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mercoledì 14 maggio 2014

Un anno di BAIU.



Circa 9mila visualizzazioni da 41 Paesi diversi (v. elenco in fondo e immagine a lato), 90 post e – soprattutto – nuovi legami tra italiani e ungheresi. È un bilancio soddisfacente del 1° anno di vita di questo blog per l’amicizia italo-ungherese (BAIU). Anche se avrei preferito più commenti.

Poi c’è il libro bilingue di proverbi ungheresi. Dopo 3 edizioni e oltre trecento copie vendute (o regalate), arriverà un’edizione speciale per l’Expo Milano 2015. In fondo alla pagina dedicata al libro trovate gli appuntamenti pubblici di presentazione, con l’elenco degli incontri (találkozásók).

Ed ecco due “regali”per festeggiare con i lettori questo primo compleanno.

Il primo è l’elenco di tutte le pubblicazioni in lingua italiana (o bilingue), apparse in Italia o in Ungheria, di autori ungheresi o di argomento ungherese, dal dopoguerra. La bibliografia è redatta a cura del Consolato ungherese di Venezia e ospitata sul sito dell’Associazione Culturale italo-ungherese del Triveneto. Si tratta di un aggiornamento delle “pubblicazioni ungheresi degli ultimi cinquant’anni in Italia”, raccolte da Anna Rossi (addetta consolare) già nel 2004, sul n. 19 della Rivista di Studi Ungheresi.
L’elenco è il più completo in circolazione, ma richiede sempre aggiornamenti.
Ne segnalo tre:
-         a cura di Amedeo Di Francesco e Judit Papp, premessa di Amedeo Di Francesco, Sándor Márai e Napoli, Atti del convegno internazionale 2012 (M. D’Auria Editore, 2013, € 30,00);
-         a cura di Peter Sárközy, Fioretti della prosa antica ungherese. Antologia bilingue. Testo ungherese a fronte. (Sapienza Università editrice, 2013, € 15,00);
-         Gizella Nemeth, Adriano Papo, Pippo Spano. Un eroe antiturco antesignano del Rinascimento (Edizioni della Laguna, 2006, € 20,00).

Il secondo è la nuova pagina “download”: un elenco progressivo di tutti i documenti scaricabili da questo blog.

Buona lettura! Jó olvasást!


PAESI VISUALIZZANTI

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Slovenia (Szlovénia)
Spagna (Spanyolország)
Svezia (Svédország)
Svizzera (Svájci)
Turchia (Törökország)
Ucraina (Ukrajna)
Ungheria(Magyarország)

-          documenti scaricabili del blog

lunedì 24 giugno 2013

LIBRI. Scrittori ungheresi alla ribalta.

Sándor Márai a Napoli
dove soggiornò dal '48 al '52
La letteratura ungherese in genere è poco tradotta e, quindi, poco diffusa.
È dunque un evento poco frequente l’uscita di due libri di autori ungheresi.
Sono stati da poco pubblicati in Italia:
 §    Márai Sándor, Sinbad torna a casa (Adelphi),
 §    Pressburger Giorgio, Storia umana e inumana (Bompiani).

Il primo libro è la nuova edizione di un romanzo di Sándor Márai, pseudonimo di Sándor Grossschmid de Mára (1900-1989). È forse lo scrittore ungherese più conosciuto in Italia (con Ferenc Molnár, autore de I ragazzi della via Pal), soprattutto per i romanzi psicologici Le braci e L’eredità di Eszter.
Di lui sto leggendo il romanzo di formazione, Confessioni di un borghese, un viaggio nella memoria alla scoperta di se stesso in un mondo che cambia drammaticamente.
La biografia stessa di Márai è un romanzo, concluso tragicamente col suicidio negli Usa. Già nel 1948 lasciò l’Ungheria per i dissapori col regime socialista (anche se nel 1917 aveva fondato il Movimento Clandestino degli Scrittori Comunisti;  poi negli anni ’30 entrò in conflitto col regime fascista di Horthy). Viaggiò in lungo e in largo per tutta l’Europa, Italia compresa.
Questo intellettuale ungarikum rappresenta le crisi sofferte di valori e ideali del XX secolo in Europa. Uno scrittore che, anche all’estero, ha voluto sempre scrivere in ungherese, contribuendo così alla diffusione della letteratura magiara. Nel 1990 l’Ungheria gli dedicò, postumo, il premio Kossuth, il riconoscimento maggiore nel campo di scienza, arte e letteratura.
Sinbad torna a casa è del 1940, stagione della guerra, e vede protagonista il narratore ungherese Gyula Krúdy, leggendario personaggio della bohème letteraria del primo ‘900. È un viaggio un po’ chapliniano nella memoria, che adombra il futuro dello stesso Márai: spirito inquieto e cantore del passato che vive ai margini di una Storia matrigna.

Il secondo libro è dell’ungherese naturalizzato italiano Giorgio Pressburger (1937): contiene le due ultime parti di una trilogia “dantesca”, iniziata con Nel regno oscuro (2008) e portata a termine con Nella regione profonda e Nei boschi felici, pubblicati assieme in questa Storia umana e inumana. Un libro che è la sintesi della storia travagliata di un regista e scrittore mitteleuropeo come Pressburger, ungherese di origine ebraica. Una storia divisa in capitoli/canti che attraversa la cultura e la storia del Novecento, con le sue lacerazioni, affermando infine la centralità dell’amore, pur contradditorio come lo è il mondo. “La vita vissuta, la cultura amata, il dolore e il desiderio, la ricerca di libertà e di giustizia tendono verso un punto invisibile che colloca il senso di ogni storia, della Storia umana e inumana, nella coincidenza degli opposti, nella contraddizione e nell’intreccio inestricabile di bene e di male” (Giulio Ferroni sul manifesto).
Pressburger è noto in Italia e all’estero, oltre che per i suoi libri, per le sue regie teatrali e radiofoniche, nonché come intellettuale attivo in molti campi. Tra l’altro, è stato ideatore - e direttore artistico dal ’99 al 2003 - del Mittelfest, festival di danza, musica e teatro dei Paesi dell’Europa centrale e balcanica, che si svolge ogni anno a Cividale del Friuli.