Capa.
Era ungherese e in realtà si chiamava Ernő Friedmann Endre (1913-1954). Nel ’31 fu esule dall’Ungheria e cominciò in Germania la sua carriera. Nel ’36 scelse lo pseudonimo di Robert Capa, con cui firmò una dei suoi più noti reportage fotografici: quello sulla guerra civile spagnola (1936-37), con la celebre foto del “miliziano caduto” (The Falling Soldier). Nel ’38 quelle foto furono raccolte in un volume, ideato dall’amico ungherese Kertész André, che Capa dedicò alla donna della sua vita, la fotografa tedesca Gerda Taro, uccisa sul fronte spagnolo l’anno prima.
Poi fu in Francia e negli USA. Nel ’47 fondò – con Henri Cartier-Bresson, George, Rodger, David Seymour – l’agenzia fotografica indipendente Magnum, che diede nuova dignità al fotogiornalismo. Morì su una mina in Vietnam nel ’54: a soli quarantun’anni aveva già scattato 70mila foto.

Il Museo di Roma Palazzo Baschi, nel centenario della morte, dedica una mostra a 78 suoi scatti in bianco e nero durante la II guerra mondiale (soprattutto come fotoreporter di Life): “Robert Capa in Italia 1943-1944”. La mostra – curata da Legyel Beatrix del Museo nazionale ungherese è aperta fino al 6 gennaio 2014, poi sarà a Firenze dal 10 gennaio al 30 marzo 2014.
Più ricca e interessante la mostra “Robert Capa / A Játékos” (Il Giocatore), in corso fino al 12 gennaio 2014 presso il museo nazionale di Budapest (Magyar Nemzeti Múzeum), che cinque anni fa acquistò la serie Robert Capa Masyter Selection III dall’International Center of Photography di New York, che custodisce l’eredità fotografica di Capa.

Mostre a Firenze nell’anno culturale italo-ungherese.
  • Fino al 6 gennaio 2014 a Firenze (Museo di San Marco) è aperta la mostra Mattia Corvino e Firenze. Arte e umanesimo alla corte del re di Ungheria”, sui rapporti tra il re ungherese e l’Umanesimo di Firenze.
  • Ancora a Firenze (ex chiesa di San Scheraggio), è aperta fino al 30 novembre la mostra “Gli autoritratti ungheresi degli Uffizi”, 23 opere della Collezione degli autoritratti della Galleria degli Uffizi. L’esposizione è dedicata alla memoria di Boskovits Miklós, storico dell’arte ungherese scomparso nel 2011, dal ‘68 docente nell’ateneo fiorentino.
  • Sempre a Firenze (Villa Finaly) era aperta solo ad ottobre la mostra “Budapest Amore Mio” di Ottò Kaiser. All’inaugurazione ha partecipato, tra gli altri, Tarlòs Istvàn sindaco di Budapest, città gemellata con Firenze.
  • Non è più a Firenze (era in ottobre al Palazzo Medici Riccardi), ma gira per l’Italia, la mostra “Le case della memoria italiane e ungheresi: una risorsa condivisa per la cultura”. Si tratta di pannelli che illustrano la rete italiana e quella ungherese di case-museo, luoghi che hanno ospitato personaggi illustri. C’è un catalogo trilingue della mostra (inglese, italiano, ungherese), che si può ancora vedere a Lastra a Signa (fino al 17 novembre), a Roma (21 novembre – 8 dicembre), a Modena (21 dicembre – 6 gennaio). Poi andrà in varie città dell’Ungheria.
-         la mostra di Capa
-         le case della memoria