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lunedì 14 aprile 2014

Ricordi ungheresi/1: il geniale Liszt Ferenc.


Ferenc Liszt e Marie D'Agoult
Per lui fu inventato il recital. Poiché era difficile trovare un programma adatto ad altri musicisti, cominciò a esibirsi come pianista solista e, per un suo concerto (Londra,1840), quel termine venne utilizzato per la prima volta. Ma già a 12 anni si esibiva in concerti a Parigi.
La sua interpretazione di brani, composti da lui o da altri musicisti, era un impasto di virtuosismo ed esplosione vitalistica. Nei suoi concerti (Berlino, Parigi, Vienna...) era acclamato da un pubblico impazzito, tanto che fu coniato il termine lisztomania per descrivere il furore dei fan, spiegato dai critici in modi opposti (fu accusato perfino di essere aiutato dal diavolo nelle sue esibizioni).
Insomma, un idolo delle folle, una sorta di geniale “showman” del XIX secolo..
Ungherese di nascita, francese per formazione, tedesco come pianista, Liszt Ferenc (1811-1886), in tedesco Franz, è stato un compositore romantico che ha lasciato un segno indelebile nella storia della musica. Il rapporto con Robert Schumann e, soprattutto, con Richard Wagner (che sposò in seconde nozze la figlia di Liszt, Cosima) influenzarono profondamente le sue scelte artistiche. Divenne un sostenitore dell’arte totale wagneriana, la Gesamtkunstwerk, utopia di una sintesi perfetta delle arti come espressione profonda dell’anima di un popolo e dello spirito universalistico. Un esempio in tal senso furono i poemi sinfonici, tra cui uno sulla Divina Commedia di Dante. Fu autore anche di Armonie poetiche e religiose, tra cui una dedicata a San Francesco. Famose, infine, le sue Rapsodie ungheresi (come la n. 2), 19 pezzi basati sulla musica gitana, molto popolare in Ungheria, e altri pezzi come il Sogno d’amore e il Mefisto valzer.

“Sono per metà zingaro, per metà francescano” ebbe a dire di sé, una personalità a due facce. Amava la solitudine, la contemplazione, ma era anche attratto dalla mondanità. La sua passione per le donne lo portò in Italia.
Infatti, nel 1837 trascorse qualche mese sul lago di Como, a Bellagio, dove visse “uno dei momenti più fervidi di passione e di creazione musicale della tempestosa sua vita romantica”, come recita una targa posta 150 anni dopo a suo ricordo. La Gazzetta di Milano scrisse che a Bellagio era arrivato “il primo pianista del mondo”. Qui convisse con Marie Catherine de Flavigny, Contessa d’Agoult, già sposata e divorziata, intellettuale romantica conosciuta a Parigi due anni prima. Da lei ebbe tre figli, tra cui Cosima, che nacque a Como. Marie d’Agoult era una colta e affascinante scrittrice francese (pubblicò saggi con lo pseudonimo di “Daniel Stern”), probabilmente autrice delle Lettres d’un Bachelier ès Musique in cui Liszt esprimeva il suo pensiero artistico.  Nel 1844 questa storia d’amore finì, anche per le continue tournée del musicista, che qualche anno dopo si stabilì a Weimar con la principessa Sayn-Wittgenstein. Nel 1861 tornò in Italia, a Roma, dove seguì la sua inclinazione religiosa (divenne Abbé Liszt, anche se non era abate). Tornò regolarmente a Weimar, dove insegnò a una nuova generazione di musicisti, e frequentò anche Budapest dove fondò, nel 1875, un’accademia di musica che poi gli fu intitolata, la Liszt Ferenc Zenemüvészeti Egyetem.
Nel bicentenario della nascita è stato ricordato in tutta Europa, in particolare in Ungheria. La radio svizzera (RSI-Rete2) gli ha dedicato anche due originali radiofonici: Liszt: il demone dell’armonia, sulla sua movimentatissima vita in bilico tra spiritualità ed esteriorità, e Liszt e Marie, sul viaggio-fuga di Liszt-lo zingaro per amore della contessa d’Agoult, che gli fece questa dichiarazione: “Nel mio cuore c’è un luogo così profondo che nemmeno tu conosci. Lì tu vivi di una vita misteriosa, quasi divina”.

lunedì 7 aprile 2014

Altri “Ricordi Ungheresi in Italia”.



La ricerca e la tutela dei ricordi ungheresi in Italia è uno dei compiti più importanti dell'Accademia d'Ungheria di Roma.
In quest’opera di documentazione, è stata preceduta dall’ungherese Holik Barabás László Flóris (1899-1967), noto anche come Florio Banfi. Questo studioso, ricercatore e archivista, visse quasi metà della sua vita in Italia, e pubblicò varie ricerche storiche e cartografiche. Tra queste, Ricordi Ungheresi in Italia, pubblicato per la prima volta nel 1942. Si tratta di un catalogo delle testimonianze – monumenti o altri oggetti della memoria (anche scomparsi) – di ungheresi nel “bel Paese” fino al 1940,. Questo libro è stato ripubblicato dall’Accademia d’Ungheria, rivisitato e ampliato da Sárközy Péter (docente alla Sapienza di Roma), come Annuario nel 2005; poi anche in ungherese (, Romanika, 2007; trad. di Kovács Zsuzsanna).
Ho contattato l’Accademia d’Ungheria per acquistare questo libro, uscito in poche centinaia di copie in attesa di un’edizione bilingue. L’amministratrice, Mónika Vörös, me lo ha regalato (naturalmente, ho donato una copia del mio libro di proverbi ungheresi alla loro biblioteca).
Così, in 143 località da Addì (MC) a Zara (Croazia, ma in passato italiana ma anche dell’Impero austro-ungarico), si scoprono circa 750 ricordi ungheresi in Italia: dalle lapidi commemorative alle statue nelle chiese (in particolare di Santa Elisabetta d’Ungheria).
Una pratica commemorativa, quella dei luoghi della memoria, che continua a unire passato e presente, così come a formare legami tra popoli diversi. Proprio di recente, nello scorso novembre, a Narni (TR), autorità ungheresi ed italiane hanno inaugurato una lapide commemorativa in ricordo di Janus Pannonius (1434-1472) , cui è già stata dedicata un’altra targa già nel 2002 a Ferrara. Il 5 giugno 1458 il grande poeta ungherese scrisse, vicino alla sorgente dedicata a una dea, l’Elegia Feronia  per ripromettersi di tornare in Italia e per amicizia verso l’umanista Galeotto Marzio
Luoghi della memoria Novembre 2013,

Il curatore del libro, Sárközy Péter (che si è avvalso della collaborazione di una trentina di studiosi), ricorda che non si è trattato di censire tutti i  ricordi ungheresi in Italia, bensì solo di aggiornare l’opera di Florio Banfi, eventualmente integrata, per una futura edizione bilingue.
Ho trovato due “ricordi” non catalogati, a Magenta e a Bellagio, che ho segnalato all’Accademia d’Ungheria e di cui scriverò nei prossimi post.